Dall'Italia

Regeni. L'Italia all'Egitto: "svolte o misure immediate"

06-04-2016

 

ROMA. Sale la temperatura nei già tesi rapporti tra Italia ed Egitto sul caso Regeni. Il titolare della Farnesina Paolo Gentiloni ha chiesto un "cambio di marcia" al Cairo, altrimenti il governo risponderà con "misure immediate e proporzionate". "Parole che complicano la situazione", ha replicato il ministero degli Esteri egiziano. Il duro botta e risposta è arrivato alla vigilia di un incontro a Roma che si annuncia decisivo tra gli inquirenti dei due Paesi: un'occasione per capire "se ci sarà una piena collaborazione del Cairo", che finora è stata "generica e insufficiente", ha sottolineato Gentiloni in un'informativa a Senato e Camera. 

In gioco, ha avvertito, c'è la "dignità dell'Italia, che non permetteremo venga calpestata". "Ci fermeremo solo davanti alla verità vera perché lo dobbiamo a Giulio, alla sua famiglia e a tutti noi", ha assicurato anche il premier Matteo Renzi, rilevando che adesso c'è la "disponibilità a vedere le carte insieme". 

In aula il ministro ha ripercorso le tappe della vicenda, iniziata il 25 gennaio con la scomparsa del giovane ricercatore nel centro del Cairo e con il ritrovamento del cadavere dieci giorni dopo. L'Italia ha sempre fatto "richieste precise e circostanziate" agli egiziani, che tuttavia hanno risposto fornendo un dossier "carente". 

La matassa, poi, si è via via aggrovigliata, attraverso un "susseguirsi di notizie, versioni più o meno ufficiali, smentite e verità di comodo che sono circolate con troppa frequenza, quasi sempre fuori dai canali istituzionali", ha ricordato Gentiloni. L'ambiguità egiziana rischia di provocare l'inasprimento, o persino la rottura, dei rapporti bilaterali, tanto che il titolare della Farnesina ha promesso "misure immediate e proporzionate" se gli inquirenti egiziani non forniranno elementi sostanziali ai colleghi italiani. 

Le opzioni diplomatiche in campo vanno dal richiamo dell'ambasciatore italiano al Cairo per consultazioni, passando per la pressione sui partner europei per imporre eventuali sanzioni economiche all'Egitto. Un'altra possibilità è dichiarare l'Egitto "Paese non sicuro" per i turisti italiani, come è stato chiesto nei giorni scorsi dagli stessi familiari di Regeni. La reazione del Cairo è stata immediata e tutt'altro che conciliante. Gli avvertimenti dell'Italia "complicano la situazione in quanto arrivano un giorno prima dell'arrivo in Italia degli investigatori egiziani", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Ahmed Abu Zeid. Mentre il presidente Abdel Fatah al-Sisi, pur garantendo la "piena collaborazione e assoluta trasparenza" per "superare con saggezza questi incidenti individuali", ha messo sul piatto anche la richiesta di verità sulla scomparsa di un suo connazionale, Adel Meawwad Heikal, in Italia dall'ottobre 2015. 

La partita diplomatica, adesso, è sospesa fino al confronto tra inquirenti a Roma. Domani e venerdì gli egiziani forniranno ai colleghi la documentazione sulle indagini, che però rischia di essere incompleta - secondo quanto ha appreso l'Ap che cita una fonte anonima della sicurezza - per via di un presunto ostruzionismo degli apparati di sicurezza del Cairo, su cui aleggiano le ombre maggiori, considerando l'efferatezza prolungata delle torture subite da Regeni. Gli italiani temono di non ricevere proprio gli elementi ritenuti più importanti, ossia i tabulati telefonici delle persone che avevano rapporti con Regeni prima della scomparsa e il traffico registrato il 25 gennaio dalle celle telefoniche attorno alla sua abitazione e il 3 febbraio dalle celle nella zona del ritrovamento del corpo. Su questi tabulati, probabilmente, si gioca il futuro delle relazioni diplomatiche tra Italia ed Egitto. Strategiche e dagli importanti riflessi economici, prima che la morte di Giulio Regeni mettesse tutto in discussione.

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