Dall'Italia

Delitto Regeni. Roma insiste: "dateci i tabulati"

15-04-2016

ROMA. La procura di Roma torna a bussare alla porta dei magistrati egiziani con una nuova rogatoria internazionale per chiedere ancora una volta elementi considerati chiave per trovare i colpevoli della morte di Giulio Regeni: tabulati telefonici, dati delle celle telefoniche e testimonianze. 

All'indomani del discorso del presidente Abdel Fattah Al Sisi - che ha scagionato i servizi segreti egiziani e invitato gli inquirenti italiani a tornare in Egitto - il pm Sergio Colaiocco ha inoltrato l'atto per via diplomatica. È la mossa dell'ufficio del procuratore Giuseppe Pignatone dopo il fallimento dell'incontro tra investigatori italiani ed egiziani l'8 e 9 aprile scorsi a Roma. La rogatoria internazionale é stata inviata al ministero della Giustizia italiano, che attraverso il ministero degli Esteri la farà arrivare al Cairo, al procuratore generale d'Egitto Ahmed Nabil Sadeq. Dopo la delusione seguita alla riunione italo-egiziana la procura fece sapere che non avrebbe lasciato "nulla di intentato per fare luce sull'omicidio di Giulio Regeni". 

Riguardo alle testimonianze richieste si tratta di persone sentite dalla polizia egiziana sulla scomparsa del 28/enne ricercatore universitario, il 25 gennaio al Cairo, e sul ritrovamento del suo cadavere il 3 febbraio sulla strada per Alessandria. 

Tra le dichiarazioni che la procura vorrebbe acquisire quelle dei parenti dei cinque componenti della presunta banda criminale uccisi in un conflitto a fuoco con le forze di sicurezza egiziane. Gruppo che sarebbe responsabile del sequestro e dell'omicidio, secondo la versione delle autorità egiziane. 

Una storia che non ha certo convinto gli investigatori italiani per le troppe incongruenze. I tabulati telefonici di cui è stata sollecitata la consegna sono riferibili a 13 egiziani, tra cui anche i cinque banditi. 

L'ultima richiesta è la consegna dei dati raccolti dalle celle telefoniche agganciate dai cellulari nelle zone dove sarebbe passato Regeni. Dopo il fallimento dell'incontro tra inquirenti egiziani e italiani Palazzo Chigi, la settimana scorsa, ha richiamato l'ambasciatore Maurizio Massari per consultazioni e valuta ora nuove mosse diplomatiche. Al Sisi ha affermato che non sono stati i servizi segreti egiziani a uccidere il ricercatore - torturato orrendamente per giorni -, bensì non meglio definita "gente malvagia". 

Il generale ha dato la colpa ai media e ai social network del suo Paese per la piega presa dalla vicenda, invitando gli investigatori italiani a tornare in Egitto. Secondo il presidente della Commissione parlamentare Diritti Umani, Luigi Manconi (Pd), il discorso di Al Sisi é "un ulteriore passo indietro", "la sua posizione, si è, se possibile, ulteriormente irrigidita". Per il presidente della Commissione Difesa del Senato Nicola Latorre (Pd) "è arrivato il momento per Al Sisi di corrispondere a questa esigenza" di collaborazione con i magistrati italiani. 

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