Dal Mondo

Bruxelles insanguinata

23-03-2016

Strage a Bruxelles, la città simbolo dell'Ue, ora listata a lutto e sotto shock. Prima due kamikaze all'aeroporto, poi una bomba nella metropolitana all'ora di punta hanno seminato morte e paura colpendo il cuore dell'Europa. Il bilancio provvisorio degli attacchi, di cui l'Isis ha rivendicato la paternità, è di 34 morti e oltre 200 feriti, ma probabilmente è destinato a crescere per le condizioni gravi in cui versano alcune delle persone ricoverate in ben 25 ospedali della capitale.

 

BRUXELLES. Strage a Bruxelles, la città simbolo dell'Ue, ora listata a lutto e sotto shock. Prima due kamikaze all'aeroporto, poi una bomba nella metropolitana all'ora di punta hanno seminato morte e paura colpendo il cuore dell'Europa. Il bilancio provvisorio degli attacchi, di cui l'Isis ha rivendicato la paternità, è di 34 morti e oltre 200 feriti, ma probabilmente è destinato a crescere per le condizioni gravi in cui versano alcune delle persone ricoverate in ben 25 ospedali della capitale. 

Al momento è stato possibile accertare che sono solo tre gli italiani rimasti coinvolti negli attentati, per fortuna in maniera non grave. Quasi tutti, dopo essere stati medicati, sono stati dimessi dall'ospedale. Il duplice attacco è il più grave mai subito dal Belgio in tempo di pace e il premier Charles Michel, a cui è arrivato il sostegno di tantissimi leader europei e non - da Obama a Renzi, da Merkel a Cameron a Erdogan - ha promesso che la caccia ai colpevoli sarà condotta "senza tregua, giorno e notte", perché "noi siamo uniti e determinati a proteggere la nostra libertà che è stata colpita". 

"E' ancora presto per dire con certezza se questi attacchi siano legati a quelli di Parigi", ha detto durante una breve conferenza stampa il procuratore federale Frederic Van Leuw a cui sono state affidate le indagini. 

Ma intanto numerose perquisizioni sono state subito lanciate in diverse parti di Bruxelles e del Paese. E in un covo nel comune di Schaerbeek, quartiere della capitale già setacciato dopo gli attentati di Parigi, sono stati trovati un ordigno esplosivo con chiodi, prodotti chimici e una bandiera dell'Isis. E proprio due ordigni con chiodi, secondo fonti ospedaliere, sarebbero stati utilizzati per l'attacco kamikaze condotto a Zaventem, l'aeroporto di Bruxelles. Qui, poco prima delle 8, ha preso il via la scia di sangue che ha sconvolto la capitale del Belgio e dell'Ue, frequentata ogni giorno da migliaia di persone provenienti dai quattro angoli d'Europa. 

La prima bomba è esplosa nei pressi dei banchi accettazione delle compagnie aeree. La seconda, dopo pochi secondi, ha devastato la zona di collegamento tra i banchi check-in e i controlli di sicurezza. I superstiti e i soccorritori si sono trovati davanti a una scena raccapricciante: corpi smembrati, sangue e vetri ovunque, una colonna nera di fumo che si levava verso il cielo. Neanche il tempo di capire che cosa fosse successo e un altro attentato, alle 9.11, seminava morte e terrore dentro un vagone nella metropolitana mentre il convoglio era fermo alla fermata di Maalbeek, nel centro del quartiere che ospita le istituzioni europee. 

A questo punto è scattato l'allarme rosso: tutta l'area è stata blindata dalle forze di polizia, lo stato di allerta è stato portato al massimo livello (4) in tutto il Paese, i trasporti pubblici sono stati sospesi e le stazioni chiuse. Le prime indagini condotte dagli inquirenti hanno portato all'individuazione di tre sospetti grazie a un fermo immagine preso dalle telecamere dell'aeroporto che li riprende mentre spingono dei carrelli-bagaglio con sopra dei grossi borsoni: due si sarebbero fatti saltare in aria, il terzo, con occhiali e cappello calato sulla testa, è oggetto di una caccia all'uomo per la quale la polizia ha chiesto l'aiuto della cittadinanza. I due presunti kamikaze indossano entrambi un solo guanto sulla mano sinistra: secondo i media, sarebbero serviti a nascondere i detonatori degli ordigni. 

