Dal Mondo

Obama dopo l'incontro con Castro: "Oggi è un nuovo giorno"

22-03-2016

 

WASHINGTON. "Este es un nuevo dia": esordisce in spagnolo il presidente degli Stati Uniti Barack Obama promettendo "prima o poi" la fine dell'embargo quando prende la parola insieme a Raul Castro dopo una storica stretta di mano e un bilaterale di due ore e mezza nel simbolico palazzo della rivoluzione, dove l'inno e la bandiera americana si sono affiancati a quelli cubani. 

E' la fine di un'epoca, ma non ancora del duello su diritti umani e democrazia, sui quali i due leader hanno ribadito con "franchezza" le loro "profonde differenze" impegnandosi tuttavia ad "accettarle" e a cooperare, "privilegiando i legami che uniscono i due Paesi e i due popoli", come ha sottolineato Castro. Ma nella inattesa (per Castro) conferenza stampa finale, il presidente cubano è stato messo in imbarazzo quando un giornalista della Cnn, figlio di un cubano, gli ha chiesto perché nell'isola dei Castro ci sono i prigionieri politici. 

"Prigionieri politici? Mi dia la lista. Se ci sono, prima che cali la notte saranno liberati", si è difeso stizzito Raul, all'indomani della retata che ha portato in carcere una cinquantina di attivisti per i diritti umani, comprese una ventina delle "Damas de blanco", le moglie dei dissidenti in carcere. Poi è passato al contrattacco, invitando a non politicizzare il tema e chiedendo tempo. "Nessun Paese al mondo rispetta tutti i 61 diritti umani" definiti a livello internazionale, mentre "Cuba ne rispetta 47", ha accusato, elencando quelli tutelati nell'isola, come la salute, l'educazione, la parità di salario tra uomini e donne". Diritti non scontati negli Usa, come denunciano anche i candidati democratici alla Casa Bianca, anche se Castro preferisce non entrare nella campagna presidenziale americana ("Trump o Hillary? Non voto negli Usa"). 

Obama accetta le rampogne di Castro sui talloni d'Achille americani "perché non dobbiamo essere immuni o timorosi delle critiche" ma sui diritti umani resta fermo pur senza salire in cattedra, sottolineando che la revoca dell'embargo da parte del Congresso dipende in parte anche dai progressi su questo terreno. Ma, pur non sapendo dire quando, promette che "l'embargo finira'" perché "quello che abbiamo fatto per oltre 50 anni non è servito né ai nostri interessi né agli interessi del popolo cubano". Per Castro la revoca è "essenziale", l'embargo resta l'ostacolo principale per aprire una "nuova strada" nella relazioni tra i due Paesi, dopo i "risultati concreti" ottenuti in questi 15 mesi di disgelo con accordi e memorandum proseguiti anche ieri. Entrambi i leader insistono sulla volontà di proseguire il cammino, scommettono su un futuro, ha garantito Obama, "che sarà deciso solo dai cubani, e da nessun altro". 

Un futuro per il quale Obama ha chiesto a Castro più aperture economiche, più joint venture, assunzioni dirette dei cubani nelle società straniere. Perché la normalizzazione, e la speranza di un cambiamento del regime, passa prima di tutto attraverso il business: non ha caso Obama, che nel pomeriggio parlerà agli imprenditori cubani, ha sottolineato di essere accompagnato a Cuba dalla più grande delegazione della sua presidenza, una quarantina tra parlamentari ed esponenti del mondo economico. 

Ma il cambiamento passa anche attraverso l'accesso a internet, ora fortemente limitato dal regime e costosissimo: Obama ha promesso di voler aiutare Cuba ad andare sul web, annunciando un accordo tra Google e le autorità de L'Avana per sviluppare la rete wi-fi e la banda larga sull'isola. "Il cambiamento sta avvenendo qui e penso che Raul Castro lo capisca", ha confidato il presidente Usa in una intervista alla Abc. "La nostra intenzione è stata di lasciare che la palla rotoli, sapendo che il cambiamento non avverrà da un giorno all'altro", ha aggiunto. "Distruggere un ponte è facile e richiede poco tempo, mentre ricostruirlo in modo solido è molto più difficile e lungo", gli ha risposto a distanza Castro, che ieri sera ha avuto tutta la famiglia Obama come ospite d'onore di una cena di Stato, sempre al palazzo della rivoluzione. 

