Economia

Italia. Migliori le stime di crescita

18-09-2015

 

 

ROMA. Il governo rialza le stime di crescita per quest'anno e si appresta a farlo anche per il 2016. Secondo il nuovo quadro macroeconomico in arrivo con la Nota di aggiornamento del Def, il 2015 si chiuderà con un Pil in aumento dello 0,9%. Per l'anno prossimo le stime dovrebbero invece mantenersi ancora una volta prudenti, in attesa di capire come evolverà la situazione internazionale e come l'Italia reagirà agli stimoli esterni e, soprattutto, a quelli in arrivo sul fronte interno con la prossima legge di stabilità, volta a stabilizzare, consolidare e fortificare il più possibile proprio quel +0,9%. L'asticella 2016 potrebbe quindi ondeggiare tra il +1,5% e il +1,6%, una previsione comunque migliore rispetto al +1,4% inserito nella programmazione di aprile, ma ancora cauta, soprattutto se, come riferiscono alcune fonti governative, il testo finale dovesse effettivamente fermarsi sul livello più basso della forchetta.

Più crescita significherà meno deficit, sia per quest'anno che per il prossimo. Un effetto automatico che si concilia con le indicazioni arrivate dalla Bce, tornata ad invitare l'Italia ad usare i risparmi derivanti dai minori interessi sui titoli di Stato "per ridurre il deficit" anziché aumentare la spesa. Al momento il quadro programmatico indica nel 2015 un rapporto deficit/Pil del 2,6% e nel 2016 dell'1,8%. Con un'economia più forte le percentuali scenderanno, ma per l'anno prossimo un rialzo al 2,1% o al 2,2% sembra ormai scontato. In questo caso sembra però ancora difficilissimo dire quale dei due numeri sia il più probabile, anche perché proprio oggi è previsto un incontro tra il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, e il commissario Ue agli Affari monetari, Pierre Moscovici.

L'intenzione già dichiarata più volte dal governo è comunque di fare ricorso alla flessibilità Ue sia in materia di riforme che di investimenti, con l'idea di fondo, che anche il Fon monetario internazionale definisce "la doppia sfida" per l'Italia, di trovare un equilibrio tra l'esigenza di far scendere deficit e debito e allo stesso tempo di introdurre misure espansiva. Agganciata finalmente quest'anno la ripresa economica - anche grazie a quella "finestra di opportunità" come ama definirla Padoan offerta da politica monetaria della Bce, prezzi del petrolio e euro - il 2016 dovrà essere l'anno dell'uscita strutturale dalla crisi. Strutturale nel senso che l'Italia dovrà d'ora in poi poter "camminare sulle proprie gambe" e non dover far necessariamente leva su fattori esterni, anche perché l'andamento dell'economia di Cina e Brics potrebbe stavolta influire negativamente sull'economia mondiale.

Usare quei margini di deficit, rimanendo saldamente sotto il 3% e confermando il ribasso del debito (per la prima volta dal 2007), significherà poter dare al Paese la spinta necessaria per crescere dall'interno. Gli interventi necessari allo scopo saranno evidenti nella legge di stabilità, ma lo scheletro è già definito: taglio delle tasse sulla casa, disinnesco delle clausole di salvaguardia, misure per il Sud, probabile replica degli incentivi alle ristrutturazioni, rinnovo - obbligato - del contratto degli statali, probabile piano anti-povertà.

Il primo punto resta ancora quello più delicato. Il taglio delle tasse sulla prima casa si riverserà infatti tutto sui Comuni, che incassano oggi il gettito Tasi. Il presidente dell'Anci, Pier Fassino, ricevuto da Matteo Renzi a Palazzo Chigi, ha chiesto una compensazione totale pari a 5 miliardi di euro, compresa Imu agricola e sugli imbullonati.

 

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