Sport

Sinisa è fuori, Milan a Brocchi

12-04-2016

 

 

MILANO. Svolta al Milan. Sinisa Mihajlovic sperava di giocarsi almeno la finale di coppa Italia e invece il suo addio appare ormai imminente. Tentato dall'idea di accelerare il cambio in panchina dopo tre sconfitte e due pareggi nelle ultime cinque partite, Silvio Berlusconi in serata ha convocato ad Arcore l'ad Adriano Galliani e l'allenatore della Primavera Cristian Brocchi (accompagnato dal vice Alessio Lazzarini), che dopo tre ore probabilmente è uscito di vertice in veste di allenatore in pectore della prima squadra. 

Dalla società non arriva alcun segnale, ma Berlusconi avrebbe già deciso di anticipare l'avvicendamento che aveva comunque in serbo per giugno, anche se Galliani spingeva per Marcello Lippi. La decisione potrebbe essere ufficializzata in mattinata. E, secondo alcune ricostruzioni, Galliani l'avrebbe già comunicata al serbo, a Roma per trascorrere i due giorni di riposo concessi alla squadra dopo il ko con la Juventus. 

Da tempo gelido nei confronti di Mihajlovic, l'ex premier nelle uscite pubbliche delle scorse settimane aveva messo in sospeso la situazione, rimandando ogni decisione all'indomani della finale di coppa Italia del 21 maggio contro la Juventus. Ma gli sfoghi privati dell'ex premier facevano prevedere prima o poi il quarto esonero in due anni e un'altra partita contro i bianconeri, quella persa (pur senza sfigurare) sabato scorso a San Siro, ha con ogni probabilità segnato il capolinea per Mihajlovic. 

Alla ripresa degli allenamenti a Milanello, oggi pomeriggio, dovrebbe esserci dunque Brocchi (il terzo debuttante in due anni, dopo Seedorf e Inzaghi) a guidare la squadra e preparare la prima delle ultime sei partite di campionato, in cui i rossoneri devono mantenere il sesto posto che vale i  preliminari di Europa League, e poi la finale di coppa Italia, l'occasione per il primo titolo dopo cinque anni di astinenza. 

Mihajlovic voleva metterci la firma, ma il tempo per lui sembra proprio scaduto. "A casa comunque non ci resto, troverò una squadra", ripeteva nelle scorse settimane il serbo senza troppo scomporsi di fronte alla possibilità di essere cacciato. Lo scenario più probabile per lui è la Lazio, dove l'esonerato Stefano Pioli è stato appena sostituito dall'allenatore della Primavera, Simone Inzaghi. Un avvicendamento identico a quello che si profila al Milan. 

 

 

Palermo

Via Novellino, torna Ballardini

 

PALERMO. Era contento come un bambino Walter Novellino quando un mese fa approdò alla panchina del Palermo: un po' di serie A dopo anni di B. Ma la situazione era quasi disperata e lo sapeva; non tanto per la classifica, quanto per il basso tasso tecnico della squadra e l'alto livello di tensione che si respira in rosanero dopo la girandola di tecnici e i risultati deludenti di un'annata da dimenticare. 

Già domenica sera, dopo la sconfitta con la Lazio, aveva capito che era meglio non fare programmi e ieri pomeriggio è arrivato puntuale l'esonero da parte del presiedente Maurizio Zamparini che ha contattato Davide Ballardini, promettendogli più libertà e un contratto che potrebbe allungarsi fino al 2017, con un eventuale premio promozione. Manca ancora l'ufficialità e in viale del Fante le bocche rimangono cucite, ma sembra chiaro che sarà l'allenatore ravennate a tentare l'impresa, a partire da oggi, nel ritiro di Coccaglio, in Lombardia.  Ma il Palermo, in questa stagione all'ottavo cambio in panchina, sembra ormai assuefatto alle "novità" e difficilmente ci sarà quella scossa tanto auspicata. Il dato positivo è che Carpi e Frosinone hanno perso, ma il calendario è in salita per i rosanero. Novellino è comunque convinto che la squadra siciliana possa ancora farcela. 

"La fortuna a volte nel calcio aiuta e io non sono stato fortunato - ha spiegato -. Sono deluso per come è andata, ma ringrazio Zamparini per l'opportunità che mi ha dato. I risultati non mi hanno dato ragione, appena un punto in quattro partite anche se con Empoli e Napoli abbiamo fatto grandi gare, ma le grandi partite non contano e domenica sera abbiamo perso male". 

Il patron Zamparini, ospite di Radio 24, ha commentato amaramente: "Siamo già con un piede in B, non abbiamo la mentalità per salvarci, sono retrocesso anche con Dybala e Ilicic. Non siamo abituati a combattere come Carpi e Frosinone". "Andare in serie B non è la fine del mondo - ha rincarato -. Tutti gli anni tre squadre vanno in B, il Verona va giù dignitosamente. Non è la fine del mondo, l'altra volta ci ho rimesso 30 milioni, ora c'è un paracadute importante . Vendo anche se resto in serie A, e se non vendo non faccio più il presidente", ha aggiunto Zamparini che poi picchia duro sulla gestione Novellino: "Ha fatto un punto in quattro partite e preso sei gol. Il Palermo è inguardabile. Gli voglio bene perché mi ha portato in serie A 25 anni fa. Ma è un pò attempato". 

