La politica

Meloni si candida. Centrodestra in frantumi

16-03-2016

 

ROMA. Alle ore 12, nella piazza del Pantheon, dopo giorni di tira e molla e dubbi il dado finalmente è tratto: Giorgia Meloni annuncia la sua discesa in campo accendendo, di fatto, la miccia per l'implosione del centrodestra in tutta la penisola. La candidatura della leader di Fdi, infatti, è lo specchio di una nuova e clamorosa rottura tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi che, sull'onda della frattura capitolina, ora rischiano seriamente di correre separatamente a Torino, Bologna e anche a Napoli. Perché se il passo della Meloni arriva in piena sintonia con la Lega, l'ex premier, su Guido Bertolaso, non cede. Tanto che l'ex numero della Protezione civile rilancia: "Vado avanti come una ruspa". 

I fatti, però, dicono che a Roma, a meno che nei prossimi giorni non si concretizzi un ticket Meloni-Bertolaso dato per quasi impossibile, Lega e Fdi correranno assieme lasciando, dopo le gazebarie dello scorso weekend, Bertolaso a FI. 

"A Roma non ci sono condizioni per l'unità", sottolineava in mattinata Salvini preceduto dall'ex Cavaliere, il quale si diceva sicuro che, a dispetto di Meloni, Bertolaso vincerà. Il leader azzurro quindi è passato all'attacco: "I leghisti di Roma sono tutti ex fascisti quindi hanno vecchie liti tra loro che sfociano tutti i giorni". 

Poi è toccato a Meloni fare il cruciale passo avanti, sottolineare (dopo le polemiche sulla sua maternità) come "nessun uomo possa dire ad una donna cosa fare e lanciare un ultimo, forse tardivo, appello a Berlusconi: "Non lasciamo che vinca il M5S". Parole che sottintendono quello che dalla Lega argomentano ormai da tre settimane: con Bertolaso non si fa altro che fare un piacere a Matteo Renzi. Poi Salvini è volato a Torino ‘estendendo' il perimetro della rottura e dicendo addio a Osvaldo Napoli con la candidatura del notaio Alberto Morano. "Berlusconi fatica a capire l'importanza di candidare persone pulite", è la stoccata di Salvini che, a questo punto, a Bologna difficilmente cederà sulla ‘sua' Lucia Borgonzoni. 

Del resto, sebbene il diretto interessato neghi, quella di Salvini ha tutta l'aria di essere una scalata al centrodestra, con tanto di appuntamenti all'estero (in Israele e poi negli Usa, dove forse incontrerà Donald Trump) e ‘annessioni' parlamentari, che oggi prende le fattezze dell'ex Fi Guglielmo Picchi e che, nei prossimi giorni, potrebbe vedere "nuovi arrivi", prevede sornione il leader leghista. 

Quella dei tre leader del centrodestra a Bologna sembra insomma una foto ormai sbiadita e, a testimonianza della tensione tra Berlusconi e Salvini, c'è l'annullamento dell'intervento del secondo a Mattino 5, previsto per domani. Mentre Salvini torna a sottolineare come qualcuno, vicino al Cavaliere, forse preferisca quel clima da Nazareno estraneo a Lega e Fdi. Un clima che in FI invece rigettano con nettezza tanto che da Arcore filtra in serata la piena convinzione di Berlusconi sulla scelta di Bertolaso. Una scelta, sottolineano gli azzurri, confortata anche dai primi sondaggi che danno l'ex numero 1 della Protezione civile e Meloni più o meno a pari merito. 

Tutto ciò conferma che c'è un dna popolare e liberale e un dna populista e da politica vecchio stile, osservano i vertici azzurri descrivendo l'umore di un Berlusconi che, oggi più di ieri, si dice convinto a scendere personalmente in campo per il suo ‘candidato del fare'. 

E Meloni? In Fdi si comincia già a lavorare su più liste d'appoggio, su una campagna economicamente e mediaticamente non facile ma che "toccherà l'orgoglio di essere romani". 

