Dall'Italia

La morte di Regeni. Gentiloni: "L'Italia esige la verità"

25-02-2016

 

 

ROMA. "Malgrado il team investigativo non sia finora riuscito ad individuare il colpevole o il movente, i dati e le informazioni disponibili portano a tutte le piste, compresa quella della vendetta per motivi personali". L'Egitto, con un comunicato ufficiale del ministro dell'Interno, tira fuori l'ennesima versione sulla morte di Giulio Regeni: almeno la quinta, dopo quella dell'incidente stradale, dell'omicidio a sfondo omosessuale, dell'atto criminale, dell'uccisione per mano di spie dei Fratelli Musulmani compiuto per creare imbarazzo al governo di Al Sisi. 

Parole che fanno infuriare il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e la famiglia del ricercatore friulano: "Su questa vicenda l'Italia semplicemente chiede ad un Paese alleato la verità e la punizione dei colpevoli. Voglio essere chiaro ancora una volta: non ci accontenteremo di verità di comodo - dice il titolare della Farnesina - né tantomeno di piste improbabili come quelle che ho sentito evocare anche stamattina dal Cairo". 

"Non accettiamo alcun tentativo di infangare la memoria di Giulio - aggiunge la famiglia - faremo tutto quanto nelle nostre possibilità per giungere al pieno accertamento della verità e reagiremo ai tentativi di depistaggio, da dovunque provengano". 

Ad un mese dalla scomparsa del ricercatore friulano, dunque, l'unica certezza resta sempre la stessa: il corpo martoriato di Giulio, con segni di sevizie e torture, ritrovato il 3 febbraio lungo la strada Cairo-Alessandria. Chi lo ha ridotto così? E perché? Come mai il corpo è ricomparso a poche ore dall'interessamento diretto del presidente egiziano, sollecitato dal nostro ambasciatore e dal ministro Guidi? Quali sono le "prove" finora raccolte dagli investigatori egiziani? Tutte domande a cui l'Egitto finora ha fatto finta di rispondere. O non ha proprio risposto. 

Nel comunicato diffuso ieri, ad esempio, il ministero sostiene che c'è una "stretta collaborazione" con gli investigatori italiani, al Cairo dal 5 febbraio: "Sono stati svolti molteplici incontri con il team, condividendo le informazioni e rispondendo a tutte le loro richieste". 

Peccato che ancora oggi gli uomini del Ros e dello Sco non abbiamo avuto nulla di quanto chiesto con una rogatoria ufficiale inviata per via consolare più di una settimana fa: i verbali delle testimonianze raccolte dagli egiziani, l'esito dell'esame autoptico, i tabulati di Regeni e delle persone a lui più vicine, la visione delle telecamere dei negozi lungo la strada dove abitava il ragazzo e delle due stazioni della metropolitana che avrebbe dovuto utilizzare quel 25 gennaio, l'analisi dell'ultima cella telefonica agganciata dal telefono del ricercatore. 

"La cooperazione con il nostro team investigativo può e deve essere più efficace - ha detto non a caso Gentiloni alla Camera - gli investigatori italiani non possono essere soltanto informati: devono avere accesso ai documenti sonori e filmati, ai reperti medici, agli atti del processo in possesso della procura di Giza, e proprio oggi il Governo trasmetterà richieste specifiche e dettagliate su questo attraverso gli opportuni canali diplomatici". 

Vedremo se nelle prossime ore l'atteggiamento egiziano cambierà. Perché al momento le autorità di sicurezza del Cairo continuano a sostenere che siano altri a depistare - alcuni, scrive il ministero dell'Interno, "insistono ad anticipare i risultati delle indagini, continuando a diffondere dicerie e informazioni errate senza prove riportate sui giornali stranieri" - ed a ipotizzare che la morte di Giulio sia una questione "personale". 

Martedì il quotidiano Al Masri Al Yuom ha scritto che la vita di Regeni era "piena di ambiguità", senza ovviamente spiegare su quali basi sosteneva la tesi; ed ieri il ministero ha precisato che le relazioni del ricercatore erano "vaste e molteplici" e che "aveva goduto di molte relazioni nei dintorni della sua abitazione". 

Come a voler avanzare l'ipotesi che qualcuno della sua più ristretta cerchia di amici e conoscenti possa averlo ucciso. Ipotesi che va a sbattere con le testimonianze degli amici raccolte in Italia, con le brutali modalità con cui è stato ammazzato e con la semplice constatazione che Giulio è sparito nel giorno dell'anniversario di piazza Tahir, quando in strada c'erano assai pochi civili ma tantissimi appartenenti alle forze di sicurezza. Per prevenire, e reprimere, qualsiasi tipo di celebrazione o protesta. 

"Il passare del tempo - ha ribadito Gentiloni - non ci farà desistere. Pretendiamo e pretenderemo la verità: credo che lo dobbiamo alla famiglia e alla dignità del nostro Paese".

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