Dal Mondo

Terrorismo. Poteva essere un'ecatombe

25-03-2016

I terroristi dell'Isis stavano preparando un attacco multiplo a Bruxelles in stile Parigi. Una parte della cellula jihadista - quella di cui avrebbe dovuto far parte clamorosamente anche Salah Abdeslam - doveva sparare alla gente con i kalashnikov per le strade della città, mentre l'altra si doveva far saltare in aria all'aeroporto e al metrò, come poi è effettivamente avvenuto.

 

BRUXELLES. I terroristi dell'Isis stavano preparando un attacco multiplo a Bruxelles in stile Parigi. Una parte della cellula jihadista - quella di cui avrebbe dovuto far parte clamorosamente anche Salah Abdeslam - doveva sparare alla gente con i kalashnikov per le strade della città, mentre l'altra si doveva far saltare in aria all'aeroporto e al metrò, come poi è effettivamente avvenuto. 

Questa l'ultima ipotesi filtrata dalle indagini in corso sulle stragi di Bruxelles e ritenuta - secondo i media - assai plausibile, anche se non certa, dagli inquirenti. Del gruppo di fuoco di Adbeslam, secondo la ricostruzione, facevano parte anche Mohamed Belkaid e Amine Choukri. Ma prima la sparatoria avvenuta nel covo di Forest - e nel corso della quale la polizia ha ucciso Belkaid - e poi l'arresto di Salah hanno impedito che il piano venisse attuato nella sua interezza. Lasciando al gruppo dei kamikaze partito dal covo di Schaerbeek il compito di portare a termine la loro missione di morte. 

L'inchiesta comunque procede senza sosta e riserva ogni giorno novità, alimentando anche le polemiche sull'efficienza dei servizi d'informazione e della polizia belga. Nonostante ciò, il centro di crisi ha deciso di far scendere da 4 a 3 il livello di allerta, il che significa che la minaccia di attacchi terroristici non è più "imminente" anche se resta "grave". 

Gli investigatori hanno individuato un secondo uomo, grazie alle telecamere di sorveglianza presenti nelle stazioni della metropolitana, accanto a Khalid El Bakraoui, che è ora ricercato dalla polizia, sempre che non sia già saltato in aria assieme al kamikaze. Il quale era ricercato dall'Interpol, ma non dalla polizia federale belga, fin dal dicembre scorso.  

Intanto continua la caccia all'uomo con il cappello e la giacca chiara che compare nella foto presa all'aeroporto poco prima della doppia esplosione. Ma l'altra ipotesi inquietante emersa nelle ultime ore è che i terroristi stessero progettando un'azione che doveva avere a che fare con l'energia nucleare: una bomba "sporca" oppure un attacco a una delle molte centrali presenti nel Paese. Uno scenario, quest'ultimo, sul quale la procura federale ha sentito l'esigenza di intervenire affermando, in una nota, di "non poter confermare" che i fratelli jihadisti El Bakaoui avessero elaborato un simile piano. 

Tuttavia, è un fatto che nel covo di Mohammed Bakkali - altro terrorista coinvolto negli attacchi di Parigi assieme ad Abdeslam e citato nel "testamento" video di Kalid El Bakraoui - sia stato trovato un filmato della durata complessiva di 17 ore da cui appare evidente che un importante ingegnere nucleare operante in Belgio veniva spiato. Del resto, l'ipotesi che i fratelli Khalid e Ibrahim El Bakraoui avessero fra l'altro l'ambizione di provare a costruire per l'Isis una "bomba sporca", cioè un ordigno radioattivo, è stata rilanciata ieri anche dal sito dell'emittente Usa Nbc. La quale ha citato un ex agente dell'intelligence francese che ha avuto l'incarico di indagare su potenziali minacce al settore nucleare europeo. 

Secondo Claude Monique, questo il nome dell'ex agente, i due fratelli jihadisti volevano forse studiare la fattibilità di un piano, definito "un po' ingenuo", per rapire l'ingegnere nucleare ed estorcergli la tecnica per fabbricare un ordigno radioattivo. Ma a mettere in evidenza il "rischio" siti nucleari c'è anche il fatto che nelle ultime due settimane ben undici persone sono state allontanate per motivi di sicurezza dal loro posto di lavoro nella centrale di Tihange. Dopo la sparatoria di Forest, sette persone sono state private del diritto di accedere al sito e la stessa sorte è toccata ad altri quattro individui dopo gli attentati di martedì.

 

 

Salah, un enigma insolubile

 

PARIGI. Salah Abdeslam, un enigma che ogni giorno diventa più insolubile: organizza gli attentati di Parigi, accompagna i commando poi fugge - unico sopravvissuto - in lacrime. Lo arrestano e sfida la Francia annunciando il "no" all'estradizione, poi fa dietrofront e vuole andare subito a Parigi. Anche il suo avvocato, lo spregiudicato Sven Mary, sembra ora barcollare nelle sue certezze della prima ora. Ora che per la prima volta Abdeslam, che a Parigi ha soltanto trasportato e depositato i compagni sui luoghi degli attentati senza parteciparvi direttamente, sembra fosse destinato ad entrare in scena in prima persona, lo scenario cambia. 

