Dal Mondo

Panama Papers. Raffica di smentite dai potenti

05-04-2016

 

LONDRA.Il vento del ciclone 'Panama Papers', innescato dalle rivelazioni di milioni di documenti riservati finiti in mano a un pool di media internazionali, scuote i palazzi del potere da un angolo all'altro del globo: da Mosca a Londra, dalla sterminata Pechino alla piccola Reykjavik. E' il giorno delle smentite e delle reazioni, ma anche di nuove accuse e sospetti nei confronti di leader, vip e faccendieri coinvolti direttamente o indirettamente - secondo le carte dello scandalo - in un giro mirabolante di miliardi di dollari dirottati sotto traccia verso le inespugnabili casseforti dei paradisi fiscali. 

In alcuni Paesi - Panama, ma anche Australia e India - scattano già le prime indagini formali. "Siamo pronti a cooperare con convinzione di fronte a qualsiasi inchiesta giudiziaria", fa sapere il presidente dello Stato centroamericano, Juan Carlo Varela. In Italia, Gran Bretagna e in Norvegia le agenzie delle entrate locali chiedono invece di vedere le carte per una verifica preliminare. Lo scalpore intanto è unanime. 

E la risposta del Cremlino, alle paginate della stampa anglosassone che tirano in ballo prima di chiunque altro il 'nemico' Vladimir Putin, è la più furibonda. 

Il portavoce del presidente russo - citato in effetti dai 'leaks' mai in prima persona, ma attraverso una cerchia di amici o presunti prestanome, dal violoncellista pietroburghese Serghei Roldughin al banchiere Yuri Kovalciuk - risponde al sospetto col sospetto. Grida alla "montatura", evoca trame occulte per oscurare i successi di Mosca in Siria e addita come megafoni del Dipartimento di Stato, o addirittura come "agenti della Cia", alcuni reporter dell'International Consortium of Investigative Journalists: il cartello di testate di 76 Paesi che ha intercettato la mole di file 'sfuggita' agli archivi del mega studio legale panamense specializzato in operazioni offshore Mossack Fonseca. Ad alimentare i dubbi russi - e il rischio che la vicenda possa rivelarsi al di là di tutto un detonatore di tensioni geopolitiche - forse anche il fatto che non s'intravvede per ora il coinvolgimento di alcun personaggio Usa che conti. Neppure per sbaglio. Tuttavia, le carte restano carte e le ombre restano ombre. 

E si addensano sui vertici politici di una sfilza di Paesi i più diversi fra loro, sullo sfondo di movimenti massicci di denaro in cui affari legali, traffici criminali e sospetti proventi di corruzione risultano aver incrociato tenebrosamente le loro strade. I nomi che rimbalzano sui media si moltiplicano di ora in ora: sono quelli di uomini di Stato, di protagonisti dello sport miliardario, di imprenditori, di bancarottieri, di stelle dello show business. Sul fronte della politica, se Putin viene preso di mira per interposta persona, vari governanti compaiono nei Panama Papers con il loro nome e cognome. E' il caso del premier islandese, Sigmundur Gunnlaugsson, il primo a rischio d'impeachment, messo ieri per ore sulla graticola in parlamento dall'opposizione con un'immediata mozione di sfiducia. 

Ma anche del presidente filo-occidentale ucraino Petro Poroshenko, l'uomo che avrebbe dovuto ripulire dalla corruzione Kiev stando agli slogan della rivolta di Maidan, o del primo ministro del Pakistan. E ancora del re saudita Salman. Spuntano poi i nomi del neopresidente argentino, Mauricio Macri, che nega tutto sdegnato, e di quello messicano, Enrique Pena Nieto. Qualcuno è toccato da intrecci di famiglia, come il leader cinese Xi Jinping, il re del Marocco, il presidente siriano Bashar al-Assad, quello azero Ilhan Aliev, rais caduti o defunti quali Mubarak o Gheddafi. 

E anche il premier britannico, David Cameron, è costretto a fare i conti con le ricchezze nascoste oltre mare dal padre finanziere Ian, scomparso nel 2010 ("una questione privata", secondo l'imbarazzato commento di Downing Street), come pure da vari notabili del Partito Conservatore. Fra le new entries delle ultime ore, fa capolino il profilo del commissario Ue all'Energia, lo spagnolo Miguel Arias Canete, e quello dello speaker del Parlamento del Brasile, in prima fila fra i censori della 'mani pulite' brasiliana di questi mesi. Altrove, dalla Francia all'Italia, la bufera investe invece soprattutto il mondo degli affari. 

E anche qui piovono smentite a raffica (fra le altre quella di Luca Cordero di Montezemolo). Ma l'Agenzia delle Entrate starebbe in queste ore elaborando le strategie e attivando i contatti internazionali per ottenere la documentazione relativa ai contribuenti italiani coinvolti, per poi attivare con rapidità le relative indagini. Passando al mondo del calcio, ammette di avere una società off-shore, ma non di evadere il fisco, Lionel Messi, minacciando di querelare chiunque sostenga il contrario. Mentre si ritrovano invischiati pure 'le roi' Michel Platini e altri dirigenti gia' toccati dallo scandalo Fifa-Blatter. 

Né il sospetto risparmia celebrità del cinema, col regista spagnolo Pedro Almodovar (che giura sulla sua onestà) ad affiancare nelle liste panamensi l'attore cinese Jackie Chan. Alcune ong invocano adesso trasparenza vera sulle transazioni finanziarie, non le mezze misure e le promesse partorite finora dai vertici internazionali. 