Obama ha voluto ringraziare pubblicamente il Papa e il cardinale Ortega per il loro "contributo decisivo" al riavvicinamento dei due Paesi e Castro per aver ospitato i colloqui di pace tra il governo colombiano e le Farc, proseguiti ieri nell'isola sotto la supervisione del segretario di Stato Usa John Kerry. Dopo la giornata dedicata al governo cubano, oggi Obama si rivolgerà direttamente al popolo cubano, con un discorso trasmesso in diretta dalla tv nazionale. Sempre oggi incontrerà alcuni dissidenti e assisterà ad una partita di baseball tra la nazionale cubana e una squadra americana: anche questa è diplomazia.

 

 

Sull'isola sbarca Google

 

Di Gina Di Meo

 

L'AVANA. Sono delle scatolette bianche disseminate qua e là in diversi punti a L'Avana e i cubani ci si ammassano intorno come api sul miele. L'oggetto del desiderio a Cuba si chiama router, il dispositivo magico che mette in contatto con il mondo l'isola caraibica. In città ci sono circa otto punti ‘hot-spot' e sono diventati come una seconda piazza per la gente, che attende ora la rivoluzione di internet. 

Una speranza confortata dall'annuncio dato dallo stesso presidente Usa Barack Obama che Google ha firmato un accordo con le autorità de L'Avana per sviluppare la rete wi-fi e la banda larga. Il servizio per ora è offerto dall'unica compagna di telecomunicazioni controllata dal governo a Cuba, la Etecsa, che avendo il monopolio e in mancanza di infrastrutture fa pagare a caro prezzo un'ora di connessione wi-fi. 

Il prezzo per una scheda costa, infatti, due dollari l'ora, che a Cuba equivale quasi ad uno stipendio di due giorni di lavoro. "Il wi-fi costa caro - spiega Martino Soreano, 21 anni, studente - è come il 10% di un salario medio, ma la gente è disposta a tutto pur di connettersi. Spero che la visita di Obama possa portare anche infrastrutture per avere un accesso più economico a internet". Soriano ha spiegato anche che, a causa del prezzo proibitivo, i cubani si ingegnano con qualsiasi espediente, come quello di vendere a metà prezzo la loro connessione. 

"Il problema qui - dice Alejandro Marrito, 30 anni, impiegato - è che non esiste la connessione via cavo quindi tutto funziona via satellite e questo spiega sia il costo elevato sia le difficoltà a volte di connettersi, specialmente nelle ore di punta". 

Le cosiddette ore di punta a L'Avana non passano inosservate e sono una delle curiosità per i turisti perché si vedono decine di cubani con smartphone, tablet o computer che videochiamano amici e familiari che si trovano all'estero. 

E' la loro finestra sul mondo. 

"Anche se alcune persone qui hanno l'iPhone - racconta un giovane che preferisce restare anonimo - non è possibile usare FaceTime, l'alternativa è una app chiamata ‘Imo'". Un futuro all'insegna di internet è anche la speranza di Adriana Aguilar, che gestisce un salone di bellezza. "Io amo la mia terra - spiega - ma voglio avere la possibilità di vedere il mondo e finché non potrò viaggiare, internet può soddisfare la mia curiosità". 

Anche Adriana confida nel presidente americano, tuttavia è scettica sul fatto che l'arrivo di infrastrutture faccia scendere il prezzo per la connessione internet. A parte il wi-fi pubblico, inoltre, la connessione privata è proibita e solo alcune categorie di privilegiati possono avere accesso al servizio. Il costo è di circa 120 dollari, una cifra che la maggior parte dei cubani guadagna in un anno. A Cuba solo il 5% della popolazione - come riferisce Fortune - ha accesso a internet.

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