L'intervista. Il grande salto di Mastella. "Ci vuole un capo del governo eletto direttamente dal popolo"
NEW YORK. "La debolezza dei partiti in Italia reclama scelte diverse. Bisogna scegliere, o si vuole un premier con poteri più forti o si vuole andare alle elezioni con un sistema di tipo americano o francese, in cui il presidente è eletto direttamente". A dire queste parole "rivoluzionarie" è stato sabato scorso il ministro Clemente Mastella, durante il suo intervento al convegno sul voto all'estero tenuto alla SUNY di Stony Brook e organizzato dall'Italian Center del professor Mario Mignone.
"In Italia - ha proseguito il ministro della Giustizia - tutti dicono: ‘Ah, vedete che fa Sarkozy in Francia', ma in Italia abbiamo tanti ‘Sarkono', che non si rendono conto che non è la bravura di Sarkozy, ma il sistema che induce il cittadino a scegliere quello che vuole. In Italia questo non è possibile per le leggi elettorali esistenti. Il che non significa che il cambiamento possa arrivare solo per via di leggi elettorali, anche perché dal '93 ne abbiamo fatte ben quattro. La crisi è diventata talmente forte, che è del tipo in cui il medico ti dice che devi usare una terapia forte. I partiti non sono in grado di rigenerarsi nel breve periodo. Occorre un cambiamento forte. La gente non accetta più da noi politici italiani l'indecisione, ma chiede risposte. E allora è ovvio che uno eletto direttamente può sbagliare nella risposta, ma almeno ne dà una".
"Ecco quindi la formula, alla quale non avevo mai pensato in vita mia. Mi piace il sistema Usa più di quello francese, perché qui il Congresso ha un potere forte che bilancia quello del capo del governo. Ecco la vera democrazia: elezione diretta del capo del governo, ma anche un forte potere di bilanciamento ai rappresentanti dell'assemblea eletta. È l'unico modo con il quale si può temperare il decisionismo forte. Credo che questa sia la sola via di uscita. Noi siamo l'unico paese in Europa in cui il presidente del Consiglio non può mandare a casa un sottosegretario. Se Prodi volesse mandare a casa me, non potrebbe farlo! In altri paesi europei, invece, il capo del governo può decidere. Non è che Prodi a essere indeciso, è l'indecisione costituzionale che va cambiata. Occorrono istituzione veloci come la società. Se la classe politica non è veloce come la società, non regge, avviene lo sbandamento. In Italia il momento è delicato. Bisogna cambiare le istituzioni, la nostra costituzione repubblicana è datata. In questo possono dare il loro contributo anche i parlamentari italiani eletti all'estero con i loro consigli".
Chi scrive, ha sempre pensato che il leader dell'Udeur rappresentasse una politica che ostacolasse in Italia il cambiamento verso un sistema politico italiano più moderno ed efficente. Ora Mastella ci soprende con parole forti.
L'intervista diventa obbligata. Ecco le domande che siamo riusciti a porre durante una passeggiata nei viali del campus della Suny.
Nel suo discorso ha fatto un salto straordinario. Un capo del governo, lei non lo chiama ancora presidenzialismo, ma comunque governo eletto direttamente dal popolo: è un bel salto per un leader di un partito piccolo che prima si opponeva tenacemente a certe idee...
"Solo ‘natura non fecit saltus'".
Ma quando l'ha maturata questa idea?
"Dopo quello che sta avvenendo, questa spia di un malessere che travalica la stessa dimensione di una fisionomia democratica. Dove l'alternanza avviene contrapponendo politica a politica, politici a politici..."
Mastella quindi diventa "decisionista"? Per un governo che può decidere?
"Io credo che il malessere ci sia anche altrove, in altri paesi. Però da altre parti c'è una riposta che arriva in modo puntuale ed efficace, abbastanza velocemente, da noi no. La ragione in questo caso è della meccanica istituzionale. Noi ci siamo rivolti sempre alla meccanica elettorale, ma questa fa seguito alle meccaniche istituzionali, non deve anticiparle".
Ma con delle riforme che veramente portassero alla elezione diretta del capo del governo, Mastella perderebbe forza e potere.
"Guardi, tra perdere forza io e perdere la democrazia, preferisco perdere io. È ovvio, la disaffezione alla politica diventa talemente forte che alla fine non ne esce nessuno. Oggi ho letto le notizie dall'Italia, Veltroni fischiato da una parte, Prodi dall'altra, Berlusconi tra fischi e applausi, per me il linciaggio, allora mi rendo conto che c'è un pericoloso deprezzamento della politica. La politica come tale, non solo le persone".
Ma questa legislatura, che non riesce neanche a fare una riforma elettorale, sarebbe in grado di fare una riforma istituzionale del genere?
