Analisi e commenti

Esteri e lotta al terrore. La minaccia viene dalla Libia

Di Stefano de Angelis

18-05-2016

 

Gli arresti di Bari, così importanti per gli obiettivi che i terroristi islamici si apprestavano a colpire e al tempo stesso così fortuiti per le circostanze in cui sono maturati, la dicono lunga sulla crescente minaccia terroristica contro l'Italia e l'Europa. Preoccupa inoltre che senza l'occhio scaltro di un comune cittadino, quella cellula sarebbe ancora in libertà, ma non possiamo però sapere quante altre ve ne siano tra i 350 mila immigrati clandestini sbarcati in Italia dal 2014 a oggi, o tra il milione di persone (quasi tutti musulmane) giunte illegalmente in Europa da Libia e Turchia solo l'anno scorso.

Le indagini per ora hanno confermato quello che già da tempo sappiamo, ma facciamo in molti casi finta di non vedere: gli stretti legami tra terrorismo islamico e traffici di esseri umani. Un business che secondo l'Europol ha fruttato solo nel 2015 quasi 6 miliardi di euro ai trafficanti. Una minaccia che si aggiunge e si interseca, con quella rappresentata da reti jihadiste già da tempo attive in Europa. 

Precedentemente i rapporti di diversi servizi d'intelligence, riferirono che a gestire i flussi di immigrati erano le stesse organizzazioni criminali legate ad al-Qaeda e poi al Daesh, già gestori dei traffici di armi e droga. L'Europol, Frontex e persino la Nato lanciano da almeno due anni allarmi, tutti rimasti finora inascoltati.

La nuova drammatica ondata migratoria, che come ha più volte denunciato il governo inglese viene addirittura incentivata da un'accoglienza indiscriminata a chiunque paghi i criminali, ha attribuito alla minaccia dimensioni ormai colossali.

Solo in Italia, circa centomila persone dimorano in una miriade di centri d'accoglienza: gente di cui non sappiamo nulla o quasi, che si muove in assoluta libertà andando dove vuole, senza rendere conto a nessuno.

Pochi mesi addietro alcuni 007 macedoni individuarono tra sedicenti "profughi", un elevato numero di jihadisti e sospetti "foreign fighters", ma questa informazione venne resa di dominio pubblico solo per iniziativa dell'Austria, peraltro a margine di un difficilissimo vertice della Ue sulla sicurezza continentale.

Nascondere la realtà o invocare deboli ragioni umanitarie, non ci renderà più sicuri così come l'aver mobilitato flotte poderose, militari e forze di polizia non per ripristinare la legalità, ma per garantire a chiunque di poterla violare, non rafforzerà affatto la nostra credibilità sul fronte della sicurezza.

Gli arresti di Bari potrebbero indicare, inoltre, la fine della stagione che ha visto l'Italia risparmiata da attacchi jihadisti. Dopo aver negato a lungo l'invio di forze da combattimento contro lo Stato Islamico, il governo italiano ha accettato le richieste statunitensi di inviare elicotteri da combattimento Mangusta in Iraq insieme a 500 bersaglieri che presidieranno la Diga di Mosul. Assetti operativi il cui impiego potrebbe determinare rappresaglie dell'Isis, come è già accaduto per molti altri Stati.

Novità preoccupanti potrebbero emergere anche dai recenti fatti di Monaco, dove un oriundo tedesco ha ucciso una persona ferendone altre tre a coltellate, al grido di "a morte gli infedeli". Per "infedeli", manco a dirlo, si intendono gli occidentali.

Gli inquirenti ci vanno cauti nel confermare la motivazione islamista preferendo sottolineare che il giovane, è mentalmente instabile ed è consumatore abituale di stupefacenti. Caratteristiche che non escludono la militanza jihadista, poiché lo squilibrio mentale non è così raro in chi uccide a sangue freddo, così come l'uso di droghe è stato riscontrato in molti terroristi come efficace ausilio per chi deve sopprimere altri esseri umani. 

Polizia e istituzioni tedesche hanno una lunga tradizione, nel negare la motivazione jihadista a molti crimini fatti passare come "comuni" nel nome del politically correct. Basti ricordare i maldestri tentativi volti a negare l'evidente matrice islamica, per le aggressioni e gli stupri compiuti ai danni di moltissime donne tedesche la notte di Capodanno a Colonia e in altre città teutoniche.

Sul mero piano procedurale l'aggressione di Monaco richiama la cosiddetta "Intifada dei coltelli" palestinese, una modalità di attacco terroristico che in Israele, ad esempio, ha provocato molte vittime tra gli aggressori, poiché nel Paese di Netaniauh molti cittadini sono armati e la polizia è presente ovunque e autorizzata a fare fuoco letale. Se prendesse piede in Europa, una simile strategia avrebbe in prospettiva effetti devastanti. Gli europei armati sono un'esigua minoranza e la sicurezza sul territorio è spesso affidata alle telecamere, piuttosto che ad agenti pronti a sparare.

Per il terrorismo islamico gli attacchi con armi bianche sono un vero affare, perché impiegano manovalanza non specializzata, quindi facilmente reperibile, seminando un terrore costante e diffuso. Infine, dato da non sottovalutare, non si sacrificano i preziosi "foreign fighters" esperti in guerra e sabotaggio da preservare per azioni di ben altra portata, ma semplici fanatici cresciuti a pane e odio, pronti a pugnalare chiunque incontrino gridando "Allah Akbar". 

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