Dall'Italia

Corruzione. Verdini condannato a 2 anni

18-03-2016

ROMA. Per il tribunale di Roma quello di Denis Verdini nella vicenda degli appalti per la Scuola Marescialli di Firenze fu un concorso in corruzione. Un reato per il quale ieri il parlamentare e leader di Ala (Alleanza liberalpopolare-Autonomie) é stato condannato a 2 anni di reclusione (pena sospesa). Una sentenza che, sul versante politico, subito rilancia la polemica sull'appoggio dei verdiniani al governo Renzi, con la minoranza del Pd che attacca ricordando i rischi di questo "asse preferenziale" e il M5S che dice: "Da oggi Renzi governa con il sostegno di un condannato per corruzione". 

La decisione della Settima sezione penale è arrivata intorno alle 15. 

Verdini in aula, alla lettura del dispositivo non ha avuto la minima reazione, anche se dallo sguardo emergeva amarezza. Un sentimento ribadito anche dai suoi difensori, gli avvocati Franco Coppi e Marco Rocchi, che parlano di "forte delusione" per la decisione. 

"Il processo - hanno sottolineato i penalisti - non offriva nessun sostegno alla tesi accusatoria. Inoltre, il reato è destinato a prescriversi entro l'estate, il che costituisce un limite alla nostra difesa in appello". 

Il tribunale ha recepito in pieno le richieste del pm Ilaria Calò. Il procedimento, in cui la posizione di Verdini era stata stralciata, è quello in cui sono stati già condannati, con sentenza passata in giudicato, Angelo Balducci, ex presidente del Consiglio Superiore per i lavori pubblici, Fabio de Santis, ex provveditore delle opere pubbliche della Toscana, l'imprenditore Francesco Maria de Vito Piscicelli e il costruttore Riccardo Fusi. Secondo l'accusa Verdini si sarebbe attivato affinchè Fusi venisse aiutato nei suoi affari e De Santis nominato provveditore. Nel corso della requisitoria il pm ha sostenuto che "ci sono le prove, soprattutto a livello di intercettazioni, per dimostrare che Verdini agì insieme a Fusi, titolare della Btp, puntando a conseguire, sempre insieme, il risultato che lo stesso Fusi si prefiggeva". 

Obiettivo era la restituzione alla sua impresa del cantiere per la Scuola Marescialli con la sospensione dei lavori in danno dell'Astaldi. 

Così come ricordato dalla pubblica accusa la Btp "aveva vinto l'arbitrato che aveva previsto l'assegnazione di un maxirisarcimento, ma Fusi, che voleva fortemente riprendersi quei lavori, aveva capito che a Roma esisteva un sistema corruttivo, messo in piedi da Balducci e dal suo braccio destro De Santis". 

In sostanza a Verdini viene contestato di avere, nel 2008, segnalato all'allora ministro per le Infrastrutture Altero Matteoli proprio il nome di De Santis per la nomina a provveditore. 

"Una nomina definita eccezionale dallo stesso De Santis - ha detto il pm - perché lui non era dirigente di prima fascia". Verdini, insomma, avrebbe agito per conto di Fusi, con il quale esisteva "uno storico e pacifico rapporto di amicizia e di cointeressenza economica". L'intervento di Verdini "fu determinante per la nomina di De Santis anche se non esclusivo", ha concluso il pm. La sentenza ha scatenato subito l'opposizione e riaperto lo scontro all'interno del Pd. La condanna di Verdini, dice il senatore della minoranza Federico Fornaro "dimostra che in questi mesi non abbiamo strumentalmente evocato fantasmi, ma giustamente evidenziato i rischi connessi a questo asse preferenziale. 

Una maggiore prudenza nei rapporti politici con Verdini sarebbe stata certamente apprezzata dal nostro elettorato e dai nostri militanti". 

Il M5S sottolinea il sostegno al Governo di "un condannato per corruzione" e anche Sinistra italiana, ricordando l'attuale condizione di Verdini, chiede a Renzi di chiarire "se vuole continuare ad andare avanti" con i suoi voti. Replica Ernesto Carbone, della segreteria del Pd: "Non è vero che Renzi governa con un pregiudicato, sia Berlusconi che Grillo sono all'opposizione".

 

 

Mediatrade

Condannati Berlusconi jr e Confalonieri

 

MILANO. Con la condanna a un anno e due mesi di carcere per Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri e l'assoluzione degli altri sei imputati per il caso Mediatrade, la Corte d'Appello di Milano ha in parte ribaltato la sentenza con cui nel luglio di due anni fa il Tribunale aveva scagionato tutte le persone finite alla sbarra. 

Si è concluso così, con un ‘ritocco' che ha lasciato "sbalordite" e "incredule" le difese, il processo di secondo grado con al centro una tranche della vicenda ben più ampia che riguarda la compravendita dei diritti tv Mediaset e per la quale Silvio Berlusconi ha scontato 10 mesi e mezzo in affidamento in prova ai servizi sociali. 

A rivedere il verdetto di primo grado sono stati i giudici della seconda sezione, Marco Maiga presidente e a latere Laura Cairati e Alberto Puccinelli (che assolse il leader di Fi per il caso Ruby), dopo tre udienze e poco più di tre ore di camera di consiglio. Oltre a condannare, con sospensione condizionale e non menzione, Berlusconi jr e Confalonieri ritenendoli "colpevoli" di frode fiscale aggravata dalla transnazionalità "limitatamente" all'anno di imposta 2007, ha dichiarato il non doversi procedere per prescrizione per il 2006 e l'assoluzione per il 2008 "perché il fatto non è più previsto come reato". 

La Corte ha, inoltre, disposto come pene accessorie per il vice presidente e il presidente di Mediaset l'interdizione temporanea dagli uffici direttivi e il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione. E poi il risarcimento, da definire in separata sede, e in solido con i responsabili civili Rti e Mediaset, alla parte civile Agenzia delle Entrate, alla quale per ora dovranno versare 20 mila euro come spese di rappresentanza e difesa. Sono stati, invece, ancora assolti il produttore statunitense Frank Agrama, gli ex manager del gruppo Gabrielle Ballabio, Daniele Lorenzano e Giovanni Stabilini e le due cittadine di Hong Kong, Paddy Chan Mei-You e Catherine Hsu May-Chun. 

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