Intanto, per proteggere gli obiettivi sensibili - stazioni, centrali nucleari, porti e aeroporti - il governo ha deciso di schierare altre centinaia di soldati e altri poliziotti che avranno anche il compito di sorvegliare le frontiere. E si fa strada l'ipotesi che l'arresto di venerdì scorso del più ricercato d'Europa - quel Salah Abdeslam membro del commando di Parigi che poi non ha avuto il coraggio di farsi saltare in aria ma è rimasto nascosto a Bruxelles per quattro mesi - abbia potuto imprimere un'accelerazione all'esecuzione di attentati che sicuramente sono frutto di un'accurata pianificazione. 

"Continueremo a colpire l'Isis", ha assicurato Barack Obama da Cuba. Renzi ha sottolineato che la "minaccia è globale, ma i killer sono anche locali. Non è tempo né di sciacalli né di colombe". Per Hollande, con gli attacchi di Bruxelles "è stata colpita tutta l'Europa", cosa che impone di prendere "misure indispensabili" e proporzionate alla minaccia: la guerra "sarà lunga". 

Scioccato e preoccupato si è detto anche Cameron. E in una nota congiunta, i leader Ue hanno parlato di "attacco alla nostra democrazia". L'aeroporto di Zaventem oggi resterà chiuso, ma le scuole e i trasporti pubblici - tranne la metro - funzioneranno regolarmente nonostante i tre giorni di lutto nazionale decisi dal governo. Ma per il ritorno alla normalità ci vorrà sicuramente più tempo. 

 

 

Il racconto dei testimoni. Un inferno di urla e sangue

 

BRUXELLES. Le immagini del sangue ancora negli occhi, la polvere in faccia, le lacrime che segnano lunghi solchi. I testimoni degli attentati di ieri sono tanti e hanno in comune i volti spauriti, lo shock dei sopravvissuti, il dolore per i morti e i feriti che si sono visti passare davanti. "Un fiume di persone", racconta un operaio che lavorava accanto alla metro di Maalbeek. Quando ha sentito l'esplosione, Rodolph Deviller è d'istinto sceso in strada assieme ai colleghi. "E' stato l'orrore. Ho visto una bambina di tre anni con un braccio bruciato. Piangeva. Cercava i genitori, l'ha accompagnata fuori una donna che era nel panico e non voleva salire sul bus fatto arrivare dalle autorità per evacuare perché aveva paura che potesse esplodere anche quello". 

Stretto in una coperta, per ripararsi dal freddo essendo sceso in strada con la canottiera da lavoro, prosegue: "La gente sanguinava, avevano il volto bruciato, non sapevano dov'erano. Erano disorientati. C'era il panico. Abbiamo dato conforto come potevamo. Per noi che soccorrevamo è stato l'orrore, per loro l'inferno. Ho tutto in testa, non lo dimenticherò mai". 

Ancora visibilmente scossa, a mezz'ora dall'evacuazione dalla metro, una funzionaria della Commissione Ue che era nel treno successivo a quello colpito aspetta piangendo composta che il telefono ritrovi la rete. "Ho sentito una forte esplosione, poi all'improvviso fumo dappertutto, abbiamo dovuto aspettare 20 minuti, eravamo stipati nel convoglio, e poi le porte si sono aperte e ci hanno evacuato attraverso i binari. Sapevo da subito che era collegato a Zaventem", confessa tremando. 

