Dall'Italia

Regeni. Gli inquirenti egiziani a Roma

07-04-2016

 

IL CAIRO. Con un dossier di duemila pagine sotto il braccio, gli inquirenti egiziani sono arrivati a Roma per una due giorni di incontri con magistrati e investigatori italiani chiamati a valutare se l'Egitto sta facendo tutto il possibile per scoprire chi ha torturato a morte Giulio Regeni. E, come ha sottolineato il premier Matteo Renzi, accanto ai magistrati c'è la "determinazione" di tutta l'Italia. 

"Siamo impegnati a che su Regeni non sia una verità di comodo ma la verità. Aspettiamo che i magistrati facciano i loro incontri: noi siamo pronti a seguire quel lavoro con grandissima determinazione", ha detto Renzi in un forum al Mattino di Napoli. Il premier ha avvertito che da parte dell'Italia non sarà accettato alcun "tentativo di svicolare rispetto alla verità", la quale è "dovuta" alla famiglia di Regeni ma anche all'Italia e ai suoi storici rapporti con l'Egitto. 

Del resto, come noto, Roma è un partner strategico per il Cairo e fonte di circa sei miliardi di dollari di investimenti l'anno, concentrati su settori prioritari come quello dell'energia. 

E, assieme alla Germania, l'Italia è il principale partner commerciale europeo dell'Egitto. 

Un legame geopolitico ed economico che renderebbe ancora più clamorose le mail anonime inviate a 'La Repubblica' da un presunto elemento della polizia segreta egiziana secondo il quale nella morte del giovane ricercatore friulano sarebbe coinvolto direttamente il presidente Abdel Fattah Al Sisi. 

L'ex generale egiziano infatti resta al momento uno dei principali danneggiati da una vicenda che gli sta alienando un grande alleato (l'Italia) proprio mentre appare sotto pressione da parte degli Usa e di poteri interni o esterni agli apparati egiziani. La sorte della relazione tra Italia e Egitto è comunque in mano alla Procura di Roma. "Lasciamo che lavorino i magistrati e alla fine vedremo se hanno raggiunto l'obiettivo della verità o no", ha esortato Renzi dopo che il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ieri aveva sottolineato che sarà la Procura della Repubblica a valutare se c'è stato un "cambio di marcia" rispetto alla collaborazione "generica e insufficiente" dimostrata finora dalle autorità egiziane o se invece dovranno scattare le "misure immediate e proporzionali" contro il Cairo. 

Indiscrezioni sul dossier che la delegazione guidata dal procuratore generale aggiunto egiziano Mostafa Soliman presenta a Roma segnalano i risultati delle indagini su "200 persone" che hanno avuto rapporti con Regeni, ma l'Italia, a oltre due mesi dal ritrovamento del cadavere del ragazzo, vuole immagini video, tabulati telefonici, referti e verbali. Come confermato dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza, gli incontri di giovedì e venerdì serviranno "per fare il punto" della situazione delle indagini. 

All'incontro partecipano due magistrati e tre ufficiali di polizia egiziani, i colleghi della Procura della Repubblica di Roma e gli investigatori dello Sco e del Ros che seguono il caso. 

Sul volo Alitalia arrivato in serata a Fiumicino non c'era invece Khaled Shalabi, il generale della Sicurezza nazionale incaricato delle indagini pur essendo già stato condannato nel 2003 per aver torturato a morte un uomo: secondo alcune fonti citate stamattina dal quotidiano 'La Stampa', sarebbe lui il 'capro espiatorio' che l'Egitto starebbe per sacrificare sull'altare dei rapporti con l'Italia.

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