Cultura

Taglio del nastro davanti alla nuova sede dello IACE (Foto di Riccardo Chioni)

Lingua e cultura: "Siamo una potenza". Il viceministro inaugura la nuova sede dello Iace

di Letizia Airos Soria

16-10-2007

NEW YORK. Inaugurazione ad altissimo livello ieri mattina al 686 di Park Avenue nella palazzina dell'Istituto di Cultura. Il taglio del nastro per la nuova sede dello IACE (Italian American Committee on Education) è stato affidato al Senatore Franco Danieli, viceministro agli Esteri con delega per gli italiani nel mondo, che ha colto l'occasione per fare il punto sulla promozione della cultura italiana negli USA.

Il console generale di New York Francesco Talò, il Presidente dello IACE Berardo Paradiso, il direttore dell'Istituto italiano di cultura Claudio Angelini, il chairman dello IACE Angelo Gimondo, hanno presentato al viceministro Danieli la nuova struttura e l'attività dell'ente che, con il suo programma per la diffusione della lingua italiana, raggiunge 37.000 studenti e 350 insegnanti di italiano nelle scuole pubbliche del Tri-State.

Berardo Paradiso, ringraziando il suo predecessore Angelo Gimondo, la direttrice escutiva Tina Rella, il capo dirigente scolastico Alfio Russo e Claudio Angelini, ha dichiarato che la nuova sede dello IACE è stata per lui un grande regalo. Nel suo discorso ha salutato tra la persone presenti molti dei rappresentanti della cultura italiana di New York. Tra questi Anthony J. Tamburri, Joseph Scelsa, Riccardo Strano, Joseph. Sciame e Silvana Mangione.

Il console generale, che a sua volta ha iniziato da poco il proprio mandato, ha detto: "Il merito va al mio predecessore, ho ereditato una situazione di armonia. E' importante la presenza di componenti non pubbliche ed occorre fare in modo che una struttura si prepari a camminare con le proprie gambe".

Sul volto e nelle parole di Claudio Angelini evidente la soddisfazione nel raccontare come è riuscito a "staccare dall'Istituto" i locali per lo IACE e la Dante Aligheri. "Sono stato contestato, ma anche fortunato. A Roma, tra le quinte, c'era anche chi sarebbe stato nominato console generale a New York: Francesco Talò".

Il viceministro si è congratulato per il lavoro portato avanti dallo IACE con intervento all'insegna della concretezza. "La legge 153 del 1971, che si occupa della cultura italiana, era stata pensata per l'insegnamento dell'italiano agli emigrati e ai loro figli. Già allora arrivava tardi, l'immigrazione di massa stava finendo. Occorre utilizzare sapientemente gli enti gestori come lo IACE. Già oggi la normativa esistente viene interpretata in maniera estensiva, infatti si insegna l'italiano anche a cittadini stranieri. La prassi ha superato la legge. Occorre una riforma che tenga presente questi elementi di innovazione. Creeremo un albo con gli enti gestori, rafforzeremo i controlli. L'Italia come potenza economica dovrà confrontarsi sempre di più in uno scenario mondiale che vede l'ingresso di nuove realtà. Ma una cosa è certa, da un punto di vista culturale non potrà mai vedere modificato il proprio avvenire. Rimane super potenza".

Da riformare per Danieli anche gli istituti di cultura "Nonostante abbiano da poco un'autonomia contabile, sono obsoleti. Ci sono serie difficoltà nel gestire i bilanci. Non c'è margine per investire nella missione".

Il viceministro lancia anche un'iniziativa. Quella di aprire, musei all'estero, ricorrendo ai depositi dei magazzini dei musei italiani. "New York potrebbe essere un posto giusto per farlo. Noi mettiamo il contenuto, i governanti il contenitore. Non parlo di opere marginali, ma di veri capolavori, dall'archelogia all'arte contemporanea"

Danieli ha espresso poi un suo cruccio relativo ai locali utilizzati dalle rappresentanze italiane a New York: "Apprezzo lo sforzo di riadattare gli edifici. Ma non si devono utilizzare ville che hanno cento anni. Occorre dare al sistema italiano una dignità con strutture adeguate a chi lavora e per gli utenti. Non parlo di estetica ma di funzionalità. Non solo bandiere, ma funzionalità".

Infine ancora un'altra sua concreta presa di posizione: quella contro la "polverizzazione" delle visite istituzionali italiane all'estero. Riferendosi a New York si è chiesto perchè centinaia di amministratori vengano a visitarla per una settimana, spesso senza alcun coordinamento: "Nessuno vuole toccare l'autonomia, ma è davanti a tutti un'anarchia inaccettabile. Presidenti di regioni che vengono senza sapere che in contemporanea è presente la loro stessa provincia... E poi le sedi di rappresentanza farebbero bene a stare in un unico luogo, utlilizzando al meglio le risorse. Lavorerò anche su questo..."