Dell'attentato all'aeroporto di Zaventem i testimoni fanno racconti diversi tra loro, perché lo scalo è molto grande e chi era oltre i check-in non ha potuto vedere lo scempio dei corpi dei morti e dei feriti. Ma chi era nella hall ha vissuto momenti di altissimo terrore, come riferisce la ragazza di un addetto alla sicurezza: "Ci ho parlato, sta bene. Stava lavorando al controllo bagagli e passeggeri, lo stesso lavoro mio. Ha detto di aver sentito due esplosioni poco prima delle otto, nella zona prima dei controlli di sicurezza. C'era sangue dappertutto. Ha detto di aver visto un grande fucile in terra. Lui si è subito nascosto in una toilette, ma poi la polizia ed i soldati hanno evacuato tutti attraverso i gate di imbarco, verso le piste". Chi era già agli imbarchi racconta del panico con cui è stato accolto il messaggio dall'altoparlante che diceva dove dirigersi. 

"In un primo momento gli altoparlanti dicevano di andare verso la zona A, ma avevano la voce rotta ed ho pensato che chi parlava avesse una pistola puntata e ci volessero far radunare per far esplodere anche noi. C'era gente che cercava di nascondersi nelle toilette. Io ho provato un' uscita d'emergenza, ma era bloccata. Siamo finiti nella zona delle partenze intercontinentali, ma la polizia ci ha fermati lì. Eravamo almeno un migliaio di persone. Pensavamo di poter uscire sulle piste e forse sarebbe stato meglio", racconta Ben Sando, 75 anni, ingegnere informatico danese in pensione. 

"Questo non è l'Islam. No, non è l'Islam", grida con rabbia Hussein, un pachistano di 53 anni che vive nelle Fiandre e stava per imbarcarsi per il Pakistan. Dopo l'esplosione, il tetto di vetro del duty free gli è crollato addosso. "Sono felice che mi sia andata bene. Ma sto male. La situazione è molto brutta".

 

 

Il racconto degli italiani. "Abbiamo fatto quello che potevamo"

 

BRUXELLES. "Ero al Terminal A, in transito, quando all'improvviso ha visto un sacco di gente che si alzava, d'impulso, e correva, in preda alla paura, abbandonando borse e bagagli: ho capito così che eravamo sotto attacco. Poco dopo c'è stato dagli altoparlanti l'annuncio di evacuazione". Gianfranco Belgrano, direttore editoriale di InfoAfrica, mezz'ora dopo il micidiale attentato all'aeroporto Zaventem di Bruxelles era con moltissime altre persone radunate dai servizi di sicurezza sull'asfalto della pista dello scalo, scosso e in attesa di sapere dalle autorità cosa fare. 

"La situazione è confusa. Qui ci sono diverse migliaia di persone. Stiamo in mezzo agli aerei abbandonati in fretta dai passeggeri, che hanno lasciato a bordo le loro giacche, le valige. E poi ci sono mezzi della polizia, dei vigili del fuoco", ha raccontato via telefonica. 

"Quando ci sono state le esplosioni era l'ora di punta per l'aeroporto. Tutti i gate erano pieni. La gente era pronta ad imbarcarsi, ma ha capito subito che si trattava di un attentato terroristico e subito tutti hanno cercato di mettersi in salvo", ha detto ancora Belgrano, con la voce che al telefono giungeva a tratti, interrotta dalla sirena di uno dei mezzi di soccorso che gli stava passando accanto. 

"La polizia ha poi rapidamente sigillato alcune aeree dello scalo e ha creato un percorso sicuro verso il gate 30 da dove ha poi fatto uscire sulla pista tutte le persone da evacuare dall'interno dell'edificio", ha raccontato infine. Nei minuti subito dopo l'attentato qualche aereo è però riuscito a partire. Tra di essi anche uno diretto a Fiumicino, di cui uno degli steward ha poi raccontato, con la voce ancora tremante, di essere "vivo per miracolo: ho ancora le gambe che mi tremano": "Proprio nel momento del decollo abbiamo sentito le esplosioni. Sono passato nell'area coinvolta dalle esplosioni solo qualche minuto prima. Siamo terrorizzati". 

