La politica

Renzi duro con la minoranza Dem

21-03-2016

 

ROMA. Dopo giorni di botta e risposta mediatici con la minoranza del suo partito, Matteo Renzi intende chiudere la partita. Lo anticipa in un inciso infilato in un discorso lungo quasi un'ora, in chiusura del congresso dei Giovani democratici. Nella riunione della direzione convocata oggi alle 18, promette, prenderà di petto le "piccole beghe" aperte dalla sinistra Dem perché non ha intenzione di "inseguire" discussioni tutte interne al partito: "Mi resta l'ambizione di affrontare temi più grandi". 

Ma la minoranza fa sapere che si presenterà altrettanto battagliera: le tre aree che la compongono si vedranno in giornata per arrivare all'incontro compatti. E al Nazareno, dopo lunga assenza, all'ultimo potrebbe decidere di tornare anche D'Alema pronto a dire la sua. La sinistra Pd continua a negare la scissione, Renzi ha sempre ribadito che lui non caccia nessuno ma chiede lealtà nello stare insieme e unità per affrontare le sfide elettorali. 

Ma il clima interno al partito si è fatto tesissimo. Non solo le critiche di Pier Luigi Bersani, Gianni Cuperlo, Roberto Speranza rilanciate dalla convention dello scorso weekend a Perugia, ma anche due dure interviste di D'Alema ed Enrico Letta. Renzi ci scherza su, parlando ai Giovani Dem: "So che al vostro congresso c'è stato casino, vi allenate a fare come i grandi...". 

Poi rivendica che essere una "comunità che discute" distingue i democrat da berlusconiani e grillini, che "prendono ordini da una villa brianzola o da un blog milanese". Ma poi ribadisce che non si fa logorare dalle polemiche, che anche lui è pronto a "menare come un fabbro" per difendere l'attività del governo. Una "preview" di quel che sarà oggi la dà subito, sul tema del sostegno di Verdini. "Un metodo infallibile per non avere in maggioranza Alfano e Verdini è vincere le elezioni, cosa che nel 2013 non è accaduta. Sembra si siano svegliati tutti insieme, ma Alfano e Verdini hanno votato la fiducia anche a Letta e Monti", scandisce. "Nel 2013 abbiamo preso il 25%, nel 2014 il 40%", aggiunge. 

E rivendica una nuova stagione di "sinistra moderna", non più "nascosta dietro la coperta di Linus di simboli come l'articolo 18", una sinistra per la quale l'obiettivo non è "che anche i ricchi piangano ma che i poveri ridano". 

Quanto al partito, nelle parole ai giovani si intravedono stoccate agli avversari interni: "Non siate attaccati alle menate mentali, fate una pernacchia a chi vi dice che il problema è essere renziani o antirenziani. A differenza delle generazioni di prima, a un certo punto il primo a essere rottamato sarò io. Ma intanto mi pongo obiettivi grandi" come il referendum ("Se va male, vado via") sulla riforma costituzionale. 

Un referendum sul quale i renziani temono sgambetti della minoranza. Non buone premesse, osservano dalla minoranza: "Dovrebbe cercare una sintesi, a maggior ragione alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali", dice Federico Fornaro. Caricata dopo l'evento di Perugia, la sinistra Pd intende chiedere "risposte precise e chiarezza" al segretario, dalla linea Pd, al caos primarie. 

E su questo punto la segreteria prova a giocare d'anticipo annunciando una legge per istituire primarie, facoltative, gestite dal Viminale. Quanto al referendum "mai discusso" sulle trivelle. Su quella consultazione Renzi ai Giovani Dem, che in mattinata avevano applaudito la posizione anti-astensione di Roberto Speranza, conferma la linea indicata dai vicesegretari. 

Ma fa sapere che non sarà sanzionato chi andrà a votare: "Chiunque può fare quel che vuole ma non fatevi prendere in giro. E' un referendum - del tutto legittimo - per bloccare impianti che funzionano. Ma è uno spreco e mette a rischio 10mila posti. I 300 milioni della consultazione le Regioni li potevano spendere per asili nido e non per dare un segnale. L'astensione? La promossero i Ds sull'articolo 18".

Il palinsesto di oggi