Eataly. Tutta l'Italia da mangiare
NEW YORK. Metti assieme tre dei più amati ristoratori italoamericani con il fondatore di Eataly di Torino e il risultato è un vasto e ambizioso megastore della ristorazione italiana ideato dall'imprenditore piemontese Oscar Farinetti in collaborazione con Mario Batali, Lidia e il figlio Joseph Bastianich.
Il complesso, situato all'angolo tra Fifth Avenue e 23rd Street di fronte al Flatiron Building, comprende aree per lo shopping, per imparare a cucinare e, naturalmente mangiare, oltre che acquistare prodotti preparati al momento.
Il megastore Eataly aprirà al pubblico martedì (alle 4 pm) e a tagliare il nastro inaugurale sarà il sindaco Michael Bloomberg in persona, che darà la benedizione ad un progetto del costo di 25 milioni di dollari che ha prodotto 400 nuovi posti di lavoro.
Il nuovo centro Eataly si estende su una superficie di 50 mila piedi quadrati, contiene diversi ristoranti tra cui una bisteccheria chiamata Manzo, una pizzeria napolitana con due forni a legna ed una birreria aperta tutto l'anno sulla sommità dell'ex Toy Building, senza parlare della scuola di cucina per principianti, prodotti originali italiani e anche spazi per accessori da cucina e un punto vendita della libreria Rizzoli.
"Vogliamo che diventi una destinazione obbligata per il cibo" ha detto Joe Bastianich che alla stampa ha offerto assieme a Oscar Farinetti un tour guidato del complesso.
"L'ideologia dietro il progetto - ha detto Mario Batali - è di sedurre i clienti a portare a casa gli ingredienti per cucinare. I consumatori saranno in grado di acquistare i prodotti e cucinarli con l'ausilio di esperti nel negozio".
"Parte della missione di Eataly - ha sottolineato Lidia Bastianich - è di celebrare e imparare cosa gli italiani portano a tavola, un luogo dove gli ingredienti mostrano il nome e il volto della gente che li produce. Speriamo di trasportare la clientela in un luogo che è un inno alla filosofia italiana a tavola per un vivere migliore e più salutare".
Ma a Manhattan in questi giorni è in corso una battaglia tra titani della ristorazione e a lanciare la sfida si schiera l'altro impero gastronomico di Michael White chef americano educato in Italia che ha annunciato il debutto di un altro tassello dei suoi domini, l'Osteria Morini che sarà un tributo all'Emilia Romagna con apertura prevista in autunno a SoHo.
Non è una novità che New York adora mangiare italiano. Dagli anni Ottanta e Novanta con i pionieri del rigoroso tributo alla cucina italiana dai nomi Tony May, Cipriani, Sirio Maccioni che hanno condotto per mano i newyorkesi ad apprezzare ricette che andavano oltre i classici e poco italiani "spaghetti and meatballs" della tradizione italoamericana dei primordi dell'emigrazione.
Oggi a cucinare italiano spesso sono chef che hanno studiato in Italia, ma che di italiano hanno ben poco, come White figlio di un banchiere del Wisconsin che conta sponsor milionari nell'Altamarea Group di un ex dirigente della Merril Lynch e Mario Batali, figlio di un ingegnere italoamericano della Boeing e di un'inglese, torna dietro ai formelli di Eataly.
Batali, volto noto del piccolo schermo su Food Network, è stato scelto da Farinetti in tandem con il suo partner in affari Joseph Bastianich e con la madre Lidia Bastianich, rinomata chef istriana, regina della cucina italiana che conta 9 milioni di spettatori sulla tivù pubblica Pbs per ogni puntata dei suoi appuntamenti settimanali in cucina.
L'idea di Eataly, un investimento di 25 milioni di dollari, è quella di un department store di lusso monotematico che espone, produce e vende le eccellenze italiane in fatto di cucina.
"Non vogliamo che si venga qui per mangiare e basta, ma che si venga piuttosto per assaggiare e fare la spesa" spiega Batali.
Sono 400 i dipendenti, di cui alcune decine venuti dall'Italia, 600 posti a sedere in 7 ristoranti, un caffé che apre di prima mattina, una gelateria, pasticcderia, enoteca, birreria all'aperto sulla terrazza all'ultimo piano, il ristorante Manzo da 80 coperti per la carne e nel settore delle verdure figura Jennifer Rubell, nipote di Steve Rubell proprietario dello Studio 54, che lava e prepara senza sovrapprezzo le verdure acquistate prodotte localmente.
"La sfida è di non riuscire a far fronte al successo dell'idea" spiega Farinetti ricordando i 2 milioni di visitatori all'anno della gemella Eataly di Torino che ha aperto i battenti nel 2007.
C'è anche una boutique di accessori per cucina firmati Alessi e Bialetti, un ufficio turistico per prenotare un volo verso l'Italia, una scuola di cucina e un punto vendita Rizzoli con libri di cucina.
"Nonostante la sfida del e-book, i libri di cucina vanno ancora bene" sostiene Marco Ausenda amministratore delegato di Rizzoli International, arrivato a New York per il taglio del nastro inaugurale.
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22-05-2012