"E' stato orribile. Sono vivo per miracolo": in lacrime, ancora sotto choc, Michele Venetico, 21 anni, italiano nato in Belgio, è tra i feriti dell'attentato all'aeroporto di Bruxelles. Il ragazzo lavora nello scalo della capitale belga da tre anni. Da uno era stato assegnato alla biglietteria della Swissport. Racconta: "Abbiamo sentito prima un boato venire da lontano e non abbiamo capito cosa stesse accadendo. Poco dopo c'è stata un'esplosione tremenda all'altezza delle file 4 e 5, vicino alla biglietteria della Delta". "E' stato l'inferno - prosegue -, i muri e parte di tetto sono venuti giù, i vetri sono andati in frantumi. Eravamo terrorizzati. Abbiamo cominciato a urlare, piangere e ci siamo rifugiati nell'ufficio che si trova dietro alla biglietteria che è rimasto in piedi". 

Michele Venetico è stato portato in ospedale per ferite all'orecchio e alla testa e poi dimesso. "I soccorsi sono stati tempestivi - dice -. Ci hanno raggruppato tutti insieme anche perché non volevamo separarci. Poi i feriti gravi sono stati portati in ospedale, gli altri, prima al Novotel, poi al nosocomio per controlli". 

"L'esplosione è stata tanto forte - spiega - che ho visto volare via decine di bagagli e un passeggino. Intorno c'era polvere e fumo e mentre cercavamo di scappare calpestavamo corpi a terra". 

"Alcuni passeggeri - dice - sono stati portati sulla pista. Chi era vicino alle uscite è scappato fuori". Venetico, padre di Ciminna (Palermo), madre siciliana ma nata in Inghilterra, è nato a Bruxelles, con cittadinanza italiana. I suoi sono emigrati in Belgio da 50 anni. Il padre lavora in una tipografia, la madre è casalinga e ha una sorella di 28 anni. 

"Non credo che esista un problema controlli - spiega -. L'aeroporto era sorvegliato. Prima dell'esplosione stavo parlando con un militare. E' pieno di polizia. Questi atti sono imprevedibili. Arrivano e colpiscono e fermarli è davvero difficile". Sul profilo Facebook, Venetico dopo gli attentati a Parigi ha postato una sua foto con lo sfondo della bandiera francese in segno di solidarietà alla vittime del terrorismo.

"Non auguro a nessuno di vedere la scena che mi sono trovato di fronte io" all'uscita della metro di Maalbeek. "E' stato terrificante". Massimo Medico, da San Cataldo (Caltanissetta), impiegato presso una ditta che si occupa di logistica per conto della Commissione Ue a Bruxelles, trattiene a stento le lacrime. "Ero al lavoro in un edificio vicino ad una delle uscite della metropolitana quando ho sentito un grande boato e sono sceso in strada" con i miei colleghi. "Non erano ancora arrivati i soccorsi ed abbiamo prestato il primo aiuto come potevamo", racconta ancora sotto shock. 

"C'era odore di bruciato. Persone ferite. Non posso dire le immagini scioccanti. Ho visto una bambina ustionata, con i capelli bruciati, uno dei miei colleghi" la teneva in braccio. "C'era anche una neonata, non credo fosse ferita", aggiunge Medico, ma la descrizione si inceppa. Le parole trovano difficoltà a farsi strada in mezzo alla commozione. 

"La gente urlava, piangeva, erano feriti, bruciati, con dolori dappertutto. Abbiamo cercato di metterli al riparo nel miglior modo possibile. Nel frattempo sono cominciate ad arrivare le ambulanze. Abbiamo dato una mano anche a loro, perché all'inizio erano pochi. Abbiamo cercato di fare il meglio possibile". 

