Terrorismo. Al Qaeda fissa al primo marzo l'ultimatum per Sergio Cicala
TERRORISMO AL QAEDA FISSA ULTIMATUM AL PRIMO MARZO P[ER SERGIO CICALA
ROMA. Dopo un lungo silenzio, il braccio maghrebino di al Qaeda (Aqmi) ha fissato al 1 marzo l'ultimatum all'Italia per il rilascio di Sergio Cicala rapito con la moglie, Philomene Pwelgna Kaboré, il 17 dicembre scorso nel deserto della Mauritania al confine con il Mali.
Nessun riferimento, invece, viene fatto dalla cellula terroristica alla moglie trentanovenne, originaria del Burkina Faso, del siciliano di 65 anni appassionato d'Africa.
In un messaggio in lingua francese pubblicato su Internet e di cui ha riferito il centro americano di sorveglianza dei siti islamici (Site), Al Qaeda per il Maghreb dà al governo italiano "25 giorni di tempo a partire dall'emissione del comunicato" (pubblicato secondo il Site il 4 febbraio) per assolvere alle richieste avanzate in cambio della liberazione del connazionale.
In particolare, l'organizzazione terroristica precisa di aver chiesto, come contropartita, il rilascio di suoi detenuti "i cui nomi - precisa - sono già stati dati al negoziatore italiano". Secondo quanto si è appreso, si tratterebbe del primo ultimatum ricevuto dall'Italia per il rilascio di Cicala.
Sempre nello stesso comunicato, la cellula terroristica rinvia al 20 febbraio il termine ultimo, inizialmente fissato per la fine di gennaio, per il rilascio del francese Pierre Camatte, sequestrato a sua volta in Mali il 26 novembre scorso.
Silenzio, come per la moglie di Cicala, anche sulla sorte degli altri ostaggi occidentali, tre cooperanti spagnoli pure loro nelle mani di Al Qaeda per il Maghreb. Per questi ultimi, oltre alla liberazione di terroristi detenuti in Mali e Mauritania, è stato chiesto un riscatto in denaro. Sette milioni di dollari, successivamente ridotti a cinque.
Appena due giorni fa, in una intervista al quotidiano spagnolo El Pais, il presidente del Mali Amadou Touré si è detto piuttosto ottimista sulla vicenda degli ostaggi europei nelle mani della cellula di Osama bin Laden nel Maghreb.
"Le cose - ha detto - vanno avanti bene e le famiglie non devono perdere la speranza", stiamo lavorando "con discrezione ed efficacia". Touré ha escluso anche una possibile azione militare del Mali contro le basi di Al Qaeda sul suo territorio. In tal senso, peraltro, aveva ricevuto richieste esplicite da parte dei paesi europei interessati. Italia inclusa.
Per la liberazione della coppia italiana il Governo "é impegnato al massimo", ha ribadito oggi il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, per il quale non ci sono dubbi: questo rapimento ha assunto il valore di "un atto politico". A scendere in campo per il rilascio dei Cicala è stato lo stesso titolare della Farnesina, Franco Frattini, che a gennaio si è recato in Mauritania e Mali. Qui, ha raccolto informazioni sulle indagini in corso, stabilito i giusti canali di comunicazione e collaborazione e coordinato gli sforzi con i governi locali per risolvere la vicenda. Mai venendo meno a quella ‘linea della riservatezza' - sempre adottata dalla Farnesina in analoghe situazioni a rischio - e finora risultata vincente.
Sulla pericolosità delle cellule di al Qaida si è espressa anche il segretario di Stato americano Hillary Clinton in un'intervista alla Cnn che andrà in onda domenica. Se Iran e Corea del nord sono una "grave minaccia" per gli Usa, "un pericolo ancora maggiore" - ha detto - è rappresentato dalle "reti non statali transnazionali".
E, in particolare, Clinton ha citato proprio "i fondamentalisti islamici nella Penisola Arabica legati ad al Qaeda o al Qaeda in Afghanistan e in Pakistan o al Qaeda nel Maghreb".
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