La politica

Inchiesta petrolio. Renzi: "Priorità sbloccare le operazioni"

05-04-2016

Lontano dai tempi in cui Silvio Berlusconi invocava il legittimo impedimento per sottrarsi alla giustizia, Matteo Renzi incalza i magistrati di Potenza spronandoli a "fare velocemente i processi" visto che in 4 inchieste aperte "a cadenza delle Olimpiadi, non si è mai arrivati a sentenza".

 

ROMA. Lontano dai tempi in cui Silvio Berlusconi invocava il legittimo impedimento per sottrarsi alla giustizia, Matteo Renzi incalza i magistrati di Potenza spronandoli a "fare velocemente i processi" visto che in 4 inchieste aperte "a cadenza delle Olimpiadi, non si è mai arrivati a sentenza". 

Maria Elena Boschi è ancora al ministero delle Riforme per essere ascoltata dai pm sull'emendamento su Tempa Rossa quando, nella direzione che segnerà un nuovo scontro con la minoranza, il premier chiede alla giustizia di fare alla svelta perchè "la priorità del governo è sbloccare opere pubbliche e private" e se "è reato sbloccare le opere, io sono quello che sta commettendo reato". 

La strategia di Renzi per respingere l'assedio politico-mediatico intorno al governo dopo l'intercettazione che ha portato alle dimissioni del ministro Guidi è una sola: rivendicare come scelta del governo lo sblocco del giacimento lucano, "bloccata dai tempi del muro di Berlino", e respingere al mittente le accuse di servilismo verso le lobby e le multinazionali. 

"Io sono leader di un partito che non ha preso soldi dai petrolieri", è la premessa, unita alla richiesta di "mettere in galera chi ruba". Ma il premier non si vergogna di difendere multinazionali e grandi opere nè il ruolo del governo per attrarre investimenti. 

"Vogliamo cedere alla cultura per cui chi crea ricchezza è cattivo, brutto e va allontanato?", chiede alla sinistra, mostrando slides con le infrastrutture sbloccate. 

E, raddoppia, "vogliamo dire che sono una parte dell'economia del paese, che creano posti di lavoro e che quando vanno via c'è una crisi da risolvere?". Gli schiavi delle lobby, chiarisce il leader dem, "sono altri visto che noi abbiamo fatto la legge sui reati ambientali e siamo pronti a votare il conflitto di interessi". Proprio perchè il governo è uscito "dai tempi della politica de-berlusconizzata mentre la stampa no", al premier non va giù l'interpretazione mediatica di un suo attacco ai magistrati di Potenza. 

"Non è accaduto non li ho sfidati, ho chiesto di andare a sentenza", chiarisce nella replica finale dopo che in realtà solo Michele Emiliano in direzione gli aveva detto che era stato un pò "imprudente" con i magistrati. Roberto Speranza e Gianni Cuperlo preferiscono concentrare l'attacco al capo del Pd su altri fronti: il primo sull'assenza di una discussione interna su temi rilevanti come le trivelle o l'emendamento su Tempa Rossa; il secondo affonda sulla mancanza di "statura da leader anche se coltivi l'arroganza del capo". Il pomo della discordia più immediato, il referendum sulle trivelle, vede Renzi e la maggioranza della direzione allineata sulla linea del non voto. Ma per la prima volta, due ex segretari come Pier Luigi Bersani e Guglielmo Epifani votano contro la relazione insieme ad un'altra decina. Critiche asprissime destinate ad allargare la frattura dentro il Pd in vista del congresso. 

Ma alle quali Renzi non sembra intenzionato a dare molto credito. Concentrato invece nella partita del governo in Italia e in Europa e a rintuzzare il fronte delle opposizioni, unite nella mozione di sfiducia. "E' uno spasso - ironizza - vedere la Santa Alleanza di chi non la pensa come noi, Berlusconi, Salvini e Di Maio che pensano a mozioni insieme, se le scrivono, le votano e perdono".

 

Boschi-pm, incontro sereno

 

Di Davide De Paola

 

POTENZA. Dopo la bufera giudiziaria causata dall'inchiesta di Potenza sulle estrazioni petrolifere in Basilicata, l'attività investigativa si è spostata a Roma dove i pm lucani - prima dell'inizio degli interrogatori di garanzia, previsti per questa mattina nel Tribunale di Potenza - hanno sentito per circa due ore, come persona informata sui fatti, la ministra per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi. Contemporaneamente, alla direzione nazionale del Pd il premier Matteo Renzi concedeva ampio spazio della sua relazione proprio all'inchiesta lucana. "Ci sono indagini della magistratura a Potenza con la cadenza delle Olimpiadi", ogni quattro anni, "e non si è mai arrivati a sentenza", ha detto. 

Meno di un'ora è durato, in sostanza, l'incontro tra Maria Elena Boschi, il procuratore Luigi Gay, i pm Basentini e Triassi e il magistrato della Dna, Elisabetta Pugliese ( presente il capo della squadra mobile di Potenza). 

