Economia

Economia Usa. Una brusca frenata del Pil

30-10-2015

 

NEW YORK. Brusca frenata dell'economia americana, con il Pil del terzo trimestre cresciuto solo dell'1,5%. Sul banco degli imputati l'amministrazione Obama mette la debolezza dell'economia mondiale - dalla Cina al Vecchio Continente - e le incertezze legate alla volatilità dei mercati. Tutti fattori "transitori" - si sottolinea - ma che provocano un rallentamento della spesa di famiglie e imprese nonché della spesa pubblica. 

Rendendo più difficile per gli Usa continuare a svolgere il ruolo di ‘locomotiva' della ripresa mondiale. 

Wall Street non gradisce lo stop, e per tutta la giornata procede a rilento, coi i principali indici col segno meno: il Dow Jones chiude in calo dello 0,18 a 17.756. 74 punti, il Nasdaq perde lo 0,42% a 5.074,27 e l'S&P500 cede lo 0,05 a 2.089, 39 punti. A pesare anche la rinnovata prospettiva di un rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed entro fine anno. 

Ma è una giornata storta un po' per tutte le principali Borse mondiali, con piazza Affari che chiude negativa (-1%) così come Parigi (-0,18%), Francoforte (-0,3%) e Londra (-0,6%). Il dato sul pil Usa era più o meno quello atteso. 

Ma è evidente la netta decelerazione dal +3,9% dei tre mesi precedenti e dal 2% dello stesso periodo dello scorso anno. Segno che la ripresa va avanti, ma tra mille difficoltà, come emerge anche da alcuni dati sul lavoro: vedi le richieste dei sussidi di disoccupazione, aumentate nell'ultima settimana di mille unità, per un totale di 260 mila. 

Un quadro, insomma, che non rende poi così scontata la stretta monetaria da parte della banca centrale statunitense entro la fine dell'anno. Oltre al rallentamento della spesa per i consumi (+3,2% rispetto al precedente 3,6%) e per gli investimenti pubblici e privati, la modesta e timida avanzata del pil americano va legata anche al rafforzamento del biglietto verde, con l'euro intorno a quota 1,09. Il superdollaro non facilita certo le esportazioni dei beni e servizi ‘made in Usa'. Esportazioni che infatti negli ultimi tre mesi hanno fatto registrare una leggera flessione. Così come la spesa per l'edilizia. 

Intanto qualche notizia positiva arriva dall'Europa. In particolare dalla Germania, dove a sorpresa nel mese di ottobre è tornata l'inflazione: +0,2% su base annua rispetto al -0,2% del mese precedente e rispetto alle attese di una variazione nulla. Presto per dire se i rischi di deflazione siano stati definitivamente scongiurati, ma un buon segnale. Come quello che arriva dall'Italia con i Btp ai minimi record. Sono stati infatti venduti in asta tutti e 4 i miliardi di euro di buoni del Tesoro a cinque anni, con rendimenti sotto al primato storico dello 0,53. 

Assegnati anche 2,181 miliardi di Btp a 10 anni con tassi in calo all'1,48% dall'1,82%. Collocati inoltre 1,492 miliardi di euro di Ccteu a 7 anni ad un tasso dello 0,59% (-0,17%). A chiusura di giornata lo spread tra il Btp e il Bund tedesco ha chiuso a 95 punti base. 

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