Obama ed i consigli ignorati di Emanuel
WASHINGTON. Sulla carta sono una coppia perfetta. Barack Obama, il presidente filosofo che guarda alla Storia, e Rahn Emanuel, il capo di gabinetto pragmatico che guarda alla dura realtà delle cose. Se Obama è un freddo, Emanuel è un vulcano di passione. Se il primo è un morbido, il secondo è un duro. Se Obama è giunto alla Casa Bianca come esterno alla palude politica di Washington, il merito di Emanuel é di conoscere alla perfezione la 'bassa cucina' del Congresso. Ma negli ultimi giorni una serie di rivelazioni anonime ma ben documentate di insiders della Casa Bianca hanno messo in evidenza il fatto che il presidente Obama avrebbe potuto evitare gli errori più clamorosi del suo primo anno nello Studio Ovale se avesse seguito i consigli ricevuti da Emanuel.
E' così emerso che il capo di staff della Casa Bianca, incaricato di gestire i rapporti col Congresso, aveva sempre giudicato non realistica la promessa di Obama di chiudere il carcere di Guantanamo entro un anno. Si era inoltre opposto alla decisione di processare Khalid Sheik Mohammed (il presunto organizzatore della strage dell'11/9) in un tribunale civile. Ma al parere favorevole del ministro delle giustizia Eric Holder si era aggiunto anche quello del super-consigliere di Obama David Axelrod, è stato ora rivelato. Ma i fatti hanno dato ragione ad Emanuel e l'amministrazione Obama ha dovuto effettuare una imbarazzante retromarcia.
Inoltre, rivelano gli insiders, Emanuel era favorevole ad una riforma della sanità più agile che avrebbe accelerato i tempi di approvazione. "Il primo anno di Obama alla Casa Bianca è andato a pezzi soprattutto perché il presidente non ha voluto seguire i consigli di Emanuel - ha scritto il Washington Post - Emanuel è l'unica persona rimasta a impedire a Obama di diventare Jimmy Carter".
La esaltazione di Emanuel è stata accompagnata, in parallelo, da un fuoco di fila contro la 'mafia di Chicago', i consiglieri più vicini a Obama sin dall'inizio della sua carriera (come Axelrod, il portavoce Robert Gibbs, la consigliera Valerie Jarrett) che sono così intenti a costruire l'immagine storica del presidente da trascurare la realtà dei fatti, come i riflessi della politica di Obama sul futuro dei deputati democratici che a novembre dovranno sottoporsi al giudizio degli elettori. "La nostra sorte sarà decisa nel 2010 - ha osservato il deputato democratico Chris Van Hollen - quella del presidente Usa sarà decisa solo nel 2012: abbiamo scadenze diverse".
Resta il mistero su chi sia all'origine delle 'soffiate' ai media sulla crescente frustrazione di Emanuel nel vedere ignorati i suoi consigli solo per dover poi combattere ferocemente col Congresso per sostenere scelte politiche in cui non crede. Si tratta evidentemente di persone vicine al capo di staff. Ma non è detto che mettere in evidenza le sue divergenze con Obama sia il modo migliore per aiutarlo nella sua battaglia quotidiana contro la 'mafia di Chicago'.