I magistrati sono stati ricevuti nello studio al terzo piano di largo Chigi per ascoltare il ministro, in quanto persona informata dei fatti, su tutti gli aspetti che riguardano l'emendamento del governo su Tempa Rossa. Una serie di domande alle quali la responsabile del dicastero delle riforme ha risposto dando tutti i dettagli possibili di cui era a conoscenza nelle sue funzioni di ministro di Rapporti con il Parlamento. Il tutto in un clima di cordialità e tranquillità. Alla fine nessun sollievo da parte dell'esponente del governo per il semplice fatto, raccontano alcuni presenti, che non c'è mai stata preoccupazione in merito a questo appuntamento. 

Incontro colloquiale e sereno, dunque, nessun momento di tensione, e motivi proprio non ce ne erano - si racconta nei corridoi di Montecitorio - tra il ministro ed i pm. Fatto provato plasticamente da una Maria Elena Boschi sorridente e rilassata all'uscita dal ministero mentre saliva in auto per recarsi al Nazareno per partecipare alla direzione del Pd, in corso da qualche ora. Lavori seguiti fino alla fine per poi chiudere la giornata con un impegno fissato da tempo, una cena all'ambasciata brasiliana. 

Che il ciclone andasse verso Roma, lo si era intuito già l'altro ieri, quando Renzi - intervistato da Lucia Annunziata a "In 1/2ora" - ha dato la sua disponibilità ad essere ascoltato dai pm: "Se i magistrati vogliono mi interroghino", aveva detto. Ma il "pool" investigativo - di cui fanno parte i pm Francesco Basentini, Laura Triassi ed Elisabetta Pugliese, coordinati dal Procuratore di Potenza, Luigi Gay - non aveva preso in considerazione, almeno fino a domenica pomeriggio, l'idea di ascoltarlo. "Non pensavamo di sentirlo", hanno detto. Era prioritario sentire la versione della Boschi (non è stata invece ancora fissata la deposizione della Guidi), e quindi ieri mattina i magistrati si sono diretti verso Roma per raggiungere la ministra. "Era necessario farlo", ha poi detto Gay ai giornalisti accorsi davanti agli uffici della presidenza del Consiglio di largo Chigi, dopo due ore di conversazione con Boschi. E nulla più. 

Nessun riferimento ai contenuti dell'incontro, e nemmeno un commento sulle parole del premier, anche se da Napoli il pm John Henry Woodcock, che in passato ha indagato su illeciti legati alle attività petrolifere in Val d'Agri, ha espresso "viva soddisfazione" per l'esito, proprio ieri, del processo 'Totalgate' agli ex vertici della Total, condannati in riferimento ai lavori per la costruzione del centro oli di "Tempa rossa". 

Le indagini di Potenza proseguono comunque nel massimo riserbo, così come un muro di silenzio è stato alzato dai magistrati sul filone "siciliano", che vede indagato, tra gli altri, anche il capo di Stato maggiore della Marina militare, l'ammiraglio Giuseppe De Giorgi. Su delega della Procura, la Polizia nei giorni scorsi è andata in Sicilia, ad Augusta, per acquisire dall'Autorità portuale alcuni atti, in copia, relativi alle concessioni demaniali marittime. 

E altri documenti sono stati acquisiti nel Comando militare marittimo autonomo. Le concessioni rilasciate riguarderebbero cantieri navali, società che si occupano di servizi, imprese portuali, pontili e le aree a terra di alcune multinazionali del petrolio (da Esso a Lukoil). Ed è proprio su queste compagnie che, secondo il gip di Potenza, si sofferma anche Gianluca Gemelli - compagno della dimissionaria ministra Federica Guidi - in una conversazione intercettata il 18 dicembre 2014, parlando con un'altra persona (nell'ordinanza è identificata con il cognome Lantieri), in relazione "all'avvenuto commissariamento di Confindustria Siracusa", precisa il giudice nell'ordinanza relativa a "Tempa Rossa". 

Gemelli prosegue la chiacchierata annunciando che "da gennaio cominciamo pure su Saipem... tramite Confindustria ci arrivo, mi segui? C'arrivo pure abbastanza bene. Quindi vediamo come farlo e... facciamo una passeggiata in Sardegna, ci stiamo un paio di giorni, facciamo le presentazioni, bordelli... e quello che dobbiamo fare facciamo". 

Un'inchiesta che ha i presupposti, quindi, per allargarsi "a macchia d'olio" in diverse zone d'Italia. Ma che domani ritorna a Potenza, ovvero nell'epicentro del "terremoto" giudiziario: è infatti previsto l'inizio degli interrogatori di garanzia per le persone arrestate giovedì scorso, ovvero i dirigenti locali dell'Eni e l'ex sindaco di Corleto Perticara (Potenza), Rosaria Vicino. 

Che dovranno spiegare ai giudici la loro versione dei fatti sulle attività svolte all'interno del Centro oli di Viggiano (Potenza), per i primi, e sul sistema di relazioni messo in piedi, secondo i pm, dall'ex prima cittadina per i lavori del sito di "Tempa Rossa".

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