I testimoni dissero che, rientrando la notte fra il 13 e il 14 novembre a Bruxelles sull'auto dei due complici, era "in lacrime". Una ricostruzione che ha spinto più di un osservatore ad affermare che "non soltanto la polizia, ma anche l'Isis" dava la caccia a Salah, che all'ultimo aveva rifiutato il martirio come gli altri compagni, compreso il fratello che si fece esplodere in un bistrot di boulevard Voltaire. Nelle prime ore dopo l'arresto, l'enigmatico terrorista aveva confermato questa ipotesi: "Dovevo farmi esplodere allo Stade de France, ma all'ultimo momento mi sono tirato indietro". Prima del rimescolamento di carte avvenuto in serata con l'ipotesi di un Salah che avrebbe dovuto sparare sui passanti a Bruxelles, l'avvocato Mary era stato costretto ad annunciare - in mattinata - il dietrofront del suo cliente: "Salah Abdeslam mi ha comunicato il suo auspicio di essere trasferito in Francia il più rapidamente possibile. Dirò alla giudice di non opporsi più a questo desiderio". Udienza fissata al 7 aprile, pochi giorni e poi il trasferimento in Francia, un colpo di scena rispetto all'atteggiamento finora tenuto. Perché? 

Il retroscena arriva da fonti attendibili in Belgio, riprese dai media francesi. Tale ripensamento di Salah sarebbe stato il frutto di un interrogatorio piuttosto "duro" subito mercoledì dal terrorista detenuto, all'indomani delle stragi di Bruxelles, nel carcere di massima sicurezza di Bruges. ‘

In concreto, Salah avrebbe capito che dopo gli attentati degli altri jihadisti del gruppo per lui non c'era più nessuna possibilità di ottenere vantaggi dall'eventuale ruolo di "pentito". E che i suoi spazi di manovra in Belgio, un Paese colpito al cuore dai suoi complici, si è praticamente ridotto a zero. L'avvocato Mary ha sostenuto che il suo cliente "non era al corrente" degli attacchi all'aeroporto e nella metro Maelbeek. Il legale ha provato a giocare anche la carta dell'incoraggiamento al suo cliente. Il quale, "se si rinchiudesse in sé - ha detto - ci mettere di fronte ad altre Zaventem ed altri Bataclan". 

Ma ieri sera sembrava tutto superato. Tanto più che l'avvocato - benché abituato a criminali incalliti - deve ora vedersela con un clima diverso da quello che aveva immaginato quando accettò l'incarico che gli avrebbe dato visibilità planetaria: adesso dovrebbe difendere l'indifendibile Salah, organizzatore e per un soffio non anche autore delle stragi di Bruxelles oltre che di Parigi. Mercoledì è stato aggredito in pieno giorno da un individuo che non gli perdonava di difendere il boia Salah. Il suo cellulare e il suo computer sono sommersi di messaggi di insulti e minacce, le sue due figlie hanno dovuto cambiare orari delle lezioni a scuola per motivi di sicurezza, la sua famiglia è sotto protezione. Ora - secondo fonti del francese Le Monde - si sta interrogando: se vengono meno i capisaldi della difesa che aveva messo a punto per Salah - la tesi che Abdeslam fosse un pesce piccolo, poco più di un ignaro delinquente di Molenbeek - anche la sua iniziale motivazione rischia di svanire.

 

 

Ue, tante parole e pochi fatti

 

BRUXELLES. Solidarietà, tante parole e buone intenzioni, ma sullo scambio di informazioni di intelligence per la lotta al terrorismo a 28, le proposte non saranno sul tavolo prima di giugno. Dopo la carneficina di Bruxelles, col duplice attacco alla metropolitana nella stazione di Maalbeek e all'aeroporto di Bruxelles-Zaventem, i guardasigilli ed i ministri dell'Interno europei si sono dati appuntamento per tentare di ingranare la marcia superiore sullo scambio di informazioni di intelligence, accelerare sull'attuazione delle misure già varate, e spingere sulla direttiva per arrivare al Pnr europeo, il database dei passeggeri dei voli, di nuovo fermo al Parlamento europeo. 

"Il terrorismo è veloce e l'Europa spesso è lenta", sintetizza il ministro dell'Interno Angelino Alfano, il limite dell'Ue "non è quello di non saper decidere, ma quello di non realizzare ciò che si è deciso di fare". Per oliare la macchina dello scambio di informazioni, il capo del Viminale vorrebbe esportare in Europa il modello già sperimentato del Comitato nazionale antiterrorismo. E' dall'epoca della presidenza italiana che Roma spinge in questa direzione, ma la strada per intensificare la collaborazione è ancora tutta da stabilire. Nella dichiarazione finale si legge: "Il coordinatore anti-terrorismo, la presidenza, la Commissione, le agenzie rilevanti e gli esperti uniranno le loro forze per presentare proposte concrete entro giugno 2016". 

