Analisi e commenti

Le ansie di Ryan su Trump

Di Domenico Maceri*

15-05-2016

 

"Non sono ancora pronto a sostenere Donald Trump". Ecco come ha reagito Paul Ryan, speaker della Camera, poco dopo la vittoria di Trump alle primarie in Indiana. Reince Priebus, invece, leader del Partito Repubblicano, aveva già annunciato in un tweet che il magnate di New York era il presumibile candidato del Gop e che bisognava unire il partito. 

Le reazioni divergenti di questi due leader del Partito Repubblicano alla conquista della nomination riflettono l'ansia del Gop per l'elezione di novembre non solo al livello presidenziale ma anche per quanto riguarda i possibili effetti sul controllo del Senato e della Camera. 

Fra quelli che hanno già dichiarato il loro sostegno a Trump spicca Chris Christie, governatore del New Jersey, che aveva già annunciato il suo endorsement nel mese di febbraio. Altri luminari del Gop si erano aggiunti a Christie come il senatore Jeff Sessions dell'Alabama e parecchi governatori come Paul LePage del Maine, Rick Scott della Florida, Mike Pence dell'Indiana e Mary Fallin dell'Oklahoma. Mitch McConnell, presidente del Senato, ha anche lui dichiarato di sostenere il candidato repubblicano. 

Rick Perry, ex governatore del Texas e Bobby Jindal anche lui ex governatore della Louisiana, hanno dichiarato il loro appoggio. Questi due, anche loro candidati alle primarie, avevano espresso parole poco dolci su Trump. Perry, infatti, aveva apostrofato la candidatura di Trump come "un cancro del Partito Repubblicano". Adesso però Perry non rifiuterebbe di fare parte di questo cancro come vicepresidente. 

Altri però non si sono dichiarati al riguardo tranne che per dire che sosterranno chiunque sia il vincitore repubblicano della nomination. 

Altri ancora sono stati evasivi ma anche parecchie voci si sono già alzate decisamente contro il magnate di New York creando il gruppo Never Trump (Mai Trump). Tra questi Charlie Baker, governatore del Massachusetts, il senatore Jeff Flake dell'Arizona, il senatore Dean Heller del Nevada, e il senatore Lindsey Graham della South Carolina. 

Tutti contrari a Trump gli ex presidenti George Bush padre e figlio come pure Jeb Bush, sconfitto alle primarie quest'anno. I Bush non saranno nemmeno presenti alla convention del Partito Repubblicano come avevano fatto in precedenza. Mitt Romney, portabandiera del Partito Repubblicano nel 2012 e sconfitto da Obama, ha anche lui detto che non offrirà il suo endorsement. 

Ryan ha incontrato Trump per fare la pace e ricucire i rapporti ma non ha ancora offerto il suo endorsement. Forse più in là, ma sarà difficile se si ricordano le parole di disappunto dello speaker all'indomani dell'annuncio di Trump che voleva proibire l'ingresso dei musulmani negli Stati Uniti. 

Lo stile di Ryan e Trump non potrebbe essere più diverso. Il primo è un politico serio anche se di idee abbastanza conservatrici e persino estremiste. Trump invece, oltre ai suoi attacchi farneticanti, sembra vacillare da un tema all'altro. Recentemente ha fatto marcia indietro sull'aumento del salario minimo e l'aumento delle tasse agli ultra-ricchi. 

Lo stile di Trump e i suoi attacchi ai messicani, alle donne, ai musulmani, come pure la sua ignoranza di politica estera disturbano Ryan. Lo speaker intravede anche un forte impatto negativo su tutti i candidati della Camera e del Senato considerando le idee xenofobe del magnate di New York. 

I candidati repubblicani alle elezioni di novembre dovranno scegliere se abbracciare Trump con tutti i suoi bagagli negativi o allontanarsi dal numero uno del loro partito con un programma che diverge dalla piattaforma che il Gop formulerà alla convention. 

Questo dilemma, riconosciuto da Ryan, lo ha chiarito anche John McCain. Secondo Politico, l'agenzia di giornalismo politico, il senatore dell'Arizona ha dichiarato a un gruppo di sostenitori che, considerando l'alta percentuale di elettori latinos e le frasi offensive di Trump sui messicani, lui "dovrà sudare sette camice" per ottenere la rielezione. 

Ryan riconosce che a novembre essere legati a Trump sarebbe tossico e i repubblicani potrebbero facilmente perdere non solo l'opportunità di riconquistare la Casa Bianca ma il loro controllo del Senato e persino quello della Camera sono in pericolo. 

In un'intervista alla Cnn, Ryan ha spiegato alcuni dei dubbi su Trump e la sua campagna. Lo speaker ha suggerito che il suo partito non nomina sempre un Lincoln o Reagan a leader del Gop ma che il loro portabandiera deve "promuovere i principi del Partito Repubblicano" e rivolgersi "alla vasta maggioranza degli americani". 

Trump però si rivolge a tutto ciò che gli consente di ingrandire il marchio che porta il suo nome. Il magnate di New York ha impresso questo marchio sul Partito Repubblicano che luccicherà fino alla sua eventuale sconfitta a novembre.

*Docente di lingue all'Allan Hancock College, Santa Maria, California 

(dmaceri@gmail.com) 

 

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