Analisi e commenti

L'Egitto incapace di reagire. Seri interrogativi sulle alleanze dopo la "primavera araba"

Di Stefano de Angelis

26-05-2016

 

 

 

 

Manca la conferma ufficiale che solo una perizia tecnica sulle scatole nere o una rivendicazione credibile potrebbero fornire, ma la scomparsa del volo MS 804 dell'Egyptair tra Parigi e Il Cairo sembra essere il frutto di un ordigno piazzato a bordo dell'Airbus 320.

Lo ritiene molto probabile il direttore dei servizi di sicurezza interna russi (FSB) Aleksandr Bortnikov, molti esperti indipendenti e lo stesso ministro dell'Aviazione egiziano Sherif Fathi hanno detto che l'ipotesi di un attacco terroristico "è più attendibile" rispetto al guasto.

La dinamica del resto non lascia molti dubbi. L'aereo è sparito dai radar a 3 mila metri di altezza dopo aver perso bruscamente quota da 11.200 metri a 4.500: dati spiegabili probabilmente con un'esplosione, che ha portato l'aereo a precipitare fuori controllo prima di spaccarsi in più parti.

Del resto l'equipaggio non ha segnalato problemi tecnici o guasti che in ogni caso avrebbero lasciato il tempo per lanciare un Sos. Resta teoricamente possibile che ad abbattere repentinamente il velivolo possa essere stato un missile terra-aria, lanciato da terra o da una nave militare o un missile aria-aria lanciato da un velivolo da combattimento.

Ma si tratta di mera teoria poiché nessun gruppo terroristico dispone di armi simili e la zona sorvolata dall'Airbus era ben lontana dall'area bellica siriana.

Inoltre la Nato e Israele hanno un controllo elettronico capillare sul Mediterraneo Orientale e avrebbero individuato presenze aeree sospette o lanci di missili a lungo raggio da unità navali.

L'ipotesi di un ordigno a bordo, sostenuta anche da fonti dell'Amministrazione statunitense, resta quindi la più probabile pur nelle sue possibili sfumature: da chiarire infatti se sia stata piazzata sul velivolo a Parigi o in scali precedenti, oppure se l'esplosione sia stata provocata da un kamikaze, riuscito a portare a bordo esplosivi, mischiato tra i passeggeri o i membri dell'equipaggio.

Nell'ottobre scorso il volo charter che esplose sul Sinai dopo il decollo da Sharm el-Sheikh uccidendo 224 turisti russi, aveva a bordo un ordigno installato da un meccanico dell'aeroporto rivelatosi un infiltrato del gruppo jihadista Ansar Bait al-Maqdis, branca dello Stato Islamico molto attiva nella Penisola egiziana.  

Se nell'ottobre scorso l'attentato al charter russo sembrava diretto soprattutto a punire i russi per l'intervento militare in Siria e al tempo stesso colpire Il Cairo nel settore turistico, questo nuovo attentato potrebbe avere il duplice scopo di colpire francesi ed egiziani.

Almeno quindici delle 66 vittime sull'Airbus erano francesi e il volo è decollato da Parigi, aprendo così un interrogativo sulle misure di sicurezza negli scali francesi a pochi giorni dall'avvio dei Campionati europei di Calcio per i quali Europol, servizi segreti d'Oltralpe e la polizia tedesca hanno già lanciato un forte allarme terrorismo.

Un attentato del genere costituirebbe un ennesimo duro colpo per la sicurezza europea e per il turismo in Egitto, settore che vale circa il 20% del Pil nazionale: dai 15 milioni di turisti del 2010 si è scesi a 9 milioni scarsi l'anno scorso, il calo nei primi mesi di quest'anno è in media del 40% con un dimezzamento nel caso degli italiani.

 "Anche se i dettagli dell'incidente sono ancora da confermare - dice Kinda Chebib, Senior Analyst di Euromonitor International - la serie di eventi terroristici che colpiscono l'Egitto dal 2015 solleva ulteriori preoccupazioni per la sicurezza negli aeroporti del Paese ed è molto probabile che scoraggi ulteriormente i turisti".

Pertanto l'abbattimento del volo Egyptair, costituirebbe quindi un grande successo strategico per i gruppi jihadisti, colpendo duramente Francia ed Egitto la cui alleanza è tra l'altro divenuta sempre più stretta in molti settori. 

In Libia francesi ed egiziani sostengono con le armi il governo laico di Tobruk e il suo esercito guidato dal generale Haftar che definisce "terroristi" tutti i movimenti islamisti contro i quali combatte: qaedisti di Ansar al-Sharia, Daesh, Salafiti e Fratelli Musulmami. 

Inoltre Parigi sta vendendo al Cairo armi sofisticate per quasi 10 miliardi di euro incluse navi da guerra, le due portaelicotteri destinate originariamente alla Russia e cacciabombardieri Rafale. 

Ed ecco che questo evento drammatico, pone dei seri interrogativi sulle alleanze create a margine della Primavera Araba. Il Governo di Al-Sisi, fortemente voluto dall'Europa e osteggiato sia dallo Stato Islamico che da altri gruppi fondamentalisti come i Fratelli Musulmani, sembra incapace di reagire all'avanzata del terrore nel proprio Paese. Stabilità geopolitica, affari e un Medio Oriente in fiamme, impongono necessariamente una ricerca di alleati affidabili per l'Occidente. Ma può l'Egitto di oggi, con un Governo autocratico, sull'orlo di una guerra civile e in balìa degli eventi, definirsi tale? 

Forse il tempo e indagini condotte, almeno per una volta, con serietà dalle autorità egiziane, faranno luce sull'ennesimo disastro che riguarda l'EgyptAir. Ma di certo non daranno autorevolezza, forza e stabilità al Governo del Cairo, ma soprattutto non risolveranno le tante falle sulla sicurezza aerea e non solo, con cui il Medio Oriente deve oggi a fare i conti. 

Il palinsesto di oggi