Anche Rodolph Devilles, uno dei colleghi di Medico, è stato tra i primi ad andare in strada per portare soccorso. Ha una coperta sulle spalle. Sotto indossa solo la maglietta a maniche corte. "Questa coperta? Me l'hanno data i pompieri - spiega -. Giacca e maglione li ho usati per portare conforto ai feriti. Abbiamo fatto quello che abbiamo potuto. La gente era impaurita, disorientata, anche parlare con loro era un modo per aiutarli".

 

Anche New York si blinda

 

BRUXELLES. "Ero al Terminal A, in transito, quando all'improvviso ha visto un sacco di gente che si alzava, d'impulso, e correva, in preda alla paura, abbandonando borse e bagagli: ho capito così che eravamo sotto attacco. Poco dopo c'è stato dagli altoparlanti l'annuncio di evacuazione". Gianfranco Belgrano, direttore editoriale di InfoAfrica, mezz'ora dopo il micidiale attentato all'aeroporto Zaventem di Bruxelles era con moltissime altre persone radunate dai servizi di sicurezza sull'asfalto della pista dello scalo, scosso e in attesa di sapere dalle autorità cosa fare. 

"La situazione è confusa. Qui ci sono diverse migliaia di persone. Stiamo in mezzo agli aerei abbandonati in fretta dai passeggeri, che hanno lasciato a bordo le loro giacche, le valige. E poi ci sono mezzi della polizia, dei vigili del fuoco", ha raccontato via telefonica. 

"Quando ci sono state le esplosioni era l'ora di punta per l'aeroporto. Tutti i gate erano pieni. La gente era pronta ad imbarcarsi, ma ha capito subito che si trattava di un attentato terroristico e subito tutti hanno cercato di mettersi in salvo", ha detto ancora Belgrano, con la voce che al telefono giungeva a tratti, interrotta dalla sirena di uno dei mezzi di soccorso che gli stava passando accanto. 

"La polizia ha poi rapidamente sigillato alcune aeree dello scalo e ha creato un percorso sicuro verso il gate 30 da dove ha poi fatto uscire sulla pista tutte le persone da evacuare dall'interno dell'edificio", ha raccontato infine. Nei minuti subito dopo l'attentato qualche aereo è però riuscito a partire. Tra di essi anche uno diretto a Fiumicino, di cui uno degli steward ha poi raccontato, con la voce ancora tremante, di essere "vivo per miracolo: ho ancora le gambe che mi tremano": "Proprio nel momento del decollo abbiamo sentito le esplosioni. Sono passato nell'area coinvolta dalle esplosioni solo qualche minuto prima. Siamo terrorizzati". 

"E' stato orribile. Sono vivo per miracolo": in lacrime, ancora sotto choc, Michele Venetico, 21 anni, italiano nato in Belgio, è tra i feriti dell'attentato all'aeroporto di Bruxelles. Il ragazzo lavora nello scalo della capitale belga da tre anni. Da uno era stato assegnato alla biglietteria della Swissport. Racconta: "Abbiamo sentito prima un boato venire da lontano e non abbiamo capito cosa stesse accadendo. Poco dopo c'è stata un'esplosione tremenda all'altezza delle file 4 e 5, vicino alla biglietteria della Delta". "E' stato l'inferno - prosegue -, i muri e parte di tetto sono venuti giù, i vetri sono andati in frantumi. Eravamo terrorizzati. Abbiamo cominciato a urlare, piangere e ci siamo rifugiati nell'ufficio che si trova dietro alla biglietteria che è rimasto in piedi". 

Michele Venetico è stato portato in ospedale per ferite all'orecchio e alla testa e poi dimesso. "I soccorsi sono stati tempestivi - dice -. Ci hanno raggruppato tutti insieme anche perché non volevamo separarci. Poi i feriti gravi sono stati portati in ospedale, gli altri, prima al Novotel, poi al nosocomio per controlli". 

