Dal Mondo

Pakistan. I cristiani nel mirino dei talebani

29-03-2016

 

ISLAMABAD. Pasqua di sangue in Pakistan per i cristiani. Il Paese è sotto shock per la strage di oltre 70 persone, in maggioranza donne e bambini, avvenuta domenica in un parco pubblico di Lahore dove numerose famiglie cristiane stavano celebrando la festa. 

Un kamikaze, con addosso 20 chili di tritolo misto a sfere metalliche, si è fatto esplodere nel parcheggio vicino ai giochi dei bambini nel momento di massimo affollamento del luogo, che è un popolare ritrovo domenicale. Secondo l'ultimo bilancio, i morti sono 72, tra cui 29 bambini, mentre 233 sono i feriti. Molti di loro appartengono alla minoranza cristiana. Il massacro, coinciso con un giorno di proteste dei fondamentalisti islamici a Islamabad, è stato rivendicato dai talebani del gruppo scissionista Jamaat ul Ahrar (JuA). 

Gli estremisti hanno affermato di volere colpire la comunità cristiana che vive prevalentemente in Punjab e che più volte in passato è stata nel mirino dei jihadisti. L'ultimo sanguinoso attacco contro i cristiani - che rappresentano circa l'1,6% della popolazione e che sono agli ultimi gradini della scala sociale - risale al 2013, quando fu attaccata una chiesa di Peshawar, la turbolenta città sulla strada per l'Afghanistan, con un bilancio di 80 morti. In segno di lutto, tutte le scuole e gli uffici di Lahore sono rimasti chiusi. Il premier Nawaz Sharif ha cancellato la sua visita a Londra prevista ieri e anche la partecipazione al Nuclear Security Summit (NSS) di giovedì a Washington. 

In un discorso televisivo alla nazione ieri sera il primo ministro si è impegnato a non "permettere che i terroristi rialzino la testa", ricordando i successi della campagna militare Zarb-e-Azb in corso da quasi due anni nel distretto tribale del Nord Waziristan contro le basi dei talebani. "Per la prima volta nella storia del nostro Paese - ha detto - c'è una volontà politica precisa di questo governo salito al potere tre anni fa di eliminare il terrorismo". 

L'attentato, che giunge a una settimana da quello di Bruxelles, ha sollevato un'ondata indignazione in tutto il mondo, tra cui anche un forte richiamo del Papa. La polizia ha ricostruito un identikit dell'attentatore, di cui è stata trovata la testa e gli arti inferiori. Sarebbe stato identificato anche grazie a un documento e sono in corso accertamenti sui suoi familiari. Diversi sospetti sono stati arrestati in cinque operazioni nella provincia del Punjab, tra cui tre fratelli del giovane kamikaze. In un tweet il portavoce dell'esercito, il generale Asim Bajwa, ha riferito che le forze di sicurezza hanno condotto retate a Lahore, Multan and Faisalabad. 

"Diversi sospetti terroristi e complici - ha scritto - sono stati arrestati ed è stato sequestrato un grosso quantitativo di armi e proiettili". La gravità dell'attacco ha spinto il governo a lanciare anche una vasta operazione anti-terrorismo in Punjab con l'impiego del corpo paramilitare dei 'Rangers', dotandoli di poteri straordinari per condurre rastrellamenti e interrogare i sospetti militanti. Si tratta di misure simili a quelle applicate negli ultimi due anni nella metropoli meridionale di Karachi dopo una escalation di violenze. 

Dopo la strage alla scuola militare di Peshawar nel dicembre 2014 - che ha causato 141 morti, tra cui 132 scolari tra gli 8 e i 18 anni di età e che è stata rivendicata dai talebani - il governo di Sharif aveva deciso di usare il pugno duro contro gli insorti islamici. Ha sospeso una moratoria contro le esecuzioni di detenuti nel braccio della morte. Da allora decine di terroristi e criminali sono stati impiccati, compresi i sospetti attentatori della Army Public School, saliti al patibolo lo scorso dicembre. Nello stesso tempo, continua l'offensiva lanciata nel giugno 2014 nel distretto tribale del Nord Waziristan, dove ci sono le roccaforti dei jihadisti, tra cui quelle dei talebani del Ttp. Secondo dati dell'esercito aggiornati a dicembre 2015, oltre 2mila ribelli islamici sono stati eliminati e il 98% del territorio è stato liberato. 

Ma con la cruenta strage di domenica gli estremisti hanno dimostrato di essere in grado di colpire anche in una città come Lahore, distante dalle aree del nord ovest dominate dai fondamentalisti, scegliendo dei 'soft target', ovvero luoghi pubblici non presidiati dalla sicurezza. La polizia locale ha infatti ammesso che nonostante l'affollamento per la festività pasquale gli ingressi del parco Gulshan-i-Iqbal non erano adeguatamente protetti e che ci sono quindi state delle mancanze da parte delle forze dell'ordine.

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