11 Settembre. Il Corano al rogo accende la polemica
WASHINGTON. Mai come in questi giorni l'America si trova alle prese con i limiti della sua libertà. Da un lato c'é l'idea fondante di un Paese che per antonomasia é la patria di tutte le libertà, da quella di culto a quella di espressione; dall'altro c'é l'11 settembre, americanissimo santuario della memoria; in mezzo, c'é un pastore della Florida che, in nome tanto dell'11 settembre quanto della Costituzione americana, rivendica il diritto di bruciare in piazza il Corano. Un'iniziativa che preoccupa innanzitutto il comandante delle forze Usa e Nato in Afghanistan, il generale David Petraeus, per il quale bruciare copie del Corano nell'anniversario delle stragi dell'11 settembre rischia di avere effetti paragonabili a quelli delle famigerate foto dal carcere di Abu Ghraib.
In un' intervista sulla Nbc Petraeus ha messo in guardia che immagini di americani che bruciano il libro sacro per i musulmani rischia di diventare un prezioso strumento per quanti "ci vogliono male" non solo in Afghanistan ma "indubbiamente in tutto il mondo".
Il generale ha discusso della vicenda anche con il presidente afghano Hamid Karzai.
Il dibattito, reso ancora più incandescente dall'atmosfera pre-elettorale e dalla vicenda della moschea che dovrebbe sorgere poco distante da dov'erano le Torri gemelle, ruota attorno alla domanda: fino a che punto può spingersi in America la libertà di espressione? È legittimo che il pastore battista Terry Jones rivendichi "in nome di Dio e dell'America" il suo diritto a bruciare in piazza il Corano, appellandosi alla sacralità laica del primo emendamento? La risposta, condivisa da molti leader politici e religiosi è questa: per quanto sia "disgustoso", l'atto di Jones è protetto dalla Costituzione.
Il mondo intero, dal segretario generale dell'Onu Ban-Ki Moon, al Vaticano, alla Lega Araba, è insorto condannandolo senza mezzi termini, e così hanno fatto i leader religiosi ebrei, cattolici, islamici, induisti, protestanti.
Anche il mondo politico è unito. Il ministro della Giustizia, Eric Holder, ha parlato di atto "pericoloso e idiota", il segretario di Stato, Hillary Clinton, ha parlato di "un atto irrispettoso, vergognoso".
Lui, il pastore battista Terry Jones, continua imperterrito per la sua strada, incurante del coro di proteste e delle minacce di morte che - dice - gli sono state inviate. "Mandare un avvertimento ai musulmani radicali è molto necessario" ha ribadito Jones intervistato da Nbc e Cbs. "Siamo più che mai determinati ad andare avanti". E ha precisato di andare in giro armato con una pistola calibro 40. Nel frattempo a Gainesville i vigili del fuoco hanno negato al suo Dove Outreach Center il permesso di "accendere roghi" il prossimo sabato, la polizia di Gainesville ha confermato che si sta comunque preparando per sabato come se il rogo annunciato dovesse avere luogo.
Dunque mandando rinforzi a presidiare la chiesa. Ma, esecrabile o meno, resta la domanda: Jones può farlo? "Sì" ha risposto il sindaco di New York, Michael Bloomberg. "Io considero disgustosa l'iniziativa, ma l'America è esattamente questo - ha riconosciuto il sindaco, che pure è tra i più strenui sostenitori della moschea a Ground Zero -. Come (Jones) ha il diritto di esprimere ciò in cui crede, così la comunità islamica di New York ha diritto di professare il suo culto andando a pregare in una moschea vicino Ground Zero. Non possiamo applicare un diritto garantito dalla Costituzione solo alle situazioni che approviamo".