"L'esplosione è stata tanto forte - spiega - che ho visto volare via decine di bagagli e un passeggino. Intorno c'era polvere e fumo e mentre cercavamo di scappare calpestavamo corpi a terra". 

"Alcuni passeggeri - dice - sono stati portati sulla pista. Chi era vicino alle uscite è scappato fuori". Venetico, padre di Ciminna (Palermo), madre siciliana ma nata in Inghilterra, è nato a Bruxelles, con cittadinanza italiana. I suoi sono emigrati in Belgio da 50 anni. Il padre lavora in una tipografia, la madre è casalinga e ha una sorella di 28 anni. 

"Non credo che esista un problema controlli - spiega -. L'aeroporto era sorvegliato. Prima dell'esplosione stavo parlando con un militare. E' pieno di polizia. Questi atti sono imprevedibili. Arrivano e colpiscono e fermarli è davvero difficile". Sul profilo Facebook, Venetico dopo gli attentati a Parigi ha postato una sua foto con lo sfondo della bandiera francese in segno di solidarietà alla vittime del terrorismo.

"Non auguro a nessuno di vedere la scena che mi sono trovato di fronte io" all'uscita della metro di Maalbeek. "E' stato terrificante". Massimo Medico, da San Cataldo (Caltanissetta), impiegato presso una ditta che si occupa di logistica per conto della Commissione Ue a Bruxelles, trattiene a stento le lacrime. "Ero al lavoro in un edificio vicino ad una delle uscite della metropolitana quando ho sentito un grande boato e sono sceso in strada" con i miei colleghi. "Non erano ancora arrivati i soccorsi ed abbiamo prestato il primo aiuto come potevamo", racconta ancora sotto shock. 

"C'era odore di bruciato. Persone ferite. Non posso dire le immagini scioccanti. Ho visto una bambina ustionata, con i capelli bruciati, uno dei miei colleghi" la teneva in braccio. "C'era anche una neonata, non credo fosse ferita", aggiunge Medico, ma la descrizione si inceppa. Le parole trovano difficoltà a farsi strada in mezzo alla commozione. 

"La gente urlava, piangeva, erano feriti, bruciati, con dolori dappertutto. Abbiamo cercato di metterli al riparo nel miglior modo possibile. Nel frattempo sono cominciate ad arrivare le ambulanze. Abbiamo dato una mano anche a loro, perché all'inizio erano pochi. Abbiamo cercato di fare il meglio possibile". 

Anche Rodolph Devilles, uno dei colleghi di Medico, è stato tra i primi ad andare in strada per portare soccorso. Ha una coperta sulle spalle. Sotto indossa solo la maglietta a maniche corte. "Questa coperta? Me l'hanno data i pompieri - spiega -. Giacca e maglione li ho usati per portare conforto ai feriti. Abbiamo fatto quello che abbiamo potuto. La gente era impaurita, disorientata, anche parlare con loro era un modo per aiutarli".

Nei fermo-immagine di un video filmato all'aeroporto di Zaventem, un uomo protegge una donna e il corpo di una vittima dell'attentato

 

Alfano: "Il nemico è in casa"

 

Di Matteo Guidelli

 

ROMA,. Misure di sicurezza rafforzate in aeroporti, stazioni ferroviarie e della metropolitana, stretta su carceri e web attraverso un monitoraggio costante delle attività di propaganda e proselitismo, intensificazione dei controlli sul territorio con la massima attenzione ai luoghi più esposti al rischio e alle periferie più turbolente, una decina di espulsioni di soggetti da tempo tenuti sotto osservazione. Gli attacchi nel cuore d'Europa spingono l'Italia ad elevare il livello d'allarme, anche se antiterrorismo e 007 non rilevano minacce "concrete e specifiche" nei confronti del nostro paese. 

ALLERTA 2: Il ministro dell'Interno Angelino Alfano, subito dopo le prime notizie in arrivo da Bruxelles, ha convocato al Viminale il Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica, per fare il punto con i vertici delle forze di polizia e dell'intelligence e disporre le nuove misure. Un incontro che è stato presieduto da Renzi, come avvenne in seguito agli attentati di Parigi. 

