Economia

Eni. L'Egitto è una miniera d'oro

10-09-2015

 

ROMA. Più che un giacimento di gas, promette di essere una miniera d'oro. La maxiscoperta che l'Eni ha fatto in Egitto potrebbe rivelarsi ancora più interessante degli 850 miliardi di metri cubi di gas annunciati: questa è infatti una cifra "conservativa" e sotto il giacimento scoperto potrebbe addirittura essercene un altro. Così la Borsa brinda, premiando il titolo con rialzo dell'1,36% a 14,86 euro.

E' stato l'amministratore delegato Claudio Descalzi, ascoltato in audizione dalle Commissioni Attività produttive della Camera e Industria del Senato, ad approfondire nei dettagli quella che il 30 agosto scorso già era stata presentata come una scoperta "di rilevanza mondiale". Sotto il maxi giacimento di Zohr, ha infatti detto il numero uno operativo del gruppo petrolifero, "probabilmente ce n'è un altro, forse di condensati o olio".

Il prossimo obiettivo è "verificare" questa possibilità, nella "speranza che i volumi possano aumentare, anche se", ha ammesso, "siamo già contentissimi così". La scoperta, ha poi spiegato, non è interessantissima solo da un punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo: si tratta infatti di un gas dalle caratteristiche "incredibili", perché, ha spiegato, "non c'è Co2, non c'è zolfo, è praticamente metano, quasi non deve essere trattato, c'è una grande pressione e una temperatura bassa". Inoltre c'è il vantaggio di avere, "a poche decine di km dalla nostra installazione, e praticamente di fronte, Al Gamil, il nostro centro di trattamento del gas".

Tutte condizioni che faranno mangiare le mani ai partner che hanno rinunciato all'opzione per partecipare, anche perché "incidono sui costi". Pur non potendosi sbilanciare troppo sulle cifre, dal momento che su questo fronte l'analisi è ancora è in corso, Descalzi ha assicurato che i costi di sviluppo "possono rimanere al di sotto dei 10 miliardi di dollari".

La parola finale spetterà al cda, che a dicembre verrà chiamato ad approvare l'investimento finale. I tempi sono strettissimi, perché l'Egitto chiede velocità: "Vuole sviluppare la scoperta in tempi rapidi: vuol dire 2017, sono tempi super rapidi. Nelle prossime settimane ci sarà il piano di sviluppo e poi ci serve la concessione".

Una volta partiti, secondo Descalzi sarà anche possibile pensare all'export: la produzione prevista è pari a 30-35 miliardi di metri cubi l'anno e arriva quasi a coprire i consumi interni, che si aggirano su 46 miliardi. A decidere su questo fronte sarà comunque Il Cairo. Di sicuro c'è che anche Saipem beneficerà dell'affare: "Se vogliamo andare veloci - ha concluso - Saipem giocherà un grande ruolo".

 

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