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Cessione del Milan. I cinesi hanno fretta

11-05-2016

MILANO. La definizione degli aspetti finanziari dell'operazione, la governance, il piano commerciale, l'ipotesi della costruzione di uno stadio: abbondano i temi da definire fra Fininvest e la cordata cinese nel mese di tempo previsto dall'accordo per trattare in via esclusiva e nel quadro delineato dal promemoria di intesa siglato ieri. Il traguardo è fissato al 15 giugno (se necessario le parti potranno concordare una breve proroga), in tempo perché la nuova società possa concentrarsi sulla prossima stagione sportiva (nel frattempo il Milan può operare d'intesa con la controparte), che dovrà essere necessariamente quella del rilancio. 

Attraverso l'advisor Sal Galatioto, gli investitori cinesi che puntano ora al 70% del club (per circa 700 milioni di euro, debiti inclusi) e in due anni al 100%, hanno fatto sapere di essere "fiduciosi di chiudere la compravendita in maniera rapida". A fine maggio è previsto un "tagliando" del negoziato, che dopo l'accordo di esclusiva, prosegue più intenso. 

Prima o poi cadrà anche il velo sui componenti della cordata, che già si era fatta avanti un anno fa, quando Silvio Berlusconi non voleva prendere in considerazioni offerte per la maggioranza e avviava con Bee Taechaubol un'operazione mai portata a termine. 

I nomi più ricorrenti nelle ricostruzioni sul consorzio sono quelli dell'inventore del motore di ricerca Baidu, Li Yanhong (detto Robin Li), e di un altro magnate come Jack Ma, che è socio dell'Evergrande Real Estate Group e comproprietario del Guangzhou Evergrande, con cui Marcello Lippi ha vinto la Champions asiatica. "Gente affidabile? Porca miseria, questi sono fra gli uomini più ricchi della Cina - ha detto l'ex ct - Ho mantenuto buonissimi rapporti ma non ho mai ricevuto una mezza telefonata da nessuno di loro che mi dicesse: ‘Che cosa dici, Marcello? Facciamo bene?'. È anche vero queste grandi società si affidano a degli advisor e non dicono niente a nessuno. Può darsi tutto". 

I soci dovrebbero essere 7-8, e l'idea di non lasciare a un unico proprietario tradizionale è una delle perplessità di Berlusconi, che di sicuro vuole verificare le reali intenzioni dei nuovi potenziali azionisti di maggioranza di investire per rilanciare il Milan. L'ex premier potrebbe rimanere coinvolto, almeno in un periodo di transizione. Per lui sarebbe pronta la carica di presidente onorario, la stessa che ricopre attualmente anche se ora il ruolo è tutt'altro che a puro titolo d'onore. 

Va definito anche il resto della governance. 

Non è detto che siano confermati i due ad, Adriano Galliani e Barbara Berlusconi ma la seconda potrebbe avere un posto nel cda, ovviamente rivoluzionato secondo i nuovi equilibri societari. Lo stadio di proprietà potrebbe presto tornare d'attualità, considerato una via per aumentare i ricavi, obiettivo al centro anche del piano commerciale per lo sfruttamento del brand in Oriente. E non è esclusa la possibilità più avanti di seguire la strada della quotazione su una Borsa asiatica.

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