Analisi e commenti

Sanders alla fine dovrà chiedere ai propri elettori di votare per Hillary

Di Dmenico Maceri*

30-05-2016

 

"Non voglio che gli americani siano costretti a votare scegliendo il minore dei due mali". Ecco la risposta di Bernie Sanders a George Stephano-poulos della Abc sulla prospettiva di Donald Trump e Hillary Clinton come possibili vincitori della nomination dei rispettivi partiti politici. 

Sanders ha già espresso il supporto alla Clinton, la sua avversaria per la nomination del Partito Democratico per bloccare le porte della Casa Bianca a Trump. Ciononostante il senatore del Vermont non ha ancora alzato bandiera bianca continuando la sua difficile battaglia per avere l'opportunità di affrontare Trump a novembre. 

Sanders non ha tutti i torti quando dice che l'ex first lady e Trump non offrirebbero una buona scelta agli elettori americani. Il magnate di New York e la Clinton suscitano reazioni negative dagli elettori nonostante ambedue abbiano già ricevuto milioni e milioni di voti per la nomination. 

Secondo un sondaggio dell'agenzia Gallup, Trump è visto sfavorevolmente dal 64 percento degli americani. Un po' meglio la Clinton ma non di molto (55 percento). 

Nel caso di Trump altri indizi ci dicono che gli americani hanno opinioni negative. Il 70 percento delle donne lo vede in termini negativi mentre nel caso degli elettori latinos la cifra raggiunge l'82 percento. 

Facile spiegare queste visioni negative nel caso di Trump se si ricordano il suo linguaggio volgare verso le donne e gli attacchi razzisti sui messicani. Nel caso della Clinton si tratta di una campagna repubblicana contro di lei che dura da quasi tutta la sua carriera politica. Certo lei ed il marito Bill hanno dato ottime "scuse" per alcuni di questi attacchi. Nel caso dell'ex first lady i suoi legami con Wall Street ma principalmente l'uso del suo server privato quando era segretario di Stato hanno aggiunto legna al fuoco per alimentare i sospetti sulla sua onestà. In altri casi, come la tragedia di Bengasi, si è trattato di pura e semplice demagogia repubblicana come ci dimostra il fatto che dopo avere speso milioni e milioni di soldi la commissione parlamentare non ha trovato nessuna smoking gun. 

Le visioni negative dei due candidati rispecchiano in parte il clima politico tossico creatosi in tempi recenti caratterizzato anche dallo stallo a Washington. Persino al livello dei partiti si nota questo negativismo. Solo il 28 percento degli americani ha un opinione positiva del Partito Repubblicano. Meglio ma non di moltissimo il Partito Democratico (46 percento). 

Con la nomination in tasca Trump avrebbe potuto cominciare a spostarsi al centro usando un linguaggio che si allontani dai suoi feroci attacchi personali. Niente affatto. La strategia di Trump sembra continuare con la sua campagna di fango che gli ha permesso di sbarazzarsi di sedici avversari nelle primarie. 

I continui attacchi contro la Clinton, cercando di legarla al marito ed i suoi rapporti con le donne, ci dicono che Trump vuole fare aumentare gli aspetti negativi della sua avversaria. L'ex first lady da parte sua ha già detto che lei continuerà la sua campagna basata su idee e non entrerà nel ring di fango preparato da Trump. 

Al momento sembra che la strategia di Trump stia funzionando. I più recenti sondaggi indicano un testa a testa fra i due a livello nazionale ma anche in Florida, Ohio e Pennsylvania, Stati tradizionalmente in bilico che spesso decidono l'elezione. 

Questo miglioramento di Trump nei recenti sondaggi si deve in parte al cosiddetto "bump", slancio, della recentissima vittoria della nomination. Era successo anche a Mitt Romney nel 2012 non appena fu dichiarato vincitore della nomination. 

Con ogni probabilità la Clinton beneficerà di un simile "bump". Sanders però ha già indicato che non getterà la spugna e che continuerà la sua lotta. Alla fine però anche lui dovrà cedere. Avrà dunque la sfida di pacificare i suoi fedeli elettori e incoraggiarli a votare per Clinton. L'ex first lady sarà il male minore ma con lei il senatore del Vermont potrà lavorare per mettere in pratica alcuni dei suoi principi anche se non sarà lui a risiedere nella Casa Bianca. 

*Docente di lingue all'Allan Hancock College, Santa Maria, California 

(dmaceri@gmail.com)   

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