Cultura

La tournée della musica dai lager

07-04-2016

 

NEW YORK. Con un violino che ha suonato a Auschwitz parte da New York la tournee di "Songs for Eternity", un concerto di musiche sopravvissute ai campi di concentramento nazisti. La voce straordinaria di Ute Lemper al Center for Jewish Studies ridà vita a Ilse Weber, deportata a Theresienstadt che volontariamente andò alla camera a gas cantando una filastrocca pur di non abbandonare i bambini che le erano stati affidati, o Willy Rosen che nel campo di Westerbork mise assieme "il miglior cabaret d'Olanda" prima di essere deportato a Auschwitz durante la "soluzione finale".

Prodotta dal gruppo no profit Last Musik, il concerto è frutto del lavoro del pianista e musicologo italiano Francesco Lotoro. Ottomila partiture di musica da camera, per orchestra, cabaret, jazz, folk, religiosa e tradizionale, scritta dove si poteva - nelle infermerie, sulla carta igienica o sulla stoffa, sull'erba secca e le gavette del pasto - da 2.700 compositori, più oltre 12.500 documenti da decifrare: tutto ammassato in casa Lotoro a Barletta in una corsa contro il tempo per salvare la musica composta dai prigionieri nei campi di concentramenti. 

Con l'iniziativa "adotta una partitura" che accompagna gli spettacoli, Last Musik si prefigge di sostenere Francesco nello sforzo di preservare. 

Da New York a Mantova, il 18 e 19 aprile nel set eccezionale della Sinagoga Norsa Torrazzo e del teatro del Bibiena e poi a Dachau. Ad accompagnare il viaggio di "Songs for Eternity" è il violino di fine ottocento che il collezionista di strumenti musicali milanese Carlo Alberto Carutti ha scoperto da un antiquario torinese. 

Decorato con una stella di Davide di madreperla intarsiata, al suo interno contiene un "messaggio in una bottiglia": un pezzo di carta con le parole "Der Musik Macht Frei", la musica rende liberi. Sotto c'è un pentagramma con le note di un canone inverso e dei numeri, sopra un filo spinato. Carutti ha ricondotto quei numeri alla sequenza marchiata sul braccio di un giovane torinese, Enzo Levy, deportato a Auschwitz con la sorella Eva Maria, una violinista di 22 anni. 

Il violino è quello di Eva Maria, che si suicidò lanciandosi contro il filo spinato dopo quattro mesi di lager? È quello che Enzo, sopravvissuto, riportò in Italia per togliersi la vita pochi anni dopo? È uno dei tasselli del viaggio di Lotoro per conservare arte prodotta in nome della civiltà, un patrimonio dell'umanità che rischia di scomparire per sempre. 

Il palinsesto di oggi