Dagli USA

Obama in Vietnam. Tolto l'embargo sulle armi

23-05-2016

 

NEW YORK. Basta con l'embargo delle armi verso Hanoi. Barack Obama dopo 50 anni chiude l'ultimo capitolo della guerra del Vietnam e spazza via uno degli ultimi muri della Guerra Fredda. Ancora una storica svolta dopo il disgelo con Cuba e le aperture verso l'Iran. Svolta che rende ancor più pesante l'eredità in politica estera del presidente americano. 

Nel suo decimo viaggio in Asia da quando è alla Casa Bianca, Obama (che dal Vietnam arriverà in Giappone dov'è attesa l'altrettanto storica visita a Hiroshima) fa dunque cadere un altro tabù: quello che riporta a uno dei conflitti più sofferti e dolorosi della storia Usa. "E' una decisione che è parte di un lungo processo di normalizzazione tra Stati Uniti e Vietnam", ha affermato il presidente americano ad Hanoi, nel corso della conferenza stampa congiunta col presidente vietnamita, Tran Dai Quang. 

"La decisione di togliere il divieto alla vendita di armi - ha sottolineato - non si basa su considerazioni legate alla Cina". Parole, queste ultime, che la maggioranza degli osservatori interpreta come di circostanza. E' difficile credere che l'accelerazione di Obama sulla fine dell'embargo delle armi al Vietnam non sia dettata dalle crescenti tensioni con Pechino. Tensioni che più volte hanno sfiorato lo scontro nel mare Cinese Meridionale, dove il gigante asiatico ha costruito un arcipelago artificiale, espandendo il suo controllo verso l'Oceano Pacifico. E costituendo sempre più una minaccia per tutti gli alleati americani dell'area, dal Giappone alla Corea del Sud passando per le Filippine. 

Insomma, la mossa nei confronti del Vietnam - al di là delle affermazioni ufficiali - rappresenta di fatto un monito alla Cina. Già due anni fa Washington allentò parzialmente l'embargo per aiutare il governo di Hanoi a rafforzare la sua sicurezza marittima nel Mar del Sud della Cina, proprio di fronte alle mire espansionistiche di Pechino. La decisione di Obama non piace però alle associazioni per i diritti umani, che continuano a protestare con forza per la mancata liberazione dei prigionieri politici in Vietnam e per l'uso della forza contro i manifestanti. 

"Obama ha dato ad Hanoi un premio che non merita", osserva Human Rights Watch (Hrw). Il presidente Usa parla di progressi, ma ammette come ancora ci sia molto da fare sul fronte dei diritti. E così chiarisce: non ci sarà più un embargo che si basa su motivi ideologici, ma neppure un assegno in bianco. 

La vendita delle armi al Vietnam - ha sottolineato Obama - sarà valutata caso per caso, come avviene per altri Paesi. E rimarrà sempre legata ai progressi fatti sul fronte dei diritti umani. E per rispondere ai critici, molti dei quali sono gli stessi che lo attaccarono per le aperture al regime cubano, il presidente americano prima di partire per il Giappone incontrerà alcuni rappresentanti dei dissidenti nei confronti del governo di Hanoi. 

A pochi mesi dall'addio alla Casa Bianca, quello in Vietnam e la visita a Hiroshima potrebbero essere gli ultimi gesti forti di Obama. Per la fine dell'embargo verso Cuba, fortemente voluto dal presidente ma duramente avversato in Congresso, tutto lascia supporre come il tempo sia oramai scaduto.

 

 

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