Analisi e commenti

Elezioni all'estero. La risposta di Di Biagio alla proposta di Farina

Di Aldo Di Biagio

03-05-2016

Pubblichiamo questa nota di Aldo Di Biagio, senatore Ap eletto in Europa, a commento della proposta di modifica della legge per il voto all'estero del parlamentare del Pd Gianni Farina, anch'egli eletto all'estero.

 

Sa tanto di retorica la volontà di procedere con uno stravolgimento della legge Tremaglia in nome di una tanto ambita e ventilata trasparenza bypassando il problema e concentrandosi su proposte che sembrano essere invece funzionali a ben altri calcoli strategici di matrice elettorale.

A sostegno della proposta si addita la sussistenza di collegi troppo ampi e si esalta l'urgenza di un procedimento elettorale trasparente, addirittura rintracciando tra le cause del ridimensionamento del numero dei votanti nelle ultime consultazioni proprio questo, ignorando che alla base di tali dati esistano elementi di ben altra natura, e qualcuno lo dovrebbe sapere bene.

L'attuale configurazione delle circoscrizioni corrisponde ad un'esigenza di praticità operativa che finora non ha assolutamente intaccato la definizione di un rapporto fiduciario con i rappresentanti e non ha mai rappresentato un limite, così come il numero di preferenze raccolte dai singoli candidati ha confermato. Di contro invece tutti sanno bene gli strumenti di garanzia per una maggiore trasparenza si rinvengono in ben altri approcci.

Il sistema proporzionale attuale è quello che garantisce più di ogni altro tutte le rappresentanze, anche territoriali. D'altro canto se la preoccupazione dell'amico Farina è che vi sia uno sbilanciamento verso quei paesi come Svizzera e Germania, sia Farina che io stesso siamo la prova che smentisce il suo ragionamento essendo stati eletti pur non essendo residenti in quei due paesi.

A fronte di questa proposta di legge, allora, ne suggerisco un'altra ancora più pragmatica che il mio gruppo farà incardinare al più presto in commissione. Una proposta di legge che prevede il superamento delle preferenze per evitare personalismi e circhi vari con un conseguente taglio della spesa di oltre la metà, un affidamento dell'individuazione dei rappresentanti ai singoli partiti, responsabilizzando questi ultimi ed evitando personalizzazioni, furbizie e accordi di spartizione, quelli sì che potrebbero compromettere proprio la correttezza delle procedure di espletamento del voto. Tra l'altro in questo modo si armonizzerebbe - come potrebbe essere giusto - il sistema estero a quello nazionale.

La frammentazione dei collegi proposta da Farina andrebbe ad esasperare proprio la suddetta personalizzazione innescando un anacronistico sistema di vassallaggio territoriale che - come tutti sanno, compreso i proponenti - andrebbe a favorire determinati partiti o movimenti territorialmente radicati, e tra l'altro rappresentati da strutture come, tra le altre, alcuni patronati, incoraggiando accordi tra questi atti a spartirsi "la piazza" compromettendo in maniera plateale le potenzialità rappresentative di tutte le altre realtà politico e partitiche, innescando un palese deficit di democrazia che in un momento delicato come questo sarebbe particolarmente deleterio soprattutto tra i nostri connazionali.

Dico all'amico Farina, di cui ho grande rispetto, che la sua proposta è pertanto assolutamente irricevibile sotto il profilo formale, sostanziale ed in particolare essendo espressione di un accurato calcolo strategico che mira a contenere in maniera palese e non vorrei dire pericolosa le potenzialità di rappresentazione democratica tra le nostre comunità ventilando un tale progetto come strumento di trasparenza. Appare chiaro che il collega voglia, per usare una metafora che sicuramente conosce, "nuotare a rana" per portare tutta l'acqua al suo mulino, ma questa traversata non sarà così semplice.  

*Senatore Ap eletto in Europa 

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