Da Bruxelles, l'Ue s'impegna ad agire, mentre Angela Merkel e Wolfgang Schaeuble assicurano che il governo tedesco prende "molto sul serio" lo scandalo. La Casa Bianca ha espresso apprezzamento per l''operazione trasparenza' contro gli evasori fiscali. Lo stesso messaggio che arriva da Francois Hollande e altri. Ma la Suddeutsche Zeitung, capofila del consorzio di giornali che ha svelato lo scandalo, non intende mettersi al servizio delle procure. E resta da vedere come dalle parole si potrà passare ai fatti.

 

 

Messi, doppia marcatura

 

ROMA. Sempre all'attacco in campo, sempre più in difesa fuori dagli stadi. 

Lionel Messi, il fuoriclasse del calcio più famoso e pagato al mondo, è sulla graticola per nuove rivelazioni su un'evasione fiscale che già lo ha messo nei guai con la giustizia spagnola, che lo processerà il 31 maggio prossimo. Il suo nome spicca infatti nell'elenco di statisti, imprenditori, stelle dello sport e dello spettacolo coinvolti nello scandalo planetario dei ‘Panama Papers'. Proprio a Panama, secondo il Consorzio internazionale di giornalisti investigativi (ICIJ), Messi avrebbe acquisito una società per blindare i proventi dei suoi diritti di immagine. Lui nega tutto, annuncia querele, ma ammette che la società, la Mega Stars Enterprises, "esiste, ma non per fini fiscali ed è inattiva". 

In Spagna, Messi è nel mirino insieme con il padre Jorge Horacio per una presunta frode fiscale per 4,1 milioni di euro di imposte non pagate per i diritti d'immagine dal 2007 al 2009 e l'avvocatura dello Stato, in vista del processo di fine maggio, ha chiesto una condanna a quasi due anni di carcere. E proprio a questa vicenda, secondo le nuove carte, si legherebbe la creazione della società Mega Stars da parte dei Messi, avvenuta il giorno dopo l'atto d'accusa della Agenzia tributaria spagnola, nel 2013. 

L'organismo, ha intanto annunciato il ministro spagnolo della Giustizia, Rafael Català, avvierà presto un'indagine su quanto pubblicato, non solo riguardo a Messi, ma sulle altre persone residenti in Spagna i cui nomi compaiono nelle liste dei ‘Panama Papers'. 

Nei media si parla anche di altri soggetti, da Michel Platini a Jarno Trulli, dal club calcistico della Real Sociedad all'ex giocatore cileno Ivan Zamorano, fino a proprietari attuali o passati di una ventina squadre, tra cui l'Inter. Dal club nerazzurro filtra assoluta tranquillità per la vicenda così come dall'ex pilota di Formula 1 il quale afferma che la sua società citata "è assolutamente dichiarata". Dopo aver tentato di sviare le domande sull'argomento con un vago, "io non guardo quello che firmo. Firmo quello che dice mio padre", nel pomeriggio Messi ha diffuso un comunicato a nome della famiglia, dove si sostiene che "non ha compiuto nessuno dei comportamenti che gli sono contestati, essendo false e calunniose le accuse di evasione fiscale e riciclaggio. Si stanno studiando azioni legali contro i media che hanno diffuso la notizia". Secondo i Messi, nelle ricostruzioni giornalistiche vengono "accostati tra loro fatti, congetture, documenti parziali" per utilizzare come richiamo il nome del giocatore "con grave pregiudizio per la sua reputazione". 

"Questo è particolarmente grave quando si tratta di attribuire reati gravi come la frode fiscale e riciclaggio di denaro, portando un danno irreparabile a Lionel Messi", conclude la dichiarazione. 

La nuova tegola dei Panama Papers fa prevedere mesi caldi per Messi, almeno fino a quando a Barcellona comincerà l'udienza per la presunta frode fiscale da oltre quattro milioni, un processo che avrà una tale attenzione da indurre il tribunale a predisporre un'aula apposita. 

Sempre tra difesa e attacco, nel frattempo il fuoriclasse sarà impegnato su tutti i fronti con il Barcellona, prima di condurre la sua nazionale alla conquista della Coppa America. 

PARLA ANCHE TRULLI  

La Baker Street "è una società assolutamente dichiarata. Io sono cittadino italiano, residente all'estero da 18 anni, certificato perché ho già subito un accertamento del fisco italiano. Ho dichiarato questa società con cui faccio sviluppo immobiliare e nient'altro". Lo ha detto a Sky TG24 l'ex pilota di Formula 1 Jarno Trulli per la Baker Street registrata nelle isole Seychelles. Quello che è stato scritto - ha proseguito - è "verissimo, sono azionista unico della Baker Street. Dieci giorni fa ero stato contattato da un giornalista, che mi ha detto che aveva delle notizie in merito a questa società e mi chiedeva se volevo dare chiarimenti. Io giustamente ho detto ‘perché dovrei dare chiarimenti di una mia società, ho diverse società, non solo alle Seychelles, anche in Italia, in Svizzera, in America, un po' ovunque. In quel momento non ho prestato attenzione. Poi ho visto che è scoppiato tutto questo caso, oggi mi chiamano tutti. Sto chiarendo più che altro perché mi sono ritrovato in un grande calderone, dove non capisco sia il mio problema".

Il palinsesto di oggi