Una campagna che, solo nell'area del centrodestra vedrà in campo anche Francesco Storace (che lancia l'idea di primarie per il 3 aprile) e Alfio Marchini, a testimonianza di una balcanizzazione che al Pd non può far che piacere e che allontana, molto probabilmente, il traguardo di un ballottaggio.

 

 

Giorgia, 24 anni di militanza nella destra

 

Di Simona Tagliaventi

 

ROMA. Quarant'anni tra un anno, cresciuta tra i lotti della Garbatella, quartiere popolare di Roma, Giorgia Meloni, di fede rigorosamente giallorossa e col cuore da sempre a destra, è stato il ministro più giovane della Repubblica italiana. Dopo aver recentemente annunciato di essere incinta, ieri ha sciolto la riserva: correrà per la poltrona di sindaco della Capitale dribblando i consigli paternalistici di chi, Berlusconi e Bertolaso in testa, la volevano mamma a tempo pieno. 

"Nessun uomo può dire ad una donna cosa deve fare - ha scandito da piazza del Pantheon con piglio deciso e rossetto rosso fiamma - e dopotutto Roma ha come simbolo una lupa che allatta due gemelli". E così da perfetta "Mamma Roma" si appresta alla doppia sfida della sua vita: scalare il Campidoglio e godersi le gioie della maternità. Giorgia ha cominciato presto a occuparsi di politica: nel 1992 aveva 15 anni quando fondò il coordinamento studentesco ‘Gli Antenati', che contestava la riforma Iervolino. 

Diplomata al liceo linguistico, ha vissuto in una famiglia di donne: il padre abbandonò la famiglia emigrando nelle Canarie quando Giorgia era piccola. Per mantenersi agli studi ha lavorato facendo la baby sitter, anche per la figlia di Fiorello, episodio ironicamente citato di recente dal Cav, la cameriera e la barista al Piper. Dal carattere di ferro, tanto da meritare di essere chiamata "la piccola Evita" dopo essere passata anche per un affettuoso "Calimero", considerata la militanza nera, nel 1996 diventa responsabile nazionale di Azione Studentesca, il movimento studentesco di Alleanza Nazionale. 

Si fa le ossa per strada Giorgia. Comizi, assemblee, riunioni. Ha carattere, sa imporsi. Inizia presto e fa tutta la trafila. Diventa consigliera provinciale nel 1998 per An. E nello stesso anno ha l'intuizione di Atreju, la manifestazione "di parte ma non di partito" che prende il nome dall'eroe del libro di Michael Ende La Storia Infinita che combatteva contro il Nulla. 

Atreju a suo modo diventa un cult, coniuga lo spirito identitario dei Campi Hobbit anni '70 -dove si formò gran pare del gruppo dirigente della nuova destra romana- ma ha un parterre trasversale. Alla fine degli anni ‘90 conduce una battaglia assieme a Fabio Rampelli, ora con lei in Fratelli d'Italia, per portare l'atroce realtà delle foibe nei libri di storia. "Si voleva far passare la strage degli italiani a Basovizza per suicidi... Da lì cominciò la nostra offensiva, portammo il tema in tutte le scuole per sensibilizzare gli studenti e l'opinione pubblica", disse. Non si ferma Giorgia e nel 2004 viene eletta presidente di Azione Giovani. 

Nel 2006, a soli 29 anni, viene eletta alla Camera nella lista di An e dallo stesso anno al 2008 ricopre la carica di Vicepresidente della Camera. Nel maggio del 2008, arriva al Dicastero della Gioventù nel governo Berlusconi, a 31 anni è il ministro più giovane della storia della Repubblica. Dal 2009 al 2012 è presidente della Giovane Italia, movimento giovanile del Pdl. Partito che abbandona in segno di protesta al sostegno al governo Monti. Fonda così Fratelli d'Italia con Guido Crosetto e Ignazio La Russa. 

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