Dal Mondo

Muro di Berlino. In Russa documentario con Putin eroe

29-10-2009


MOSCA. Un documentario sul crollo del Muro di Berlino con il premier russo Vladimir Putin, all'epoca ufficiale del Kgb a Dresda, nei panni dell'eroe ma anche di statista capace di ammettere oggi che la divisione della Germania fu un errore: il film verrà presentato in prima serata su Ntv domenica 8 novembre, alla vigilia del ventesimo anniversario dell'evento che diede avvio all'unificazione della Germania e, successivamente, alla fine dell'Urss.

Nel film compaiono anche l'allora presidente dell' Urss Mikhail Gorbaciov, Richard von Weizacker, all'epoca presidente della Germania federale, e il segretario del comitato centrale del partito socialista unito della Ddr Egon Krenz.

"Lavorando nella Ddr, Putin ha fatto molto per la caduta del muro di Berlino", assicura al quotidiano Kommersant l'autore del film, il noto giornalista Vladimir Kondra-tiev, all'epoca corrispondente della tv statale da Bonn.

Secondo il quotidiano, Kondratiev ha raccolto ricordi personali e valutazioni che arricchiranno quanto già svelato da Putin in una autobiografia e in alcune interviste.

Ad esempio, come hanno reso noto le agenzie in serata, la convizione del premier che "la Germania e il popolo tedesco sono stati troppo a lungo ostaggi delle lotta tra due superpotenze (Usa e Urss) e delle forze di occupazione tanto a ovest quanto a est".

"La Germania era diventata moneta di scambio nella lotta tra queste due superpotenze", ha osservato, sostenendo che "la divisione del popolo tedesco era senza prospettive: era evidente sin dall'inizio che sarebbe fallita".

L'allora ufficiale del Kgb arrivò a Dresda con la moglie nel 1985, l'anno in cui Gorbaciov lanciò la perestroika, ma la Germania dell'est era "un Paese assolutamente totalitario, come l'Unione sovietica di trent'anni prima", ha già raccontato Putin.

In quel Paese Putin, al numero 4 di Angelikastras-se, si occupava del reclutamento di agenti da addestrare in "comunicazioni radio" e di un non meglio precisato "lavoro politico", secondo la sua versione. Il 7 novembre del 1989, quando la folla a Berlino cominciò a demolire il muro, Putin capì che stava finendo un'epoca.

Alcune fonti non escludono che nei mesi precedenti egli stesso fosse stato impegnato nel tentativo di Gorbaciov di cambiare i vertici della Ddr, rimpiazzando gli irriducibili del comunismo con dirigenti più sensibili ad una stagione di apertura e cambiamenti. Operazione che comunque non andò a segno.

Il 6 dicembre anche a Dresda la follà assalto il quartier generale della Stasi e subito dopo si assembrò attorno all'antistante sede del Kgb.

Putin e i suoi colleghi chiesero l'intervento del locale distaccamento militare ma i soldati non si mossero perché Mosca non rispondeva. "In quel momento compresi che il Paese non c'era più.

Si era dissolto", ha raccontato l'allora ufficiale dei servizi segreti sovietici. Mentre gli uomini del Kgb cercavano di bruciare tutti i documenti della sede, Putin uscì a fronteggiare i manifestanti, qualificandosi come "traduttore" e minacciando di sparare con la pistola che brandiva in pugno a chiunque avesse tentato di scalare il muto di cinta.

Nella sua autobiografia Putin non parla di armi, mentre in un'altra intervista ha raccontato di essersi presentato ai dimostranti accompagnato da un soldato con il kalashnikov. 

Ora si vedrà se il film svelerà altre circostanze inedite.

 

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