La politica

Comunali. Riammesse le liste di Fassina

17-05-2016

Il Consiglio di Stato lo ha riammesso Stefano Fassina a partecipare alla competizione elettorale per scegliere il sindaco della Capitale. Dopo l'esclusione delle sue liste per vizi insanabili da parte della commissione elettorale e la conferma del ‘verdetto' da parte del Tar, ieri il secondo grado della giustizia amministrativa, a cui il candidato aveva fatto ricorso, a sorpresa gli ha dato ragione.

 

ROMA. Il Consiglio di Stato lo ha riammesso Stefano Fassina a partecipare alla competizione elettorale per scegliere il sindaco della Capitale. 

Dopo l'esclusione delle sue liste per vizi insanabili da parte della commissione elettorale e la conferma del ‘verdetto' da parte del Tar, ieri il secondo grado della giustizia amministrativa, a cui il candidato aveva fatto ricorso, a sorpresa gli ha dato ragione. "Felice per sentenza Consiglio di Stato - il commento di Fassina -. La sinistra torna in campo a Roma più forte di prima". 

Il Consiglio di Stato ha sottolineato "l'importanza del principio democratico della massima partecipazione alle consultazioni elettorali nei casi in cui le liste siano in possesso di tutti i requisiti sostanziali e formali essenziali richiesti dalla legge". Insieme alle liste romane è stata ‘riabilitata' anche quella di ‘Fratelli d'Italia a al Consiglio comunale di Milano. 

"E' una sentenza molto importante che supera un orientamento consolidato sposando in pieno le nostre tesi - ha commentato l'avvocato Carlo Contaldi la Grotteria che, insieme con i colleghi Pietro Adami, Arturo Salerni e Paolo Pittori ha sostenuto le argomentazioni di Fassina - Andrà esaminata con calma, ma già in questo momento si può dire che è molto importante e ci rende soddisfatti". 

I giudici erano riuniti da ieri per prendere una decisione che, in ogni caso, avrebbe avuto conseguenze sulla campagna elettorale e sul voto amministrativo nella capitale. Da giorni, infatti, era già iniziata la corsa ai voti di sinistra, stimati dai sondaggisti attorno al 5-6%, e si consumava il conflitto dentro Sinistra Italiana: tra i supporter di Fassina da un lato e l'establishment romano di Sel dall'altro. Ma il colpo di scena di ieri sera allontana, almeno per ora, la resa dei conti interna. 

"Dobbiamo perdere l'abitudine di considerare gli elettori dei pacchi postali che si spostano in base a chi scrive l'indirizzo. Non sono merce gli elettori", aveva detto in mattinata il candidato a sindaco Roberto Giachetti (Pd) che avrebbe potuto calamitare assieme alla sfidante Virginia Raggi (M5S) gli elettori di SI. 

Poi in serata l'auspicio: "Contento per Stefano e i suoi elettori. Andiamo avanti, convinti che il popolo di centrosinistra sarà unito al ballottaggio". 

Matteo Salvini, intanto, ha ridimensionato le dichiarazioni sull'appoggio a Virginia Raggi del M5S in un eventuale ballottaggio senza l'alleata Giorgia Meloni. 

"Accordi o sottobanco con M5S per Roma? Sono fantasie pure... - le parole del leader della Lega - ho detto che al ballottaggio voterei Raggi perché anche nell'ultimo paesino d'Italia non voterei per Renzi nemmeno sotto tortura".

 

 

Si voterà solo domenica. Il governo fra retromarcia

 

 ROMA. Il Consiglio di Stato lo ha riammesso Stefano Fassina a partecipare alla competizione elettorale per scegliere il sindaco della Capitale. 

Dopo l'esclusione delle sue liste per vizi insanabili da parte della commissione elettorale e la conferma del ‘verdetto' da parte del Tar, ieri il secondo grado della giustizia amministrativa, a cui il candidato aveva fatto ricorso, a sorpresa gli ha dato ragione. "Felice per sentenza Consiglio di Stato - il commento di Fassina -. La sinistra torna in campo a Roma più forte di prima". 

Il Consiglio di Stato ha sottolineato "l'importanza del principio democratico della massima partecipazione alle consultazioni elettorali nei casi in cui le liste siano in possesso di tutti i requisiti sostanziali e formali essenziali richiesti dalla legge". Insieme alle liste romane è stata ‘riabilitata' anche quella di ‘Fratelli d'Italia a al Consiglio comunale di Milano. 

"E' una sentenza molto importante che supera un orientamento consolidato sposando in pieno le nostre tesi - ha commentato l'avvocato Carlo Contaldi la Grotteria che, insieme con i colleghi Pietro Adami, Arturo Salerni e Paolo Pittori ha sostenuto le argomentazioni di Fassina - Andrà esaminata con calma, ma già in questo momento si può dire che è molto importante e ci rende soddisfatti". 

I giudici erano riuniti da ieri per prendere una decisione che, in ogni caso, avrebbe avuto conseguenze sulla campagna elettorale e sul voto amministrativo nella capitale. Da giorni, infatti, era già iniziata la corsa ai voti di sinistra, stimati dai sondaggisti attorno al 5-6%, e si consumava il conflitto dentro Sinistra Italiana: tra i supporter di Fassina da un lato e l'establishment romano di Sel dall'altro. Ma il colpo di scena di ieri sera allontana, almeno per ora, la resa dei conti interna. 

"Dobbiamo perdere l'abitudine di considerare gli elettori dei pacchi postali che si spostano in base a chi scrive l'indirizzo. Non sono merce gli elettori", aveva detto in mattinata il candidato a sindaco Roberto Giachetti (Pd) che avrebbe potuto calamitare assieme alla sfidante Virginia Raggi (M5S) gli elettori di SI. 

Poi in serata l'auspicio: "Contento per Stefano e i suoi elettori. Andiamo avanti, convinti che il popolo di centrosinistra sarà unito al ballottaggio". 

Matteo Salvini, intanto, ha ridimensionato le dichiarazioni sull'appoggio a Virginia Raggi del M5S in un eventuale ballottaggio senza l'alleata Giorgia Meloni. 

"Accordi o sottobanco con M5S per Roma? Sono fantasie pure... - le parole del leader della Lega - ho detto che al ballottaggio voterei Raggi perché anche nell'ultimo paesino d'Italia non voterei per Renzi nemmeno sotto tortura".

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