Quanto all'oramai ex tecnico rosanero, "spero che questo serva per dare qualcosa che manca alla squadra. Sono convinto - ha detto Novellino - che questi ragazzi hanno solo bisogno di serenità e basta". Serenità che mancava, per la verità, anche ai tempi di Ballardini, che ha guidato il Palermo tra novembre e gennaio. 

L'epurazione di Daprelà, Maresca e Rigoni dopo l'eliminazione in Coppa Italia e soprattutto il duro scontro, con tanto di strascichi legali, tra Ballardini e il capitano Stefano Sorrentino, non fanno ben sperare. Ma bisogna superare gli attriti e la paura per salvarsi. Già a partire dalla "mission impossible" allo Stadium contro la Juventus. 

Il posticipo

Il rientro di Totti non basta alla Roma

 

Di Alessandro Castellani 

 

SUI PALI DELLA PORTA del Bologna, ben tre colpiti tutti da Salah, si sono forse infrante le speranze di secondo posto della Roma di Spalletti. 

L'1-1 nel posticipo della 32ª giornata lascia i giallorossi a -6 dal Napoli, così come 6 restano i punti di vantaggio sull'Inter, quarta. Un limbo che la Roma di ieria sera si è meritata, un po' per sfortuna, ma anche molto per una incapacità di tradurre in gol la marea di azioni costruite. 

Nemmeno l'ingresso di Totti a inizio ripresa, che pure ha aiutato riequilibrare il risultato, e tantomeno quello successivo di Dzeko, hanno cambiato tale stato di cose. 

Spalletti temeva un calo di tensione, che magari non c'è stato, ma l'attacco più forte del campionato ha fatto cilecca contro una squadra che veniva da tre sconfitte consecutive. Onore a Donadoni, che dopo la Juve ha frenato anche la Roma, nonostante le mille assenze, e che sta portando il Bologna ad una tranquilla salvezza. 

Spalletti doveva solo rimpiazzare la pur non indolore assenza di Nainggolan, fermo per squalifica, e ha scelto di chiamare al suo posto Iago Falque, inserendo poi De Rossi, al rientro da titolare dopo quasi due mesi, per Keita. Linea degli avanti confermata, con Salah, El Shaarawy e Perotti "falso nueve", e nuova bocciatura per Dzeko, rimasto in panchina insieme con capitan Totti. 

Donadoni, privo per squalifica (Giaccherini) e infortunio (tra gli altri Destro) di una decina di pedine importanti, ha optato per un prudente 4-5-1, con il solo Floccari davanti come guastatore. 

La doppia cerniera rossoblù ha reso complicate le trame offensive della Roma, che però presto ha trovato una chiave con le folate sulla sinistra di Perotti, Digne ed ElSha. Tale lavoro ha messo Salah nelle condizioni di colpire al 15' ma sul suo colpo di testa Mirante ha salvato, aiutato dal palo, e sulla ribattuta il Faraone ha segnato ma in netto fuorigioco. Poco dopo lo stesso Salah, lanciato da Perotti è scattato tutto solo ma il portiere si è ancora superato, deviando la palla ancora sul palo. 

A quel punto, inatteso, è giunto il gol del Bologna - che comunque non aveva mai rinunciato a proporsi in avanti - frutto al 25' di un bel colpo di testa di Rossettini in tuffo su punizione di Rizzo. 

Dito puntato su Ruediger, poco efficiente nel trattenere l'affondo del bolognese, ma se la Roma ha chiuso poi il primo tempo in svantaggio la colpa è soprattutto di una eccessiva leziosità e dei troppi errori al limite dell'area a sprecare il gran lavoro preparatorio. 

Nella ripresa, Spalletti ha inserito Totti al posto di Iago Falque, deludente, e la Roma si è buttata in avanti ma ancora una volta Salah si è visto negare il gol dal palo, quasi un record. Il suo momento è venuto però poco dopo, al 5', quando Totti, cui De Rossi ha ceduto la fascia, lo ha lanciato in verticale tutto solo davanti a Mirante, che stavolta non ha potuto fare nulla. 

Il pareggio ha messo le ali a giallorossi, anche galvanizzati dalle giocate da applausi del capitano, ma pian pian la spinta si è affievolita e nemmeno l'ingresso di Dzeko a 20' dalla fine ha potuto cambiare le cose, mentre il Bologna ha tenuto sempre la trincea con lucidità, cercando di fare male in contropiede. 

Un punto meritato, per i rossoblù, e un'occasione sprecata per la squadra di Spalletti. 

Il palinsesto di oggi