Dall'Italia

Trivelle. I referendari fanno ricorso

18-04-2016

 

 

ROMA. Il fallimento del referendum contro le trivelle non ferma i promotori. Le associazioni del Comitato per il sì presenteranno un ricorso al Mise per chiedere il blocco immediato di cinque concessioni estrattive entro le 12 miglia "scadute da anni". 

E il 'day after' porta con sé anche la coda velenosa di uno scontro politico che ha aperto un nuovo fronte non solo tra governo e minoranze ma anche dentro il Pd. Ma per Matteo Renzi la questione è chiusa: "Il popolo ha parlato, le Regioni si occupino di tenere pulito il mare", taglia corto il premier nello scontro a distanza con il governatore pugliese Michele Emiliano. Superato con successo lo scoglio referendario, il governo si prepara oggi ad affrontare la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni sull'onda dell'inchiesta petrolio in Basilicata e delle dimissioni del ministro Guidi. 

Un passaggio che non preoccupa affatto la maggioranza, certa dei numeri e dell'appoggio, che non dovrebbe essere determinante, anche dei verdiniani. "Siamo affezionati alle mozioni di sfiducia - ironizza il premier - ce ne fanno una ogni quindi giorni, quando sono stanchi una al mese". Tentativi di spallata che in realtà, secondo la maggioranza, si rivelano boomerang che rafforzano in il governo. 

Così come il mancato raggiungimento del quorum sulle trivelle conforta la maggioranza in vista della sfida su cui Matteo Renzi in primis ha puntato tutte le sue fiches: il referendum costituzionale di ottobre. 

Fino ad allora, il presidente del consiglio punta a spiegare le ragioni "di una politica più semplice", attribuendo agli avversari la volontà di strumentalizzare la consultazione, come fatto con il quesito sulle trivelle. 

Ma se M5S prende atto del risultato e attribuisce il fallimento al fatto che i cittadini, sostiene Luigi Di Maio, "l'hanno snobbato quando hanno capito che era diventato terreno di scontro tra bande del Pd", i comitati per il sì ed il governatore pugliese Michele Emiliano, diventato capofila dei No-Triv, non mollano la presa. 

Il presidente del Comitato per il sì Pietro Lacorazza rivendica che grazie al referendum "ci sono state modifiche alla normativa approvata dal Parlamento, Petroceltic e Shell hanno rinunciato ed i permessi di ricerca sono stati bloccati". Convinto che i 15 milioni di votanti siano una vittoria resta Emiliano che contesta le accuse del premier a chi "per una conta politica" ha cavalcato il referendum. "Non si deve trasformare questa pagina di democrazia in una contesa personale, al solo scopo di evitare di entrare nel merito della questione", replica il presidente della Puglia che chiede al governo di rispettare l'indirizzo di politica energetica emerso da chi è andato a votare. 

Ammette la sconfitta ma chiede "rispetto" per i milioni di votanti la sinistra dem che rinvia il confronto con Renzi ai prossimi appuntamenti, dalle amministrative al referendum sulle riforme. "Tra le missioni di un leader c'è la necessità di tenere unito il suo campo", è la critica che Gianni Cuperlo rilancia invitando alla "cautela" nei paragoni tra il voto di ieri e la consultazione di ottobre "su una materia che chiamerà ciascuno, e presto, a una prova di chiarezza e saggezza". 

Il palinsesto di oggi