La decisione scaturita al termine è di mantenere il livello di allerta 2, quello immediatamente precedente l'attacco in corso ed in vigore dal 13 novembre, facendo "piccoli ritocchi e aggiornamenti" ai protocolli d'intervento. D'altronde, è la certezza di tutti gli apparati di sicurezza ribadita anche oggi dal ministro, il rischio zero non esiste. "Si possono solo stringere i bulloni della macchina e far funzionare al meglio la prevenzione". 

Per questo si lavorerà affinché vi sia la massima circolarità delle informazioni tra forze di polizia e intelligence e un maggiore raccordo con la procura nazionale antiterrorismo. Il ministro ha inoltre chiesto alla polizia postale un "intenso" monitoraggio del "grado di consenso" riscosso sul web dagli attacchi di Bruxelles, per evitare di sottovalutare anche il più insignificante dei segnali, e di monitorare "ogni singolo elemento di rischio" nelle periferie dove la presenza delle comunità islamiche è più forte, perché è lì "che potrebbe nascere il germe della radicalizzazione". Stesso discorso per le carceri dove, d'intesa con il Dap, si è deciso di rafforzare la presenza di mediatori culturali in grado di cogliere ogni segnale di proselitismo. 

NO CHIUSURA FRONTIERE, 'NEMICO DENTRO CASA': Nel corso del Comitato è stato anche ribadito che non verranno chiuse le frontiere, anche perché "il nemico è spesso dentro le nostre case", ha detto Alfano. "Sono europei che uccidono altri europei e dunque dobbiamo affinare le antenne sul territorio e intensificare la vigilanza creando un sistema integrato tra tutti i paesi". I controlli sono comunque già stati rafforzati, con particolare attenzione alle frontiere marittime dell'Adriatico, rotte che potrebbero essere utilizzate dai foreign fighters per rientrare in Europa. 

NUOVE MISURE PER AEROPORTI: Allo studio dei vertici della sicurezza ci sono poi altre misure, riguardanti soprattutto gli aeroporti, visto che gli attacchi di Bruxelles hanno colpito quello che da sempre è uno degli obiettivi sensibili più controllati. Non è escludo dunque che si possa arrivare alla decisione di predisporre varchi di controllo, con metal detector, all'ingresso o in prossimità degli scali. "Stiamo studiano al meglio soluzioni più efficaci ed efficienti - ha detto Alfano - ma al momento non ci sono decisioni". 

RISCHI 'ELEVATI' PER ITALIA: Quel che è certo, dicono antiterrorismo e intelligence, è che i rischi per il nostro paese restano "elevati", considerando anche l'avvicinarsi della Pasqua. In questi mesi e anche negli ultimi giorni ci sono state ripetute minacce nei confronti del nostro paese - al centro della propaganda dell'Isis soprattutto per la presenza del Vaticano - ma tutte generiche e nessuna circostanziata. Né dai servizi dei paesi alleati, che pure hanno inviato diverse informative, sono arrivate indicazioni concrete con nomi, luoghi o situazioni da monitorare con particolare attenzione. 

OLTRE 100.000 SOSPETTI CONTROLLATI: Il ministro ha poi fornito i dati aggiornati sui soggetti monitorati. Dall'inizio del 2015 sono state controllati 109.764 sospetti e sono state eseguite 2.249 perquisizione di persone ritenute continue all'integralismo islamico. 396 gli arrestati e 653 quelle indagate per terrorismo, mentre sono state 74 le espulsioni per motivi di sicurezza dello Stato (tra cui 5 imam). Numero, quest'ultimo, che salirà nei prossimi giorni quando il ministro firmerà i nuovi decreti di espulsione nei confronti di soggetti da tempo tenuti sotto osservazione da 007 e antiterrorismo.

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