Analisi e commenti

Trump e il problema donne

Di Domenico Maceri*

08-05-2016

 

 

"Hillary gioca la carta della donna, ma vi garantisco che se fosse un uomo non prenderebbe nemmeno il 5% dei voti". La stoccata di Donald Trump alla Clinton subito dopo le primarie del Nordest reitera gli attacchi alle donne già note del magnate di New York. 

Lo aveva fatto in tante occasioni e la ripresa del tema ha sorpreso alcuni analisti specialmente considerando la "nuova" strategia di Trump di ricrearsi come "presidenziale" dimostrato dal suo scialbo discorso sulla politica estera. 

Il danno con le donne però è già fatto. Parecchi sondaggi di diverse agenzie ci dicono che sette su dieci donne vede il magnate di New York in termini negativi. Avendo anche alienato gli ispanici, gli afroamericani, i musulmani e tanti altri elettori americani che in modo o nell'altro sarebbero imbarazzati da una presidenza di Trump, il ritorno alla misoginia ricalca la fossa che si è scavato all'elezione generale di novembre. In uno scontro diretto con l'ex first lady, Trump ne uscirebbe sonoramente sconfitto (50 percento Clinton, 39 percento Trump). 

Il voto delle donne, il 53 percento degli elettori americani, è ovviamente cruciale. Nonostante la marcia indietro di Trump che lui rispetta le donne più di tutti, gli insulti a donne specifiche come Carly Fiorina, Heidi Cruz, moglie del suo ex avversario Ted Cruz, e Megyn Kelly, la giornalista di Fox News, lo contraddicono. Ma anche riferendosi alle donne in generale Trump le ha definite "maiali grassi, cani, sciattone, disgustosi animali". 

Nonostante questi atteggiamenti nelle primarie repubblicane di New York, stravinte da Trump (60 percento), anche le donne gli hanno sorriso (59 percento). Bisogna però ricordare che solo il dieci percento degli elettori nello Stato di New York sono iscritti al Partito Repubblicano e che in generale si tratta di uno Stato che tipicamente vota per i candidati democratici alle elezioni presidenziali. 

La sospensione della campagna di John Kasich e Cruz dopo le primarie in Indiana ha letteralmente consegnato la nomination a Trump. Ciò potrebbe spingerlo a cambiare strada e rimangiarsi tutti gli insulti che in grande misura gli hanno conferito successo politico fin qui. In effetti, un cambiamento radicale sulle donne, difficile ma non impossibile per Trump, potrebbe spianargli la strada alla Casa Bianca. Non avverrà perché tradirebbe i principi repubblicani riguardo le donne che Trump ha portato, come in altre aree, agli estremi. 

Si ricordano le prese di posizione del Partito Repubblicano e l'opposizione all'aumento del salario minimo, il congedo familiare pagato, l'uguaglianza salariale fra uomini e donne, e l'aborto. Oltre alle sue ripetute asserzioni anti-donne il magnate di New York ha anche dichiarato che le donne che abortiscono andrebbero punite. 

Questa "guerra alle donne" già tipica del Gop e "perfezionata" da Trump ha fatto raggiungere la conclusione di una sicura sconfitta di Trump alle elezioni di Novembre a Tim Miller, ex consigliere di Jeb Bush. Questi ha detto che che la vittoria di Trump sarebbe possibile se il Gop riuscisse a "eliminare il suffragio femminile". 

Alcuni analisti hanno però suggerito un'altra strada per ridurre il gap con le donne. Trump potrebbe nominare una donna come sua vice, percorso già utilizzato però fallito da Cruz, il quale aveva nominato Carly Fiorina come suo numero due. 

La nomina del candidato alla vicepresidenza è ovviamente importante ma come ha anche ammesso Trump non determinante dato che gli elettori fanno la loro scelta guardando al candidato principale e non al numero due. Ciononostante Trump dovrà fare qualcosa di drammatico per ribaltare le chiare indicazioni dei sondaggi che predicono una sicura sconfitta. Brucerà in modo particolare perché avrà luogo mediante una donna. Hillary Clinton già lo aspetta a novembre. L'ex first lady non cadrà nella trappola di Marco Rubio il quale cercò di rispondere a Trump gettandosi nel campo di fango del suo rivale. Rispondendo all'insulto sull'accusa di ricevere voti solo per il semplice fatto di essere donna, l'ex first lady ha ribattuto professionalmente dicendo che "se giocarsi la carta delle donne significa battersi per la sanità alle donne, il diritto al congedo parentale, la paga uguale per tutti, allora sì, mi gioco la carta delle donne". 

*Docente di lingue all'Allan Hancock College, Santa Maria, California  

(dmaceri@gmail.com) 

 

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