Analisi e commenti

Chi sbuca all'ultima curva? I repubblicani superstiti e il partito spaccato

Di Alberto Pasolini Zanelli

04-05-2016

 

 

 

 

 

I repubblicani superstiti della decimazione subita nella lunga primaria del 2016 ascoltano, forse ma malvolentieri, la campana dell'ultimo giro; anche se, tecnicamente, sono tuttora impegnati nel penultimo. Ieri è stato il turno dell'Indiana, che deve spedire alla Convenzione nazionale estiva di Cleveland, una ventina di delegati in tutto, mentre già incombe il turno della California, Stato gigante che ne produce centinaia. Eppure non solo i candidati ma anche gli "esperti" hanno deciso che vincerà colui che sbucherà per primo dall'ultima curva di Indianapolis. 

Si parla dei repubblicani, naturalmente, perché i democratici stanno già assistendo al "giro d'onore" di Hillary Clinton, che ha accentuato il proprio sorriso professionale e pare essersi tirata dietro almeno un poco l'appassionato "socialista" Bernie Sanders. Entrambi interpretano, sul loro angolo di palcoscenico, il ruolo del "gentiluomo". Sull'altro versante i repubblicani sono impegnati in un duello che ignora il fioretto e lo sostituisce non con la spada ma con la mazza ferrata. 

Questi sono gli esempi che hanno fatto il giro non solo dell'America ma del mondo. Mai un candidato alla presidenza era stato definito "Satana incarnato" da un collega di partito, rilucidato poco dopo in un linguaggio egualmente diabolico ma un po' più colto, Lucifero invece che Satana. È toccato a Ted Cruz, senatore del Texas e secondo in "classifica" per la Casa Bianca. L'autore dell'anatema è John Boehner, fino a pochi mesi fa leader della maggioranza repubblicana al Senato. Che ha poi precisato di non aver mai conosciuto un simile "figlio di puttana, più miserabile". Appartengono entrambi all'ala conservatrice del Partito repubblicano. 

È vero che il linguaggio ha sorpreso meno di quanto sarebbe stato pensabile fino all'inizio di questa campagna elettorale. Ad aprire la serie è stato l'aspirante repubblicano numero uno alla Casa Bianca, che già in apertura del primo dibattito plenario scagliò pesanti allusioni contro una candidata del suo partito, definendola "una racchia", riservando altre eleganti "frecciate" a Hillary Clinton, colpevole di essersi trattenuta un po' troppo lungo alla toilette (luogo frequentato in queste settimane da una battaglia legislativa riguardante quale delle due porte con scritta "ladies" e "gentlemen" debba aprire un transgender, ossia un uomo diventato donna o una donna diventata uomo. La nuova legge promulgata da uno Stato precisa che per entrare in un wc bisogna avere un certificato che precisi di quale sesso uno era quando è nato. Trump, spicciativo anche nelle parole ma non sempre privo di buon senso, consiglia invece ad "entrare dalla porta in cui uno si sente più sicuro"). 

Questo il lessico. Le ideologie non sono meno specifiche; le passioni sono ancora più roventi. Anche perché i protagonisti superstiti appartengono non solo allo stesso partito ma anche alla stessa corrente: quella Destra della Destra che fu battezzata qualche anno fa come Tea Party, con lo scopo iniziale e urgente di impedire a Barack Obama di governare. In buona parte ci riuscì, ma adesso si vede a che prezzo: di una gara "selvaggia" all'interno del Gop con uno scambio di "scomuniche" che rischia di portare alla sconfitta nelle urne di novembre chiunque ottenga la nomination repubblicana e ha già emarginato i più apprezzati e illustri repubblicani che hanno in un passato anche recente conquistato la Casa Bianca con programmi coerentemente ma civilmente conservatori: l'ultimo è naturalmente Ronald Reagan, che si lasciava definire volentieri "Mr. Conservative" e che in due turni "presidenziali" trionfò rispettivamente in 46 e in 49 Stati su cinquanta. E che riuscì a mantenere per otto anni quel suo sorriso e a far cadere il Muro di Berlino e sprofondare il regime sovietico. 

Reagan adesso è un'icona cui si rende omaggio ma cui non si vuole o non si sa ispirarsi. Più ancora dell'ideologia, lo stile è diverso, opposto. E i risultati si vedono già, prima ancora del voto di novembre. La Casa Bianca sembra nel mirino di un personaggio politico come Hillary Clinton che dovrebbe appartenere al passato, compreso quello "dinastico" e che è stata contrastata fino all'ultimo da un signore quasi sconosciuto che si è fatto largo servendosi di ideali fino all'altro giorno definiti da "antiquariato" come il Socialismo e la Rivoluzione. Appare sempre più difficile per i repubblicani riconquistare il terreno perduto. Almeno finché continueranno a servirsi di una lotta a colpi di termini scurrili e allusioni "infernali". 

Pasolini.zanelli@gmail.com 

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