Il fatto

Russia. Incendi. Il fumo raggiunge San Pietroburgo

10-08-2010

MOSCA. La fitta nuvola di fumo nocivo che da giorni invade Mosca e gran parte della Russia centrale ha lambito ieri anche a San Pietroburgo, l'antica capitale degli zar finora risparmiata dagli incendi di foreste e torbiere e dalle loro conseguenze. Oggi dovrebbe andarsene, dicono gli esperti, ma ormai il Paese è in balia dei venti, tanto che anche la vicina Finlandia ieri ha manifestato qualche preoccupazione dopo aver registrato l'aumento di particolato atmosferico, da sei a dieci volte superiore alla norma. Il fronte degli incendi non sembra migliorare. Le fiamme hanno danneggiato per decine di milioni di euro uno stabilimento top secret vicino a Kolomna, 100 km a sud est da Mosca: il centro di progettazione del ministero della Difesa per la creazione e il collaudo dei missili Iskander e Igla. Il fuoco ha minacciato anche un nuovo centro nucleare, quello del distretto di Snezhinsk, nella regione di Celiabinsk, sugli Urali: inizialmente i camion dei vigili del fuoco non sono riusciti a superare i terreni troppo paludosi e i pompieri hanno dovuto intervenire a piedi con gli zaini antincendio, in una zona di sette ettari di bosco. Poi si sono levati in volo anche due elicotteri Mi8 ed è stata creata una barriera di sassi di diversi km. Ora il rogo è circoscritto ma il ministro della protezione civile ha chiesto di lavorare anche di notte. Già al sicuro invece il centro di ricerca nucleare di Sarov. Alcuni medici intanto denunciano sotto anonimato l'ammasso di cadaveri in putrefazione nei seminterrati degli ospedali e il divieto da parte dei dirigenti sanitari di stilare diagnosi legate al caldo e all'inquinamento per non creare allarmi. Denunce che, se vere, rischiano di resuscitare l'ombra della ‘disinformazia' che ha caratterizzato tanta storia dell'Urss e della Russia postcomunista, da Cernobyl al Kursk. Nel solo mese di luglio, secondo gli uffici anagrafe della capitale, il numero dei morti è aumentato del 50%. I pronto soccorsi sono presi d'assalto, ma secondo il ministero della Sanità solo 472 persone in tutta la Russia hanno chiesto cure mediche e solo 43 sono state ricoverate. E mentre il Paese brucia, il leader del Cremlino Dmitri Medvedev trova il tempo per una visita a sorpresa nella regione secessionista georgiana dell'Abkazia, in occasione del secondo anniversario dell'inizio della guerra contro la Georgia: una notizia che fa aprire i tg, relegando al secondo posto l'allarme incendi. Ma il fuoco non concede tregua. In una Mosca semideserta e sempre più surreale, quasi bulgakoviana, il leggendario Gorki Park ha chiuso per fumo, come il museo Pushkin. A parte Sheremietevo, gli aeroporti di Domodiedovo e Vnukovo funzionano a singhiozzo, con decine di voli dirottati o ritardati. Il livello di monossido di carbonio nella capitale oggi è stato di 3,1 volte superiore alla soglia di sicurezza, la metà di ieri: ma gli esperti ammoniscono che ci sono altre sostanze più pericolose nell'aria, come il particolato atmosferico Pm10, che penetra anche attraverso le garze e le mascherine. E se i moscoviti, tradizionalmente fatalisti e comunque poco sensibili alle questioni ambientali, sembrano sforzarsi di seguire i suggerimenti delle autorità sanitarie, molti turisti continuano a girare per Mosca come se fosse un'avventura estrema o esotica, sotto un sole sinistramente arancione e una temperatura record - dopo 78 anni - di 36 gradi.

 

Ma, a conferma della serietà della situazione, anche le fabbriche della capitale sono state invitate a ridurre sensibilmente gli scarichi in questi giorni da incubo. E l'ineffabile sindaco della capitale, Iuri Luzhkov, è rientrato dalle ferie, o meglio, come ha fatto sapere, da un "infortunio sportivo".