Economia

I Brics sono al capolinea?

Di Guido Colomba

25-05-2016

 

cinque big tecnologici della Silicon Valley hanno una liquidità di 504 miliardi di dollari. La notizia, diffusa dal "Financial Times", indica l'incertezza che domina l'economia globale e testimonia il rallentamento della crescita economica in presenza di una pesante deflazione. Le società di questa speciale classifica (Apple, Microsoft, Alphabet, Cisco e Oracle) detengono un terzo della liquidità totale (1700 miliardi) nell'ambito delle società non finanziarie americane. 

Il dato è particolarmente preoccupante poiché queste società operano nel settore hi tech che genera una buona parte dei ricavi al di fuori degli Stati Uniti. Un deciso freno a nuovi investimenti. Ed è sintomatico che tutto ciò accada mentre si verifica, con il crollo dei prezzi delle materie prime, la caduta dei Paesi emergenti, i famosi Brics (Russia, Cina, India, Brasile, Sudafrica). 

Il Brasile, che ospiterà le prossime Olimpiadi, ha visto il Pil calare nel 2015 del 3,8%. Si teme un risultato ben peggiore nel 2016 già offuscato dall'impeachment della presidente Dilma Rousseff. 

In Russia, dove il rublo è già stato svalutato del 64%, si conferma la totale dipendenza dal gas e dal petrolio. Le sanzioni occidentali dopo l'annessione della Crimea e lo scoppio della crisi ucraina, hanno aggravato la situazione. 

La Cina (il maggiore dei Brics), pur mantenendo una crescita "nominale" superiore al 6%, ha perso un quarto (oltre mille miliardi) delle proprie riserve valutarie per fronteggiare la bolla finanziaria e quella immobiliare. La fase di transizione si presenta molto incerta anche in termini di esportazioni verso gli Usa (700 miliardi di dollari all'anno) dove la disponibilità di energia a basso costo sta determinando il rientro dell'industria manifatturiera americana. 

Il Sudafrica sta affrontando problemi analoghi legati alla crisi delle materie prime. 

Per tutti questi Paesi vi è poi la questione della governance, delle riforme interne senza le quali il boom ventennale dei Brics rischia il capolinea. 

Il fatto che l'India, guidata da Narendra Modi, esprima ancora un tasso di sviluppo positivo non altera il quadro complessivo delle prospettive come attesta il braccio di ferro tra governo di New Delhi e banca centrale. Dirigismo, corruzione e distorsione nel sistema di governo costituiscono un tema dominante. 

Anche il fenomeno dell'immigrazione costituisce una controprova sul fatto che il mondo occidentale è tuttora visto come il "modello" di riferimento. Lo stop dell'Europa (Parlamento di Strasburgo) alla Cina, cui viene negato lo stato di economia di mercato, è probabilmente il primo segnale di una presa di coscienza nell'assunto che il progresso deve basarsi sul recupero dei valori perduti e su regole da rispettare nell'economia del mondo. 

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