La politica

Primarie Pd. I gazebo riaprono lo scontro

08-03-2016

 

 

ROMA. Matteo Renzi incassa la vittoria dei suoi candidati alle primarie e comincia a credere che, anche se difficile, la partita delle amministrativa sia aperta. Ma i gazebo riaprono lo scontro tra i dem: la minoranza attacca sull'affluenza che "testimonia il disagio degli elettori" e dimostra che "il doppio incarico del premier-segretario non funziona". 

Accuse e polemiche che i renziani ignorano perché, controbatte Lorenzo Guerini, "il partito è in salute" ed il calo dei votanti a Roma è il contraccolpo dell'inchiesta di Mafia Capitale e anche di un'operazione di "pulizia" dai capi-bastone. Renzi, dopo essersi congratulato ieri sera con i vincitori, resta dell'idea di non trasformare in un test nazionale le amministrative. 

A vedere il risvolto nazionale delle primarie è invece la minoranza, che contro la "deriva del Pd verso il Partito della Nazione" ha chiesto il congresso anticipato dopo che i verdiniani hanno votato la fiducia al governo. 

"I numeri dell'affluenza - è l'analisi di Roberto Speranza - testimoniano un disagio di un pezzo largo dei nostri elettori rispetto alla traiettoria del Pd". Di "scissione silenziosa da Pd" parla il bersaniano Miguel Gotor ma nella partecipazione inferiore agli scorsi anni, la sinistra vede anche un'altra spia: il doppio incarico del premier-segretario "non sta funzionando, non c'è un segretario a tempo pieno ed il Pd sul territorio rischia di diventare un insieme di comitati elettorali e lasciare le porte spalancate al trasformismo". 

Accuse che i renziani considerano strumentali. "L'unico a danneggiare il partito è Speranza - controbatte Ernesto Carbone - Dov'era Speranza in questi mesi quando Orfini lavorava per ricostruire il partito romano dopo l'inchiesta di Mafia Capitale?". 

La maggioranza dem vede le critiche mirate solo a mettere nel mirino il premier, anche in vista della convention che la minoranza sta organizzando dall'11 al 13 marzo a Perugia e che vedrà di nuovo insieme Massimo D'Alema e Pier Luigi Bersani. In ogni caso, per ora, la maggioranza non sembra intenzionata ad anticipare la sfida congressuale, prevista per fine 2017. "Anche i sondaggi - sostiene il vicesegretario Pd - dicono che il partito è in salute. Poi dobbiamo confrontarci ed è giusto cogliere gli spunti critici, ma non vedo la necessità di anticipare il congresso".

 

 

Roma. Giachetti: subito squadra con "persone pulite"

 

ROMA. Ha appena vinto le primarie e chiede di lasciarlo sognare tre mesi di campagna elettorale utile, in cui spiegare alla gente che "io sono una persona onesta, che ho le mani libere e che voglio rilanciare questa città". Roberto Giachetti ha le idee chiare e al Pd lo dice nettamente: "Fate una lista di persone pulite, belle e al di sopra di ogni sospetto, una lista di persone di cui tutti saremo orgogliosi in campagna elettorale". Perché Bobo ne è consapevole: "Roma e i romani un'altra occasione non ce la daranno. E hanno ragione loro: ora è il Pd che deve dimostrare di aver capito gli elettori". Poi una promessa: "In giunta con me porterò solo persone competenti e appassionate, che presenterò alla città 15 giorni prima del voto". 

Insomma non vuole essere un uomo solo al comando, vuole una squadra vera. Memore dell'esperienza maturate nelle giunte Rutelli. Ai media Giachetti fa una richiesta: "Oscurate le polemiche e incalzateci sui programmi, fatelo per la nostra città. Io voglio che nei bar, per la strada e negli autobus si parli delle idee per Roma e si veda il 5 giugno non come il solito appuntamento elettorale che interessa solo ai capibastone, ma come il punto di svolta della storia di questa città". 

Nel pomeriggio arrivano i dati definitivi sull'affluenza e le preferenze: i voti presi da Giachetti sono stati quasi 28mila, per un totale di circa 47mila votanti. Un risultato esiguo se si pensa che alle primarie del 2013 votarono 100mila persone e Ignazio Marino prese circa la metà dei voti. Ma Giachetti ai microfoni del Tg1 si chiede: "Chi è che riesce in questo momento a portare 50mila persone a votare? Ritengo il numero dei votanti un buon punto di partenza, soprattutto dopo quello che è successo con Mafia Capitale, le vicende della giunta Marino, e con una parte della sinistra che boicottava le primarie. Penso che da qui dobbiamo ripartire. 

Ovviamente so che la campagna elettorale sarà necessaria anche per riconquistare persone che non sono venute in questa competizione". E mette in guardia da un'eventuale candidatura della minoranza dem: "Sarebbe una candidatura senza speranza, se non con l'obiettivo di far mancare la presenza del centrosinistra al ballottaggio. Un po' come è successo in Liguria. Mi auguro che in questo caso saremo un po' meno tafazziani", dice. Il primo atto da candidato è stato l'omaggio alla tomba di Luigi Petroselli, "sindaco di piccole e grandi cose, degli esclusi e dei deboli". Poi la visita a Marco Pannella, costretto a casa poiché malato. A sinistra intanto Sel rilancia "L'idea di una lista civica, democratica e di sinistra, come propone Walter Tocci, per unire tutte le forze, da Marino a Bray", dice il segretario romano Paolo Cento. 

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