Economia

Tempesta sulle Borse, ma Wall Street cresce

04-02-2016

 

MILANO. Una nuova tempesta, ma a macchia di leopardo, si è abbattuta ieri sui mercati finanziari mondiali. Il turbine delle vendite ha infatti colpito prima Tokyo (-3,15%), risparmiando Shanghai (-0,38%), e più tardi in Europa ha scoperchiato il tetto delle Borse di Milano (Ftse Mib -2,85%), Madrid (-2,51%), entrambe scese in corso di seduta fin oltre il 4%, e della solita Atene (-4,12%). Più caute Parigi (-1,33%), Londra (-1,43%) e Francoforte (-1,53%), così come i listini degli Stati Uniti con il Dow che ha chiuso a +1,13%. 

Il taglio delle stime sulla crescita cinese è stato il primo fulmine della giornata, a cui si è aggiunta l'altalena dei prezzi del greggio, prima sopra e poi sotto quota 30 dollari a barile, che ha tenuto piuttosto alta la tensione sui listini. Ma la scure degli investitori si è abbattuta soprattutto sulle banche, dopo una serie di tagli al prezzo obiettivo da parte di Citigroup su alcuni istituti italiani, che hanno scatenato la corsa al ribasso dell'intero settore in Piazza Affari, con diverse sospensioni. 

E' stato il caso di Banco Popolare (-10%), Ubi Banca (-8,99%) ed Mps (-6,67%). Forti vendite anche sugli istituti spagnoli, mentre sul resto delle Borse continentali c'è stata una maggior prudenza, grazie anche ai risultati di Lvmh (+4,5% a Parigi) e all'offerta di ChemChina sulla svizzera Syngenta (+2,7% a Zurigo). 

Una prudenza durata fino alla diffusione di dati americani peggiori delle attese, dalle richieste settimanali di ipoteche agli indici Markit sulla fiducia del settore dei servizi, fino all'indice Ism, sceso ai minimi dal 2014. In controtendenza le indicazioni di Adp sull'occupazione a gennaio, che dovranno essere poi verificate con i dati ufficiali. Il leggero incremento rispetto alle stime ha dato un po' di ossigeno alle Borse a metà seduta, ma il tutto è durato pochi minuti. L'idea di fondo è che, con un progresso inferiore alle stime dell'economia americana, la Fed possa decidere di rinviare i rialzi dei tassi previsti nel 2016, come indicato dalla dinamica dei futures sui Fed Fund. Un quadro propizio per i titoli di stato tedeschi, oggetto di forti acquisti in uscita dai listini azionari, il cui rendimento per quelli a scadenza biennale è sceso per la prima volta sotto lo 0,5%, in vista di ulteriori misure espansive da parte della banca centrale europea. Sul fronte valutario, invece, l'euro ha superato quota 1,1 dollari per la prima volta dallo scorso ottobre.

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