"Questi attacchi sono uno shock ma non una sorpresa. Ogni volta ripetiamo impegni e parole, che non servono a niente se non vengono realizzati. I cittadini sono stanchi e impauriti", avverte il commissario europeo Dimitris Avramopoulos. "Non sono venuto qui solo parlare, qualcosa che deve cambiare - mette in guardia -. Ora tutti devono prendersi la propria responsabilità" e "dare una risposta immediata" alle numerose falle, che il politico greco elenca una ad una, a partire dalla scarsa interoperabilità delle banche dati.

"Manca la fiducia tra i Paesi", ribadisce "altrimenti le cose potrebbero essere previste ed evitate. I terroristi che hanno attaccato a Bruxelles, erano noti ai servizi di intelligence, se avessimo condiviso le informazioni, avremmo potuto prevenire. E così per quelli che hanno attaccato a Parigi". Intanto, nonostante sul testo del Pnr Commissione Parlamento e Consiglio Ue si siano trovati d'accordo a dicembre, la direttiva non è ancora stata votata all'Europarlamento. "Questo testo non può restare bloccato", insiste il francese Bernard Cazeneuve. Alla riunione si è fissato l'obiettivo per aprile.

 Forse una scadenza ambiziosa, viste le resistenze che il provvedimento incontra tuttora nell'assemblea di Strasburgo. Il tedesco Thomas de Maiziere pone l'accento sul pericolo foreign fighters, "ce ne sono 400 in Europa" che potrebbero colpire. E il coordinatore anti-terrorismo Gilles de Kerchove nella sua analisi evidenzia come spesso le azioni siano messe in atto da fratelli, quindi da nuclei con "legami molto stretti" difficili da penetrare a fondo, un po' come "la mafia". La britannica Theresa May lancia "un messaggio chiaro: i terroristi non vinceranno" e promette a Belgio e Francia un rafforzamento ulteriore della collaborazione di intelligence. "Tre Paesi mi hanno dato informazioni importanti e hanno detto che ci aiuteranno" dice il belga Koen Geens. 

Spero che da questo Consiglio "venga un'iniezione di concretezza: mi auguro che quanto deciso implichi tempi certi", auspica Andrea Orlando. Ma la cautela, visti i precedenti, resta un obbligo.

 

 

Roma sorvegliata speciale

 

Roma sorvegliata speciale

 

ROMA. Sarà una Pasqua ad allerta massima quella che si prepara a celebrare la città di Roma, con Colosseo e San Pietro "blindati" in occasione delle cerimonie religiose. Il prefetto di Roma, Franco Gabrielli, non vuole sentir parlare di "imminenza di attentati" ma sottolinea comunque la "minaccia terroristica incombente" come in tutte le altre nazioni europee. Segnali di distensione arrivano anche dal questore della Capitale, Nicolò D'Angelo, che invita i cittadini a "non vivere con la paura". 

"Non ci sono in questo momento segnali specifici di un attentato nel nostro Paese", sottolinea il questore spiegando poi che il dispositivo di sicurezza è stato implementato con i controlli "porta a porta", controllando "numerosi stabili occupati ed effettuando alcuni sgomberi". 

Il pensiero ora va direttamente ai prossimi giorni, quando Roma sarà il centro delle cerimonie in occasione della Pasqua. Al Colosseo, dove oggi è in programma la Via Crucis, sarà disposta un'area di massima sicurezza con zone di zone di prefiltraggio, transenne, metal detector e unità cinofile. Il piano sicurezza, concordato ieri mattina durante un tavolo tecnico in Questura, è scattato già ieri con le bonifiche nelle zone interessate e coprirà tutti gli eventi in programma fino al giorno di Pasquetta. Sotto la lente d'ingrandimento la Basilica di San Pietro e il Colosseo per "garantire le condizioni di massima sicurezza per i visitatori". 

In particolare, per la via Crucis sono stati predisposti diversi "step" di controllo ad ampio raggio. Ci sarà una prima area di prefiltraggio delimitata da transenne, che coprirà un perimetro più ampio: da Colle Oppio a via di San Gregorio, dai Fori Imperiali a via Merulana. Superati i primi controlli si accederà a una seconda zona dove ci saranno ulteriori verifiche prima di poter entrare in piazza del Colosseo considerata "zona di massima sicurezza". Previste bonifiche con artificieri, unità cinofile anti-esplosivo, controlli con metal detector fissi e portatili. In campo le unità operative antiterrorismo, personale della polizia altamente specializzato ed equipaggiato per verificare particolari minacce, tiratori scelti, reparti speciali di polizia e carabinieri. Mentre prosegue il divieto di sorvolo della città scattato già con l'apertura del Giubileo. La Questura ha sottolineato che "il piano è studiato per garantire condizioni di massima sicurezza per tutti coloro che vorranno partecipare agli eventi religiosi".  E, sempre in materia di prevenzione antiterrorismo, la Questura ha reso noto che sono stati in atto anche controlli "porta a porta". In particolare nell'ultimo mese sono stati controllati 7 stabili occupati abusivamente, identificate oltre 3mila persone, bonificati e sgomberati 14 insediamenti. Vigilanza anche su autobus di linea grazie a una collaborazione con Atac. 

 

 

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