Dal Mondo

Obama innervosisce la Cina

25-05-2016

"Basta prepotenze con i Paesi più piccoli". È il monito che Barack Obama dal Vietnam rivolge a Pechino e che rischia di trasformare il decimo e ultimo viaggio in Asia del presidente Usa in un momento di grande tensione tra Stati Uniti e Cina. Al centro dello scontro tra le due superpotenze c'è sempre la situazione nel Mar della Cina del Sud, dove Pechino rivendica alcune isole e dove ha costruito un arcipelago artificiale - quello delle Spratly Islands - per espandere la sua influenza nell'area.

 

NEW YORK. "Basta prepotenze con i Paesi più piccoli". È il monito che Barack Obama dal Vietnam rivolge a Pechino e che rischia di trasformare il decimo e ultimo viaggio in Asia del presidente Usa in un momento di grande tensione tra Stati Uniti e Cina. Al centro dello scontro tra le due superpotenze c'è sempre la situazione nel Mar della Cina del Sud, dove Pechino rivendica alcune isole e dove ha costruito un arcipelago artificiale - quello delle Spratly Islands - per espandere la sua influenza nell'area. Questo creando grossi problemi e grande preoccupazione ai Paesi vicini: dal Giappone alle Filippine, dal Vietnam alla Corea del Sud. Per questo Obama - parlando ad Hanoi - ha sottolineato con forza come "i grandi Paesi non dovrebbero fare i prepotenti con i Paesi più piccoli", auspicando piuttosto una "risoluzione pacifica" di tutte e dispute regionali. 

Il presidente americano non cita mai la Cina, ma il destinatario delle proprie parole appare chiaro. Obama ha quindi colto l'occasione per ribadire come gli Stati Uniti (che di quelle dispute territoriali non sono parte) non faranno comunque mai mancare il proprio sostegno ai Paesi alleati: "Saremo sempre al loro fianco - ha scandito - nell'appoggiare il principio fondamentale della libera navigazione". 

La reazione di Pechino - già fortemente irritata dallo storico annuncio fatto da Obama, quello della fine dell'embargo sulla vendita delle armi al Vietnam - non si è fatta attendere. E se ufficialmente i toni usati dal ministero degli Esteri cinese sono pacati, sulla stampa di regime si spara a zero sull'amministrazione statunitense. 

L'avvertimento a Washington è chiaro: gli Usa devono evitare di innescare un incendio nell'area - come titola il China Daily - e di provocare scintille che facciano esplodere la polveriera regionale. Il Global Times - il tabloid nato da una costola dell'organo ufficiale del Partito comunista, il Quotidiano del Popolo - bolla inoltre come una "pessima bugia" l'affermazione di Obama che la fine dell'embargo sul Vietnam non sia una mossa anti-Cina, e definisce grave "l'antagonismo strategico tra Washington e Pechino". 

Al di là della reazione a caldo delle parole di Obama, i timori cinesi sono reali. La paura di Pechino è quella di un accerchiamento, soprattutto dopo che Vietnam e Filippine sono tornate a fianco degli Usa. Tra i Paesi dell'Asean, di fatto, solo Cambogia e Laos, che non hanno sbocchi sul mare, restano nella sfera di influenza cinese. 

Nelle ultime settimane più di un incidente è stato sfiorato nelle acque internazionali del Mar della Cina, dove si trovano alcune navi Usa che operano anche con velivoli di ricognizione. Intanto per Obama inizia la seconda parte del suo viaggio in Asia, con la partecipazione al G7 di Iso-Shima in Giappone e l'attesissima visita a Hiroshima.

 

 

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