Analisi e commenti

Gentiloni al Cgie: "Rinnovarsi per il futuro"

Di Paolo Gentiloni

29-03-2016

Pubblichiamo l'intervento del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, in apertura della seconda giornata di lavoro del Cgie, del quale è il presidente, iniziata con un minuto di silenzio in memoria delle vittime degli attacchi di Bruxelles.

 

 

I mpossibile non partire da Bruxelles, che è una città a noi molto cara, non solo perché è la sede dell'Unione Europea, ma anche perché con Bruxelles e con il Belgio abbiamo come italiani rapporti da molti decenni, quest'anno celebreremo i 70 anni degli accordi bilaterali e ricorderemo i 60 anni dalla tragedia di Marcinelle, che ci ricorda la dimensione dell'emigrazione italiana e i drammi sociali che ha prodotto.

E' stato un attacco certamente organizzato e pianificato, di dimensioni molto gravi. Acquisiremo elementi nelle prossime ore. Non risultano notizie su italiani coinvolti: ho parlato con il ministro belga: la situazione è molto tesa e lui sta lavorando on le ambasciate straniere per dare a tutti le informazioni, ma ci vorranno ore perché la situazione si chiarisca. 

In questo contesto ci riuniamo. Contesto che ci fa riflettere su molti problemi, ma che non deve impedirci di utilizzare questa giornata di lavoro in plenaria dopo le elezioni dei nuovi consiglieri. Mi congratulo con tutti voi e il nuovo segretario generale Schiavone. Sappiamo che il lavoro del Cgie deve affrontare un contesto tra i più difficili degli ultimi anni, per l'incrocio di diversi fattori, soprattutto in alcune aree del pianeta.

Sui migranti e sui rifugiati rivendichimo a testa alta il ruolo politicamente importante dell'Italia e all'altezza della nostra tradizione.

Noi sappiamo che il fenomeno migratorio non è iniziato ad agosto 2015 e non finirà presto: ci è chiaro sia per ragioni storiche perché le nostre comunità sono state protagoniste di grandi flussi migratori e di tante storie di successo, ottenuto dopo tante difficoltà, ma anche perché siamo sempre stati consapevoli che la questione dovesse essere affrontata alle radici che provocano i flussi, cioè guerre povertà, e, infine, consapevoli della necessità che l'Ue deve rispondere con soluzioni comuni.

La storia delle comunità degli italiani all'estero, ma anche delle comunità di origine italiana all'estero è la dimostrazione che le risposte civili, organizzate e politicamente sostenibili sono l'unica ricetta possibile per il futuro. Credo che la realtà degli italiani nel mondo sia talmente rilevante che vada al di là delle statistiche ufficiali. Sappiamo bene che c'è una nuova migrazione, che a volte sfugge alle statistiche ufficiali, e che ci sono Paesi in cui le comunità si "allargano" in maniera importante. Penso all'Argentina passata da 600mila a 800mila persone in più in un anno, segno di una tendenza a rinnovarsi delle nostre comunità, che impone un aggiornamento del nostro approccio di questo grande universo. 

L'aggiornamento dovrebbe svilupparsi su 5 fronti: rendere le comunità italiani all'estero sempre più parte del sistema paese e della sua capacità di rappresentare una forza, come si dice oggi, del soft power all'estero; il secondo fronte è l'impegno per coinvolgere in questo sistema anche la nuova generazione di migranti italiani, spesso under 40; il terzo è il dovere storico, ma sempre attuale di tutelare le componenti più deboli della comunità, in particolare nelle situazioni più critiche come oggi è quella in Venezuela; la quarta sfida è quella di ammodernare le nostre strutture e rendere più fruibili i servizi consolari anche online e non solo perché è inevitabile. Abbiamo avviato sperimentazione a Londra e Madrid. 

Infine il ruolo fondamentale degli italiani all'estero nella promozione della lingua e della cultura italiana: fanno parte della promozione culturale molte cose. Non ci sono solo il Rinascimento e le città d'arte, ma anche l'Arte moderna e contemporanea, fino all'enogastronomia di qualità.

Meno scontato, ma comunque importante il discorso sulla lingua: il sistema è impoverito da anni di spending review, ma nonostante questo regge e in alcuni Paesi addirittura si rafforza. Abbiamo il dovere di constatare che in alcune aree le nostre scuole in lingua italiana rappresentano una offerta straordinaria, e non solo limitata alle famiglie italiane. Sul punto abbiamo una collaborazione molto forte con il Miur e con il ministro Giannini.

Da parte della Farnesina, mio e del sottosegretario Amendola le porte sono aperte alla collaborazione, continua e, mi auguro, proficua. 

 

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