"Francamente non credo, per la semplice ragione che gran parte dell'opposizione chiede di andare al voto. A differenza di anni fa, l'antipolitica e la frustrazione nasce a sinistra. La sinistra ha avuto sempre una sua logica, quella di essere nelle istituzioni in maniera minoritaria, ma di esserci con effervescenza, con forza. Ora invece c'è il disprezzo delle istituzioni. L'unica possibilità è quella di un cambio radicale. Solo che l'opposizione vuole le elezioni, perché pensa di risolvere i problemi una volta al potere".
Ma di queste sue nuove idee radicali per il cambiamento, ne ha parlato con i leader della maggioranza? Ne ha parlato con Veltroni?
"Veltroni è troppo interessato al Partito democratico per parlare con me di questo".
Con Prodi, ci ha parlato? Lui dice che dopo questo mandato si ritira.
"Beh, gli credo. Sa, ritenere che tutto il male del governo sia colpa di Prodi è un'ingiustizia".
E dall'altra parte? Con Fini non ci ha parlato? Una volta era il maggior esponente dell'idea del presidenzialismo, del capo del governo eletto direttamente dal popolo...
"Magari lo era quando pensava di diventare presidente lui, invece di Berlusconi".
E se per miracolo un giorno una riforma del genere si facesse veramente? Mastella che speranze avrebbe? Lei a Ceppaloni fa il pieno di voti, ma pensa di essere un leader anche a livello nazionale?
"Il problema è che io sono sempre stato un libero pensatore, e quindi, come tale, scomodo. Posso arrivare fino ad un certo punto e non superare una certa soglia. Saranno sempre altri a determinare queste scelte di novità che uno anticipa profeticamente."
Lei è il politico italiano più assediato. Nel '92-93 capitava a Craxi. Che differenza c'é tra quello che è avvenuto nel '92-94 e quello che sta avvenendo oggi in Italia, dove sembra ripeteresi lo scontro tra i politici e la magistratura...
"Allora c'era un paese con un contrasto pieno tra magistratura e politica. Oggi, mi auguro, e io ho lavorato per ricomporre questa frattura, che spero non ritorni, perché riporterebbe il paese in una situazione drammatica, ad esasperazioni e antagonismi. Un conto è l'autonomia di alcuni magistrati e un conto è l'autonomia della magistratura che la porta ad essere antagonista rispetto alla politica".
Si tratterebbe secondo lei solo di "pecore nere", il sistema non è più malato, non si deve cambiare più nulla? Il potere politico si deve cambiare, quello giudiziario va bene così com'è?
"Ho fatto una riforma, la mia riforma, che ha determinato condizioni di novità e di cambiamento anche sostanziali. Per esempio non stare più un tot di anni a guida dei vertici della magistratura, quindi non consacrare i poteri costituiti".
Nel suo discorso aveva citato La Palombara. Ma lo sa che il professore di Yale ritiene che il maggiore problema in Italia sia ancora quello della politicizzazione dei magistrati e ritiene che la sua riforma della giustizia non sia stata sufficiente?
"Il mio è stato indubbiamente un tentativo di una versione possibile per le modalità parlamentari. Tenga conto che siamo arrivati a farla franca per un voto, quindi era difficile consacrarsi ad una idea diversa. Siamo arrivati in un modo o nell'altro a condizioni che sono parte di una aritmetica che ha limiti molto ristretti".
Cioè più di questo non poteva fare?
"Non sarebbe stato possibile".
Questo viaggio in America le sta facendo bene?
"Sì, soprattuto umanamente. Però guardi non è che in Italia ci sia l'80% di cittadini che mi detestano, assolutamente no. Oggi, se dovessi valutare, credo che siano la metà".
Nixon, quando veniva contestato, diceva che c'era una maggioranza silenziosa che stava con lui.
"Difatti c'é. Il Pci faceva grandi manifetsazioni, ma le elezioni le vinceva la Dc. Pensa che quelli dei blog siano la maggioranza? C'è tanta gente che non sa neppure cosa sia un blog in Italia".
Ma su questo periodo, che voi chiamate di "antipolitica", a lei e ad altri suoi colleghi non ha nulla da rimproverare per certe cose che avete o non avete ancora fatto?
"Il Parlamento e i parlamentari si stanno sforzando di far qualcosa. Ma credo che non basti più questo. La feroce iconoclastia che matura, o si tenta di far maturare, come convinzione e come disprezzo grazie ai media è voluta da alcuni poteri che contano, che vogliono la politica debole".
Grillo fa parte di questi poteri? Ma chi sono questi poteri?
"Grillo è solo un elemento".
Mastella è interrotto da una telefonata, l'intervista finisce qui.
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