Dal Mondo

Medio Oriente. Mitchell annulla la missione in Israele

17-03-2010

 

WASHINGTON. George Mitchell, l'emissario in Medio Oriente del presidente Usa Barack Obama, rinuncia a recarsi per il momento in Israele, non essendoci più i presupposti per l'avvio di negoziati, anche indiretti, tra israeliani e palestinesi. Nella migliore delle ipotesi se ne parlerà dopo il 19 marzo, data della riunione ministeriale a Mosca del Quartetto sul Medio Oriente composto da Usa, Russia, Ue ed Onu, ma i tempi rischiano di essere più lunghi. Mentre i quartieri arabi di Gerusalemme si infiammano di nuovo, nonostante i toni siano più concilianti, non accennano a calare le tensioni tra Israele e Stati Uniti, dopo l'annuncio di nuovi insediamenti ebraici a Gerusalemme proprio quando il vicepresidente Usa Joe Biden era in visita ufficiale nel paese. Secondo il Washington Post, per rilanciare il processo di pace Obama ha posto tre condizioni ad Israele. Primo, una marcia indietro sui nuovi insediamenti a Gerusalemme est annunciati la scorsa settimana, provocando une delle più gravi crisi con Washington.

Secondo, un gesto significativo e sostanziale nei confronti dei palestinesi; terzo una dichiarazione pubblica che accetti l'inclusione nei negoziati di tutte le questioni centrali, tra cui lo statuto di Gerusalemme. Una risposta del governo israeliano era attesa per ieri. Fonti ufficiali Usa, senza dare maggiori precisioni, parlano invece dei prossimi giorni. Le tre condizioni di Obama, di cui le autorità Usa non parlano ufficialmente, erano state illustrate venerdì dal segretario di Stato Usa Hillary Clinton al premier israeliano Benyamin Netanyahu in una burrascosa telefonata di circa tre quarti d'ora. Il segretario di Stato potrebbe incontrare il premier israeliano la prossima settimana a Washington, quando ambedue parteciperanno al Congresso annuale dell'Aipac, la lobby pro-israeliana americana, una delle principali organizzazioni ebraiche degli Stati Uniti. Incontrando brevemente la stampa insieme con il suo collega irlandese Michael Martin, la Clinton ha avuto ieri parole più concilianti rispetto ai giorni scorsi, come anche il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs. Gli Stati Uniti vogliono un impegno totale di Israele e palestinesi in favore del processo di pace, ha detto la Clinton, prima di ribadire l'impegno assoluto degli Usa a difesa della sicurezza di Israele, un paese con il quale i legami sono "forti e solidissimi".

Del rinnovato sostegno a Israele, Netanyahu l'ha ringraziata in un comunicato, senza accennare alla ripresa dei negoziati.

Alla Clinton ha fatto eco Gibbs. Dopo avere ricordato che Netanyahu si è scusato, il portavoce di Obama ha detto che "nelle relazioni di carattere adulto tra paesi amici esiste anche la possibilità di disaccordi e quello di questi giorni è uno di quei disaccordi. Ma nulla rimette in questione i legami indistruttibili che abbiamo con Israele per la sua sicurezza".

 Parole critiche su Israele sono state pronunciate infine dal segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, secondo cui la sua politica nei Territori "é controproducente" ed "é tempo di cambiare direzione".

Ban ha sottolineato che "la situazione, nel complesso, non ha fatto progressi", e questo è il motivo per cui il Quartetto si riunirà nelle prossime ore.