La politica

Vertice con Bossi. Berlusconi frena sul voto

26-08-2010

Il Premier Berlusconi frena Umberto Bossi rinviando, almeno per il momento, il voto. Il Cavaliere gli avrbebe prospettato, in caso di elezioni, l'addio al federalismo, visto che - stando ai sondaggi - nemmeno la forza della Lega garantirebbe una maggioranza in Senato

ROMA. Silvio Berlusconi frena Umberto Bossi rinviando, almeno per ora, la corsa alle urne. Ma ottiene solo un 'ni' a ciò che forse teneva di più: il via libera ad una apertura ai centristi, utile per una boccata d'ossigeno alla maggioranza messa a dura prova dalla diatriba con i finiani. Ad accompagnare il Cavaliere sul lago Maggiore ci sono Denis Verdini e Niccolò Ghedini mentre Letta resta ad Arcore.

L'interpretazione in voga nel Pdl suona così: coi leghisti il premier si attende un braccio di ferro più che una trattativa; meglio quindi avere un coordinatore abituato a dire 'no' e un avvocato pronto a ricordare al Carroccio quali rischi si corrano nel caso in cui la Consulta bocci il legittimo impedimento, piuttosto che un mediatore. Raccontano che l'atmosfera dentro sia stata altalenante: c'é chi parla di un clima cordiale; chi di momenti di tensione.

Un po' tutti, però, concordano sul canovaccio della conversazione fra i due leader che dopo una ricognizione dell'attuale situazione politica e delle tante variabili che possono influenzare l'esito della legislatura, vede affrontare il nodo principale: quello del voto anticipato. Alle urne, avrebbe ragionato il Cavaliere, non possiamo andare. Ma soprattutto non possiamo dare l'impressione di essere noi a rompere. Gli elettori ci punirebbero e a perderci non sarebbe soltanto il Pdl, ma anche la Lega.

Il  Senatur, però, avrebbe ribadito il suo no ad andare avanti così, galleggiando, rinviando l'inevitabile. Un punto, questo, che avrebbe visto il Cavaliere porre sul piatto della bilancia il rischio che il voto porta con sé: dire cioé addio al federalismo, visto che - stando ai sondaggi - nemmeno la forza della Lega garantirebbe una maggioranza in Senato. Non bastasse ciò Berlusconi avrebbe argomentato la propria convinzione che alla fine i 'finiani moderati' non lasceranno naufragare il governo. Non tutti sono falchi come Bocchino, Granata e Briguglio, molte sono persone ragionevoli, che non vogliono tradire i loro elettori. Tesi, quest'ultima, su cui Bossi pare abbia mostrato scetticismo; ma 'sensibile' al tema del federalismo avrebbe concesso il beneficio del dubbio all'alleato: va bene, raccontano abbia ragionato il Senatur, se pensi davvero che possiamo andare avanti proviamoci, ma al primo incidente si va dritti alle urne. Eventualità, questa, alla quale, comunque, il leader del Pdl non intende farsi trovare impreparato. Decisamente meno facile il confronto sul rapporto con l'Udc. Bossi, del resto, si era presentato a villa Campari con un messaggio ben preciso: mai al governo con Casini. E a poco sarebbero servite le spiegazioni di Berlusconi deciso a sostenere le differenze tra l'opposizione dei centristi e quella di Pd e Idv; loro, avrebbe spiegato, sono garantisti, non forcaioli, e per questo potrebbero aiutare a tenere a bada i 'pm politicizzati'. Argomenti che però non avrebbero smosso il leader della Lega: io quelli non ce li voglio nella maggioranza, avrebbe rimarcato.

A quel punto, Berlusconi avrebbe assicurato che nemmeno loro vogliono entrare né nel governo né nella maggioranza e che con l'Udc si tratterebbe solo di trovare convergenze su alcuni temi specifici. Perché dovremmo rifiutare i loro voti in Aula? Sarebbe stato il ragionamento del Cavaliere evitando di dire che il progetto con i centristi vorrebbe essere di più largo respiro e potrebbe un giorno portare ad una alleanza, magari sotto forma di federazione. Ma non solo di voto anticipato e Udc si sarebbe parlato a villa Campari. Secondo qualcuno, l'ultimo punto discusso sarebbe stato il quoziente familiare: Tremonti (di cui, raccontano le talpe del Pdl, ormai Berlusconi si fida sempre meno), avrebbe ribadito che costa troppo. Il Cavaliere (forte del fatto che è previsto nei 5 punti stilati a palazzo Grazioli) che sarà il primo intervento da realizzare appena i conti lo permetteranno. Probabile che i protagonisti abbiano usato parole diverse, ma il senso del colloquio - almeno a giudicare i commenti successivi - sembra essere stato proprio questo.

"Berlusconi è molto soddisfatto", commenta Paolo Bonaiuti. Ora, però, i leghisti attendono le rassicurazioni del premier alla prova dei fatti. Ecco perché c'é chi parla di semplice "boccata d'ossigeno" per il Cavaliere.