Iran. Gli ayatollah contro Berlusconi dopo il discorso alla Knesset. "Servo degli israeliani". Frattini replica
ROMA. Servo dei "padroni israeliani". Il giorno dopo l'intervento di Silvio Berlusconi alla Knesset - il parlamento israeliano - Teheran attacca con parole durissime il presidente del Consiglio attraverso il sito web della tv di stato iraniana, strettamente controllata dal regime.
Accuse a cui replica il ministro degli Esteri Franco Frattini: "Noi siamo al servigio dei nostri valori e dei nostri ideali. Questi dicono che l'Olocausto è stata la più grande tragedia dell'umanità", e che Israele "é uno stato libero e democratico che deve essere difeso", ha chiarito il titolare della Farnesina, che legge nelle reazioni iraniane la "debolezza del regime".
La forte irritazione di Teheran nei confronti di Berlusconi per le sue parole a sostegno dell'opposizione iraniana e a favore di "sanzioni forti" in chiave anti-nucleare era già trapelata ieri per bocca del portavoce della commissione Esteri del parlamento iraniano, che aveva denunciato le "gravi interferenze" del premier negli affari interni di un Paese sovrano. È stato il suo discorso davanti ai deputati israeliani, a cominciare dal riferimento alla "giusta reazione" di Israele a Gaza, a finire nel mirino di Teheran: "Durante il suo intervento alla Knesset - ha scritto il sito dell'emittente Iris - Berlusconi ha completato tutta la serie di servigi fatti ai padroni israeliani. Dopo aver sparato dichiarazioni decisamente decisamente discutibili sull'Iran, il premier italiano è arrivato a dire che la guerra contro Gaza fu giusta, calpestando così i cadaveri di 1.400 civili palestinesi uccisi l'anno scorso da Israele durante tre settimane di bombardamenti folli". Tutto sbagliato quindi, secondo l'Iran. Che rincara la dose, accusando ancora Berlusconi di essersi addirittura "superato definendo "esempio di democrazia e libertà" il regime israeliano, nato con la forza bruta sulla terra altrui, macchiatosi dei crimini più orrendi e che da tre anni ha assediato e murato un milione e mezzo di persone a Gaza". "Immaginavano una reazione dell'Iran, ma noi non vogliamo la bomba atomica iraniana", ha detto Frattini, che ha fatto sapere di aver già informato Washington degli esiti della visita del premier in Medio Oriente.
"Se Teheran dalle parole passa ai fatti e consente l'arricchimento dell'uranio fuori dal Paese - ha aggiunto comunque il titolare della Farnesina - lo apprenderemmo con grande favore". Ma certo, incassato un indubbio successo con le autorità israeliane, dopo la missione di Berlusconi in Medio Oriente la diplomazia italiana si trova a fare i conti con una ‘gelatà nelle relazioni con l'Iran in un momento delicatissimo per il confronto tra Teheran e la comunità internazionale sul dossier nucleare. E con più di qualche mugugno anche tra le file dei palestinesi di Fatah, che hanno già chiarito di continuare a ritenere "un'aggressione" quella subita da Gaza.
Tra le lodi della stampa israeliana a Berlusconi il quotidiano Maariv - di orientamento conservatore - punta però il dito contro l'accostamento, fatto dal premier a Betlemme, tra il dolore per le vittime di Gaza e quelle della Shoah.
Il giornale ha parlato infatti di "comportamento bizzarro" da parte di "Silvio-Cesare", che appena giunto nei Territori "ha paragonato Gaza alla Shoah". Ultimo capitolo, quello dell'Eni. Il numero uno del "Cane a sei zampe", Paolo Scaroni, ha confermato che il suo gruppo "non interromperà la sua attività" in Iran ma non metterà nuovi progetti in cantiere: "Onoreremo - ha spiegato - i due contratti già firmati nel 2000 e nel 2001, perché gli impegni vanno rispettati, e il governo italiano conosce questa nostra posizione. Ma non ne faremo di nuovi".
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