Economia

Banche. Decreto non blindato

17-02-2016

 

 

ROMA. La riforma del credito cooperativo approda alla Camera mentre non si placano le polemiche sulla scelta di consentire una 'way out' per le Bcc più patrimonializzate. Il governo sceglie insomma di avviare il percorso dalla camera più 'blindata', dove i numeri non danno alcuna preoccupazione, nonostante la consapevolezza che qualche modifica bisognerà pur concederla per arginare il malumore che sta montando non solo all'interno del mondo della cooperazione ma anche nelle file della maggioranza. 

Sul nodo della 'way out', mette le mani avanti il viceministro dell'Economia Enrico Morando "discuteremo meglio. Pensiamo che quella soglia sia ben studiata e positiva, ma su nessun aspetto di questo decreto così complesso il governo può arrogarsi la possibilità di dire che non toccheremo niente". 

Il decreto, che contiene anche la garanzia dello Stato sulle sofferenze bancarie, servirà "a rafforzare il sistema delle Bcc", dice Morando, che con ogni probabilità seguirà l'iter del provvedimento per conto del governo, e nel percorso parlamentare si cercherà di fugare i motivi di preoccupazione che serpeggiano nel comparto, anche se le polemiche sollevate in queste ore sono "sproporzionate". 

Ma il fronte dei malpancisti è particolarmente ampio, e va dalle opposizioni a fette di maggioranza fino a frange dello stesso Partito democratico. In sostanza lo stesso schieramento, osserva qualche deputato, contrario alla riforma imposta alle banche popolari che alla fine, però, non è riuscito a spuntarla. Difficile anche nel caso delle Bcc, è l'umore che si coglie a Montecitorio, che si riesca a portare a casa qualche correzione "sostanziale", come chiesto tra l'altro dalla stessa Federcasse. 

Ma il pressing, dentro e fuori il Parlamento, è forte ed è possibile che qualche limatura venga trovata anche sul meccanismo che consente alle Bcc più grandi di restare fuori dalla holding unica. La questione sta tutta nella natura 'indivisibile' delle riserve delle cooperative, che si potrebbe cercare di garantire introducendo effettivamente il 'modello Unipol' (una coop che controlla una spa, che al momento, viene spiegato, la norma per come è scritta non prevede). 

C'è poi il nodo dello 'sconto' per riscattare le riserve, che però difficilmente sembra possa essere innalzato, nonostante le spinte anche interne alla maggioranza (di questo avviso, ad esempio, Scelta Civica). Sul fronte bancario, intanto, la Camera ha approvato alcune mozioni 'soft' sul bail in, respingendo le richieste di sospendere tout court il nuovo meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie arrivate dalle opposizioni. 

Tra gli impegni approvati con il parere favorevole dell'esecutivo anche quello di "assumere ogni iniziativa di competenza volta a predisporre l'intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi con finanziamenti volontari delle banche durante il periodo transitorio". Una via, quella del Fondo interbancario, indicata da più parti (e ribadito a Bruxelles anche dal presidente della commissione Bilancio Francesco Boccia, a margine della conferenza interparlamentare Ue) per dare pieno indennizzo a tutti gli obbligazionisti di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti che hanno visto invece sfumare i loro risparmi e attendono ancora di capire come, e quanto, potranno recuperare. 

Le 4 good bank, peraltro, come garantito dai vertici più volte nelle scorse settimane, avrebbero già raccolto e preparato la documentazione necessaria a supportare il migliaio di risparmiatori più esposti. Ma i criteri per dare avvio agli arbitrati, al momento, sono rimasti in stand by dopo essere 'saltati' come parte del decreto banche. Mentre, osserva la Fisac-Cgil chiedendo soluzioni più favorevoli per i risparmiatori, il testo prevede sconti fiscali a favore delle banche, come l'irrilevanza fiscale dei contributi volontari percepiti da soggetti sottoposti a procedure di crisi (che risolve la questione di Tercas) e il "regime fiscale della cessione di diritti, attività e passività di un ente sottoposto a risoluzione a un ente ponte". 

Matteo Renzi aveva assicurato che i criteri sarebbero stati presentati "a giorni", attraverso decreto ministeriale e dpcm, ma spiegano diverse fonti, lo stesso premier vorrebbe invece ora prendersi tutto il tempo necessario per soppesare bene una soluzione che, raccontano nella maggioranza, rischia di scontentare tutti. 

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