La politica

"Caritas in veritate". La nuova enciclica del Papa per il G8

06-07-2009

CITTA' DEL VATICANO. Non era mai successo che l'agenda di un G8 si intrecciasse in modo così stretto con una enciclica papale come sta per avvenire tra la "Caritas in veritate", l'enciclica sociale di Benedetto XVI che sarà presentata domani, 7 luglio, e il G8 su sviluppo, ambiente e clima dopo la crisi economica, che si apre mercoledì 8 luglio all'Aquila.
Una coincidenza voluta solo in quest'ultima fase dal Papa, che pare ne abbia affrettato appositamente gli ultimi ritocchi, ma che solo il destino sembra aver reso tanto significativa, con la crisi economica mondiale che preme sempre di più sui più poveri aumentando le disparità tra nord e sud, e per la difficoltà da parte dei Grandi, oggi più che mai, di individuare soluzioni davvero eque ed efficaci.
L'enciclica darà voce ai Paesi più poveri esclusi dal G8, pretendendo misure anticrisi che non dimentichino chi più l'ha subita e poco ha contribuito a causarla. E rivolgerà un monito agli otto Grandi, perché da questa crisi, sostiene il Papa, o si esce tutti o non ne uscirà nessuno. Tanto intensa è l'attesa della sua pubblicazione che da settimane si rincorrono indiscrezioni sul suo contenuto. La visione d'insieme aprirà di certo nuovi orizzonti, ma sui singoli temi lo stesso papa ha anticipato a più riprese, precisandolo sempre meglio, il suo pensiero. Aprendo nell'autunno scorso il Sinodo mondiale dei vescovi, sorprese tutti parlando del crollo delle grandi banche, condannando l'idolatria del denaro. Col tempo, i suoi interventi in economia e dottrina sociale si sono fatti più precisi e attenti, fino alla lettera inviata ieri al presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, in occasione del G8, apparsa come un concreto assaggio di una riflessione che si promette di ancor più vasto respiro. Il mantenimento degli aiuti allo sviluppo e la conferma della volontà di sradicare la povertà estrema sono state le sue richieste più impellenti. Poi ha sollecitato impegni per garantire "lavoro per tutti", perché ognuno possa difendere la propria dignità, mantenere la propria famiglia, partecipare alla vita sociale del suo Paese. E, soprattutto, che le misure anticrisi che saranno al centro del dibattito siano adottate secondo un criterio "etico". Indicazioni tutt'altro che generiche, ma invece già tradotte (e meglio lo saranno con la pubblicazione dell'enciclica) non solo in suggerimenti pratici immediati, ma dirette perfino a proporre un modello economico globale per il futuro, che il Papa non vorrebbe né statalista né affidato ad un capitalismo sfrenatamente individualista. Resta da vedere quanto i partecipanti al G8, governi africani compresi, abbiano desiderio di accogliere i suoi consigli, ma di certo non mancheranno orecchie attente: dal governo italiano, di cui il Papa ha elogiato l'"attenzione" alle riflessioni della Chiesa, al premier cattolico del Giappone Taro Aso, il primo, tra i leader che ne hanno fatto richiesta, a varcare il portone di bronzo del Palazzo apostolico il 7 luglio, stesso giorno della presentazione dell'enciclica. Dopo di lui, il 9 luglio, sarà la volta del primo ministro australiano Kevin Rudd, presente all'Aquila per Forum sull'ambiente. Infine, il 10 luglio, il Papa riceverà per la prima volta il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, del quale il Vaticano ha più volte elogiato le politiche sociali, criticando però le sue posizioni sull'aborto.

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