Peres a Biden, via Iran da Onu
GERUSALEMME. Gli Stati Uniti restano un baluardo nella difesa della sicurezza di Israele, tanto nell'ambito del processo di pace con i palestinesi, quanto sul fronte della sfida atomica del regime iraniano: un regime che per il presidente israeliano Shimon Peres non merita, oggi come oggi, d'occupare un seggio all'Onu "con pieni diritti".
Lo ha assicurato a Gerusalemme il vicepresidente americano, Joe Biden, incontrando l'intero vertice politico dello Stato ebraico nella seconda giornata di una delicata missione mediorientale che domani lo porterà poi nei Territori palestinesi. Una visita destinata a incoraggiare - malgrado lo scetticismo diffuso - l'avvio di quei negoziati indiretti annunciati appena ieri dal mediatore George Mitchell. Ma che oggi - nei faccia a faccia con Peres e con il premier Benyamin Netanyahu - non ha mancato di lasciare spazio alla questione dei programmi nucleari di Teheran, incubo permanente d'Israele. Biden ne ha parlato nella conferenza stampa congiunta con Netanyahu come di "una priorità" comune, ribadendo la volontà dell'amministrazione Obama d'impedire all'Iran di dotarsi di armi di distruzione di massa e di spingerlo "al rispetto degli obblighi internazionali". Quindi, più in generale, ha ribadito la fedeltà della Casa Bianca all'alleanza con Israele. Alla cui leadership ha chiesto di accettare, al pari di quella palestinese, "impegni coraggiosi e storici" per giungere "a un accordo di pace storico" cogliendo "la reale opportunità" offerta a suo dire dai colloqui indiretti (proximity talks). Ma non senza putualizzare che la sicurezza dello Stato ebraico continua a essere "un pilastro" della politica mediorientale americana, garantito da "un impegno assoluto, totale, senza riserve". "Non c'é distanza alcuna fra Usa e Israele quando si parla della sicurezza" di quest'ultimo, ha insistito il vicepresidente, il più alto esponente della nuova amministrazione giunto finora in visita a Gerusalemme a oltre un anno dall'insediamento di Barack Obama. Un modo per sottolineare come le divergenze con l'attuale governo israeliano a trazione destrorsa - evocate qualche mese fa - non possano comunque cancellare la sostanza dei rapporti. Netanyahu ha salutato le parole dell'ospite come una conferma della "saldezza dei legami fra Israele e Stati Uniti".
E ha lodato l'azione intrapresa da Washington in seno alla comunità internazionale per imporre sanzioni più severe nei confronti di Teheran. "Tanto più forti saranno - ha rimarcato -, tanto più sarà probabile che il regime iraniano sia costretto alla fine a scegliere fra la prosecuzione dei piani nucleari e la propria sopravvivenza". Sul tema, a incalzare Biden ha provveduto peraltro soprattutto il vecchio Shimon Peres, arrivando ad auspicare che l'Iran possa essere messo fuori - moralmente, se non legalmente - dal consesso delle nazioni. Un regime come quello impersonificato dal presidente Mahmud Ahmadinejad, "che invoca apertamente la distruzione dello Stato d'Israele, non può essere membro con pieni diritti dell'Onu", ha affermato Peres rivolgendosi al vice-Obama.
Non ne è degno - ha rincarato la dose - perché ha il volto di "una persona che predica il terrorismo e impicca la gente per le strade". Condanne morali a parte, per il ministro della Difesa, Ehud Barak, quel che conta sono del resto i segnali concreti lanciati da Biden. E la conferma - ha spiegato più tardi a una scolaresca - "dell'impegno diligente degli Usa a rafforzare la nostra superiorità militare per difenderci dalla minaccia iraniana e da altre sfide presenti nella regione". Minacce e sfide, ha chiosato Barak, che Israele deve affrontare "tendendo una mano alla pace. Ma lasciando l'altra ben ferma con il dito sul grilletto".
12-05-2012
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