Analisi e commenti

L'intervento/A pranzo dagli zii. La lingua italoamericana nei ricordi di gioventù

Di Dom Serafini

08-05-2011


 

L a cosa che mi manca più di tutto dei miei primi anni in America è il tradizionale pranzo domenicale a casa di zia Yole e zio Mike. La prima, sorella di mia madre, abruzzese doc, il secondo un siciliano tutto d'un pezzo. I figli di zio Mike (Yole lo aveva sposato da vedovo) erano nati in America e parlavano solamente italoamericano. Mia zia quando si arrabbiava passava dall'italiano al dialetto abruzzese.

La routine era sempre la stessa: ci si incontrava nella loro "ausa" (casa) di Copiague (ex Villa Marconi) nel Long Island, verso le 13 (dopo la Messa). Alle 14 ci si sedeva a tavola per finire verso le 18. In mattinata zio Mike con il "carro" (auto) faceva il giro degli "storo" (negozi) per il pane, per le salsicce e per le olive. Poi andava alla vicina "milcheria" per il latte e mozzarella e alla "checcheria" per la torta e cannoli.

Invariabilmente zio Mike invitava tutti i suoi figli e la loro numerosa prole: la primogenita veniva da "Bruklino" (Brooklyn), il mediano dalla vicina Babylon ed il più giovane da Islip. Tutti e tre i figli erano sposati con "germanesi" (tedeschi di origine).

Questi inviti comunque facevano incavolare mia zia, sempre prona all'arrabbiatura. Per evitare che facesse ulteriori storie, avevo preso l'abitudine di arrivare al momento di sedersi a tavola.

Quando facevo lo sbaglio di arrivare prima, mi portava a far vedere il frigorifero (che inevitabilmente era pieno) per imbarazzare zio Mike davanti a tutti perché "praticamente vuoto". Mike con la pazienza di Giobbe, spiegava che non poteva essere vuoto perché il giorno prima erano andati assieme alla "supermarchetta" (supermercato), dopodiché se la svignava alla "yarda" (giardino) a curare la sua pianta di fico, mentre Yole continuava ad imprecare.

Naturalmente ero sempre il benvenuto. Secondo lei, ero l'unico della "sua" famiglia che poteva difenderla dallo "strapotere dei siciliani" (una cugina, sposata con il giornalista Lino Manocchia, viveva nel Bronx e si vedevano poco). Ciónonostante non mi risparmiava "cazziate" (rimproveri) ed ogni scusa era buona, come quando si arrabbiava perché le chiedevo come stesse: "Perché me lo chiedi! Sai benissimo che sto male!", era la solita risposta. Da ipocondriaca si rasserenava solamente quando a pranzo zio Mike invitava anche il medico di famiglia, il dottor Giorgini. Per ritorsione verso Yole, specialmente quando aveva ospiti di riguardo, zio Mike inseriva sul giradischi automatico la canzone "Malafemmina".

Essendo i figli maschi di zio Mike nel "bisinisse" (settore) delle costruzioni edili con una ditta fondata dal padre (loro modestamente dicevano di essere dei "brichelleri" o muratori), a tavola zio Mike chiedeva come andasse la "giobba" (il lavoro). La conversazione poi passava agli eventi in Italia (di solito dopo la settimanale conversazione telefonica con i parenti di Yole in Italia) chiedendomi perché l'Italia era rimasta cosí povera (per loro il fatto che ero in America ne era la prova). I figli non erano mai stati in Italia e si ricordavano solamente le cose raccontate dal padre emigrato prima della seconda guerra mondiale.

La conversazione non mancava mai di essere stimolante. Il linguaggio poi era più che "colorito". Il cibo era fantastico (eccetto il vino "Gallo" da una damigiana di 4 litri che zio Mike insisteva nel servire), cucinato da zia Yole che, alla fine, non si tirava mai indietro.

Ecco un elenco di parole italo-americane spesso usate:Ausa: casa, Baccause: bagno esterno, Basamento: seminterrato, Bisinisse: affare, Blocco: isolato, Bosso: capo, Botto: barca, Brichellero: muratore, Carro: automobile, Cecca: assegno, Checca: torta, Checcheria: negozio di torte, Farma: fattoria (campagna), Fattoria: fabbrica, Fenza: recinto, Garbiggio: rifiuti, Germanese: tedesco, Giobba: lavoro, Grosseria: generi alimentari, Inciuranza: assicurazione, Loccare: chiudere a chiave, Milcheria: negozio di latte, Morgheggio: mutuo, Parcare: parcheggiare, Picchinicche: picnic, Pippa: condotto idraulico, Pittare: dipingere, Sanguiccio: panino, Sciocco: come, "sono ancora sotto sciocco!", Smuffare: cambiar casa (sgomberare), Storo: negozi, oSupermarchetta: supermercato, Tichetta: biglietto, Trobolo: guaio, Yarda: campo.

 

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