Consolato Generale a New York. Si potrà usare la carta di credito
IL CONSOLATO Generale di New York è il primo degli oltre 200 che fanno parte della rete consolare del ministero degli Esteri a consentire il pagamento dei servizi con carta di credito. "Sembra una trovata di poco conto - spiega il console aggiunto Giovanni Favilli - ma c'è tutta una serie di problemi attinenti al bilancio dello Stato che siamo riusciti a superare, anche grazie alla collaborazione dell'agenzia di New York del Monte dei Paschi di Siena. Ed è una grossa innovazione". Recentemente - fa osservare il console generale Francesco Talò - era stata pubblicata una lettera di una lettrice nella rubrica di Laura su America Oggi che lamentava il fatto che non era possibile pagare con mezzi tipo carta di credito o debit card.
"Oggi questo è possibile e in futuro ci proponiamo di implementare i mezzi di pagamento abiltando le transazioni online e gli assegni. Questa è una grossa innovazione e va incontro alle esigenze dei nostri numerosi utenti", aggiunge Favilli. Le file fuori dal Consolato Generale sono un ricordo del passato, sostiene il console aggiunto, il quale precisa che "per gli americani che richiedono i servizi, i funzionari ora ricevono su appuntamento e che per i cittadini italiani che devono fare il passaporto sono state snellite le procedure. Il tempo di attesa in Consolato è molto diminuito e i nostri connazionali che sono stati da noi recentemente lo hanno notato".
Snellite o semplificate anche altre formalità richieste per i cittadini italiani, come spiega Favilli. "È necessario per gli italiani registrare gli eventi della propria vita quali nascite, matrimoni, divorzi e decessi di un parente. Anche questo adesso è posssibile farlo per posta o depositando il tutto alla porta del Consolato. È un metodo ottimo per far risparmiare tempo ai connazionali, perché a New York più che in ogni altra parte del mondo il tempo è prezioso".
Ma ieri, oltre ad annunciare ufficialmente l'atteso regalo natalizio del Consolato Generale agli utenti, la sede diplomatica di Park Avenue è stata teatro per la prima volta di una immersione conoscitiva per cinque vice consoli onorari che operano a Mineola nel Long Island, a Buffalo e a Rochester nell'Upstate New York , in Westchester, ad Hartford nel Connecticut. Assente invece il responsabile di Hamilton nelle Bermuda, località che rientra sotto la giurtisdizione consolare di New York.
Un incontro seminariale - come è stato definito - che si ripeterà in futuro - per consentire ai consoli onorari di essere aggiornati. "I consolati onorari ci danno una grande mano perché possono dare consigli e avvisi ai connazionali della loro area e possono ricevere documentazioni, in alcuni casi, come i moduli per la pensione o per il passaporto e questa possibilità evita di venire a New York. Come sappiamo - ha proseguito - lo stato di New York è molto grande e il Connecticut è distante. Abbiamo un vice consolato onorario nelle Bermuda che ricade sotto la nostra competenza. Ebbene, i cittadini dell'isola non dovranno venire a New York, ma potranno espletare le pratiche ad Hamilton".
I numeri parlano da soli. Più della metà dei 55 mila cittadini iscritti all'Aire, l'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, risiede fuori Manhattan (il 52 per cento per l'esattezza). Il quartiere che vede la maggiore presenza di italiani è il Queens.
Anche Mario Daniele, vice console onorario di Rochester è arrivato alla convention e ad America Oggi racconta che il suo ufficio è meta quotidiana di persone che richiedono servizi. "A Rochester contiamo circa 150 mila italoamericani, ma non riusciamo a quantificare esattamente quanti sono cittadini italiani. Una cosa è certa: di italianità a Rochester ce ne è da vendere, a partire dall'attività del Italian American Community Center, che adesso è impegnato a promuovere l'insegnamento della lingua di Dante. Per molta gente - sottolinea Daniele - il riacquisto della cittadinanza italiana è diventata una faccenda importante. Per esempio rentemente si è presentata un'anziana signora italoamericana che ha passato gli ottanta anni, confidandomi che avrebbe voluto passare all'aldilà come cittadina italiana. Il mio ufficio, credo, è l'unico della circoscrizione consolare di New York aperto cinque giorni la settimana con una segretaria full time, una sala d'aspetto e un'affluenza media giornalieri di una ventina di persone".
Eva Barone, funzionario direttivo del ministero degli Esteri responsabile dell'ufficio dello Stato civile e Cittadinanza, cita solo un dato. "Ci sono 4.5 milioni e mezzo di italoamericani (tanti, quanti nel Censimento del 2000 si sono dichiarati italiani) che vorrebbero essere italiani. Lavoriamo sulle loro carte e i cittadini italiani aumentano di minuto in minuto".











